DOMENICA 23 febbraio 2020
ore 15.30 (Sala Lampertico)

LA DOLCE VITA Alta Risoluzione

- DAVID DI DONATELLO 1960 PER LA MIGLIOR REGIA A FEDERICO FELLINI, PALMA D'ORO 1960 AL FESTIVAL DI CANNES PER IL MIGLIOR FILM, PREMIOFIPRESCI AL FESTIVAL DI ACAPULCO, NASTRO D'ARGENTO 1961 PER MIGLIOR SOGGETTO ORIGINALE, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA A MARCELLO MASTROIANNI E MIGLIOR SCENOGRAFIA A PIERO GHERARDI.

- OSCAR 1962 A PIERO GHERARDI PER I COSTUMI IN B/N E CANDIDATURA PER LA REGIA E PER LA SCENEGGIATURA ORIGINALE.

Regia
Federico Fellini
Genere
DRAMMATICO
Durata
180'
Anno
1960
Produzione
GIUSEPPE AMATO E ANGELO RIZZOLI PER RIAMA FILM (ROMA) - GRAY FILM - PATHE' CINEMA (PARIGI)
Cast
Marcello Mastroianni - Marcello Rubini, Anita Ekberg - Sylvie, Anouk Aimée - Maddalena, Yvonne Furneaux - Emma, Alain Cuny - Steiner, Annibale Ninchi - Padre di Marcello, Walter Santesso - Paparazzo, Valeria Ciangottini - Paola, Polidor  - Il Clown, Mino Doro - Amante di Nadia, Riccardo Garrone - Riccardo, Harriet Medin - Edna, segretaria di Sylvie, Alain Dijon - Frankie Stout, Giulio Girola - Dr. Lucenti, Nico Otzak - Ragazza a Via Veneto, Audrey McDonald - Jane, Renée Longarin  - Signora Steiner, Giulio Paradisi - Tiziano, fotografo, Enzo Cerusico - Fotografo, Enzo Doria - Fotografo, Carlo Di Maggio - Totò Scalise, produttore, Adriana Moneta - Prostituta, Sondra Dee - Ballerina di Spoleto, Enrico Glori - Ammiratore di Nadia, Gloria Jones - Gloria, Lilly Granado - Lucy, Lex Barker - Robert, Jacques Sernas - Il divo, Nadia Gray - Nadia, Massimo Busetti - Pettegolo in Via Veneto, Carlo Musto - Travestito, Laura Betti - Laura, Ida Galli (Evelyn Stewart) - Debuttante dell'anno, Magali Noël - Fanny, Cesarino Miceli Picardi - Signore al dancing, Donatella Esparmer - Signora, Maria Pia Serafini - Signora, Oscar Ghigli  - Sfruttatore, Gino Marturano - Sfruttatore, Thomas Torres - Giannelli, giornalista in ospedale, Carlo Mariotti - Infermiere, Leonardo Botta - Medico,
Francesco Luzi - Radiocronista, Francesco Consalvo - Assistente sociale, Guglielmo Leoncini - Segretario di Scalise, Sandy von Norman (Alessandro von Norman) - Interprete conf. stampa, Tiziano Cortini - Operatore del cinegiornale,Donatella Della Nora - Giornalista alla conf. stampa, Henry Thody - Giornalista alla conf. stampa, Maité Morand - Giornalista alla conf. stampa, Donato Castellaneta - Giornalista alla conf. stampa, John Francis Lane - Giornalista alla conf. stampa,Concetta Ragusa - Giornalista alla conf. stampa, François Dieudonné - Giornalista alla conf. stampa, Mario Mallamo - Giornalista alla conf. stampa,Nadia  Balabine- Giornalista alla conf. stampa, Umberto Felici - Giornalista alla conf. stampa, Fabrizio Capucci - Fotografo alla conf. stampa, Adriano Celentano - Cantante Rock, Gondrano Trucchi - Cameriere Caracalla's, Giò Stajano - Pierone,Archie Savage - Ballerino, Paolo Labia - Cameriere a casa di Maddalena, Giacomo Gabrielli - Padre di Maddalena, Gianfranco Mingozzi- Pretino in casa Steiner, Alfredo Rizzo - Regista Tv, Alex Messoyedoff - Prete del miracolo, Rina Franchetti - Madre dei miracolati, Aurelio Nardi- Zio dei miracolati, Marianna Leibl - Signora Emma, Nello Meniconi - Litigante a Via Veneto, Vittorio Manfrino - Direttore tabarin, Vadim Wolkowsky - Principe Mascalchi, Giulio Questi - don Giulio Mascalchi, Eugenio Ruspoli di Poggio Suasa - don Eugenio Mascalchi,Leonida Repaci - Invitato in casa Steiner, Anna Salvatore - Invitata in casa Steiner, Doris Pignatelli - Signora con il mantello bianco, Franco Rossellini- Il bel cavallerizzo,Maria Marigliano - Massimilla, Cristina Paolozzi - Ragazza che ride, Elisabetta Cini - Duchessa dormiente, Carlo Kechler - Signore con orologio, Brunoro Serego Alighieri - Ragazzo col visone, Giuliana Lojodice - Cameriera in casa Steiner, Tito Buozzo - Tito, bruto muscoloso, Daniela Calvino - Daniela, Renato Mambor - Giovanotto alto,
Lucia Vasilicò - Ragazzina che si confessa, Giulio Citti - Uomo al Night, Angela Giavalisco - Donna all'aeroporto, Romolo Giordani - Uomo al castello, Maurizio Guelfi - Giornalista, April Hennessy - Donna in Via Veneto, Gloria Hendy - Donna in Via Veneto, Nina Hohenlohe - Donna al Castello, Francesco Lori - Uomo nella sequenza del miracolo, Mara Mazzanti - Donna all'aeroporto, Desmond O'Grady - Ospite di Steiner,

