GIOVEDì 26 ore 16.30 - 18.30 (Sala Lampertico) - VENERDì 27 ore 16.30 - 18.30 - 20.30 (Sala Lampertico)

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Regia
Lola Doillon
Genere
DRAMMATICO
Durata
94
Anno
2016
Cast

Léonie Souchaud (Fanny), Fantine Harduin (Erika), Juliane Lepoureau (Georgette), Ryan Brodie (Victor), Anaïs Meiringer (Diane), Lou Lambrecht (Rachel), Igor van Dessel (Maurice), Malonn Lévana (Marie), Lucien Khoury (Jacques), Cécile de France (Madame Forman), Stéphane de Groodt (Jean)

Trama

Ispirato alla storia vera di Fanny Ben-Ami che a 13 anni, insieme alle sue sorelle, viene lasciata dai genitori in una delle colonie francesi destinate a proteggere i minori dai rischi della Seconda Guerra Mondiale. Lì, le bambine conoscono altri coetanei con cui sono costrette alla fuga, quando si intensificano e inaspriscono i rastrellamenti da parte dei nazisti. Questi bambini dovranno fare appello a tutta la loro forza interiore e al loro coraggio per affrontare pericoli e peripezie nel tentativo di raggiungere il confine svizzero e salvarsi. Dovranno fare i conti con la fame, con il freddo, con l'odio dei nemici, ma incontreranno talvolta persone disposte a proteggerli anche a rischio della propria vita. Anche nelle difficoltà più ardue e