 

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Nato a RIMINI il 20 Gennaio 1920
Morto a ROMA il 31 Ottobre 1993
Suo padre, Urbano, era emiliano, mentre sua madre era nativa di Roma. Ha un fratello, Riccardo, nato nel 1921 e una sorella, Maddalena. La sua fanciullezza è avvolta in un velo di mistero e di leggenda: dall'epoca della sua fuga di casa all'età di sette anni per raggiungere il famoso clown Pierino, al suo unirsi ad una compagnia di artisti di varietà, e a una infinità di altri episodi suggestivi tra la realtà e la fantasia. Dopo l'esame di maturità, nell'estate del 1938, si trasferì nella Capitale. Iniziò la sua attività di giornalista pubblicando disegni ed elzevirini tra il comico e il sentimentale sul giornale "Marc'Aurelio" e scrivendo scenette per la radio e per il comico Macario. Nel 1943 incontrò e sposò Giulietta Masina. Quando gli alleati entrarono a Roma, aprì un negozio di vendita per le sue caricature, e fu così che Roberto Rossellini ebbe l'opportunità di incontrarlo e di richiedere la sua collaborazione per la sceneggiatura di "Roma, città aperta". Scrisse inoltre la sceneggiatura di "Europa '51"sempre per Rossellini, e per molti altri registi, quali Pietro Germi ("In nome della legge" e "Il cammino della speranza") e Lattuada, con cui diresse "Luci del varietà" nel 1950, riportando sullo schermo il periodo della sua giovinezza, quando si accompagnava ad un gruppo di artisti di varietà. Debuttò nella regia nel 1952 con "Lo sceicco bianco", presentato al Festival di Venezia lo stesso anno. Come era nelle previsioni il film fu un totale insuccesso di critica e di pubblico. Nonostante ciò Fellini mise in programma il suo secondo film "I vitelloni", che l'anno successivo vinse il Leone d'Oro al Festival di Venezia. La pellicola riscosse un grandioso successo e il giovane regista fu addirittura sommerso dalle offerte; ma come aveva ignorato le critiche aspre del primo film, ignorò anche le lodi del secondo e si accinse a preparare nel 1954 il suo nuovo film "La strada", la meravigliosa favola tra il rude Zampanò (Anthony Quinn) e la dolce Gelsomina (Giulietta Masina), con cui vinse un primo Premio Oscar per il miglior film straniero nel 1956 (il secondo lo vinse nel 1957 con "Le notti di Cabiria" e un terzo nel 1963 con "Otto e mezzo"). Nel 1955 girò "Il bidone" con l'attore americano Broderick Crawford e nel 1956 "Le notti di Cabiria", presentato nel 1957, che narra le vicende della vita di una prostituta, ambientato nella squallida periferia di Roma, interpretato magistralmente da Giulietta Masina. Ma fu nel 1960 che il regista ricevette il più ambito riconoscimento in tutto il mondo con il film "La dolce vita". Nel 1963 fu la volta di "Otto e mezzo", interpretato da Marcello Mastroianni in cui si dice abbia riportato sullo schermo il personaggio di se stesso. Il titolo stava ad indicare che questo era l'ottavo film e mezzo che il grande regista aveva creato. Bisogna includere l'episodio "Le tentazioni del Dottor. Antonio", inserito nel film "Boccaccio '70 "per raggiungere il totale di nove pellicole. Nel 1965 fu la volta di "Giulietta degli spiriti" cui seguì un episodio intitolato "Toby Dammit" nel film "Tre passi nel delirio", "Fellini-Satyricon " nel 1969, "I clowns", un film documentario realizzato per la televisione italiana nel 1970, "Roma" (1972), un fantastico e appassionato omaggio del regista alla tanto amata Città Eterna. Nel 1973 dedicò ai ricordi d'infanzia, e alla città di Rimini, uno dei suoi capolavori, "Amarcord", che in riminese vuol dire "Mi ricordo". Il film gli fece guadagnare il quarto Oscar. Nel 1976 diresse un funereo film intitolato "Il Casanova di Federico Fellini". Nel 1979 tornò a lavorare per la Tv con "Prova d'orchestra", un'opera molto stimolante dal punto di vista politico, e in qualche modo anticipatrice della crisi degli anni Novanta. Nel 1980 Fellini diresse "La città delle donne" e nel 1983 "E la nave va!". Nel 1985, con "Ginger e Fred", mise alla berlina il mondo delle Tv commerciali. Dopo "Intervista" (1987), diresse il suo ultimo film, "La voce della Luna", ricco di spunti di meditazione sulla dimensione spirituale della vita. Per tre anni fu dimenticato dalla macchina traballante del cinema italiano e dalla distrazione dei produttori pubblici e privati. Nel 1992 ricevette a Hollywood il suo quinto Oscar, alla carriera. Quando morì, il 31 ottobre 1993, aveva in animo di realizzare un film sulla figura dell'attore: forse con Mastroianni, forse con Villaggio. Tra i progetti incompiuti, "Il viaggio di G. Mastorna". (Sergio Trasatti) RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA "'Con Fellini se ne va tutta un'era'. Il mondo della cultura sa che con Fellini scompare un'intera era della storia dell'Italia e dell'Europa che lo stesso Fellini ha ritratto in film quali 'La strada', 'La dolce vita', '8 e ½', 'Amarcord' e 'La nave va'. (...) E' morto l'uomo che ha inventato l'Italia. Con lui scompare tutta un'epoca e un modo di fare il cinema. Con i suoi cinque Oscar Federico Fellini è probabilmente non solo il regista ma l'intellettuale e la figura umana più conosciuta, amata e rispettata in tutto il mondo". ('El Pais' - Madrid - 1 novembre 1993) "'Fellini, la fiera dell'immaginario'. Se con il tempo la sua criniera si è sfoltita ai mille venti favorevoli e contrari delle sue passioni il leone è rimasto giovane (...). Colui che ha scritto a lettere d'oro la favolosa leggenda del cinema italiano. Ma sempre la sua giovinezza lo ha ossessionato e così lui ricorreva senza tregua a reminiscenze affascinanti: il collegio religioso dei suoi primi anni, l'harem dove avrebbe voluto riunire tutte le sue donne, reali o immaginarie". ('Le Figaro' - Parigi - 1 novembre 1993) "Ciao Federico nessun altro regista ha saputo mettere sullo schermo se stesso e la propria visione del mondo più di Fellini (...). le sue perle venivano veramente da quella preziosa ostrica che egli era (...). Il mondo di Fellini raramente era realistico. Ma i suoi melodrammi e fantasie, con la loro galleria di particolari aspri e di racconti, a volte senza una struttura, erano uno scenario onorico straordinariamente potente, come se per lui fossero più reali di qualsiasi verità mondana. Mescolava l'immaginario delle gente come pochi e lo faceva con un tale amore e maestria spesso sorprendenti". ('The Guardian' - Londra - 1 novembre 1993) "La gioia del circo e la Grande Arte Come Orson Welles, forse suo unico eguale nel cinema occidentale, Fellini credeva che i film fossero lo strumento del mago dove anche la palese conoscenza del trucco faceva parte dell'incanto. Passò gran parte della sua carriera artistica cercando di rimuovere le barriere che ci sono tra un'arte e l'altra. Perché per lui il cinema non era semplicemente cinema; era teatro, vaudeville, opera, circo e fiera. Il suo gusto estetico è stato a volte discusso ma mai la misura o l'immensità della sua voglia estetica. E' stato, senz'altro, uno dei pochi registi dell'Europa post-bellica in grado di fare dei film secondo i propri schemi e raggiungere una vasta popolarità dall'una all'altra sponda dell'Atlantico". ('Financial Times', 1 novembre 1993) "'La vetta dell'arte moderna'. Fellini, uno dei pochi che hanno fatto del cinema una parte dell'arte moderna; il solo la cui immensa opera può essere messa sullo stesso piano di quella di Picasso e di Stravinski (...). ''La strada', 'La dolce vita', 'Amarcord', 'Satyricon', 'Casanova', 'Prova d'orchestra', 'La città della donne', 'E la nave va' sono film che gettano uno sguardo magicamente immaginativo e, allo stesso tempo, terribilmente lucido sul mondo moderno, sulla sua grottesca sessualità, il suo abbrutimento, il suo esibizionismo (...). I film di Fellini sono il punto più alto dell'arte moderna". (Milan Kundera, 'Le Nouvel Observateur' - Parigi - 1 novembre 1993) "Questo personaggio rotondo, massiccio, che si trasformava in mago per non distrarre i suoi ammiratori, riusciva ad esprimere la sua verità sul grande schermo, ritornando senza sosta alla nostalgia della sua infanzia e dell'innocenza perduta, alla sua rappresentazione nevrotica e brillante della donna idealizzata - madre e sposa - e della donna nevrotica, femmina dalle forme mostruose o puttana affamata, di un uomo continuamente spinto alla conquista amorosa che scopre il suo vuoto esistenziale... Il suo stile rigoglioso, delirante, monumentale è stato quello di un poeta che non ha mai smesso di sognare e di rapportarsi con il mondo e con se stesso". ('Le Monde' - Parigi - 1 novembre 1993) "I suoi film sono cosparsi di arteficio, maschere, travestimenti e personaggi del circo, di volti impressionati, di rococò e bizzarro, il prisma attraverso cui guardava la sua vita... e il mondo che ci presentava. Un luogo la cui immensità spettacolare, artificialmente costruita in studio, ci faceva vedere la verità interiore di ciò che si pensa debba essere esteriormente il mondo reale che è in effetti un circo. L'idea di tutti i film di Fellini è nata nella mente del Maestro, nelle sue memorie, nei sogni, nelle fantasie e nelle favole". ('Herald Tribune' 1 novembre 1993)

 

 

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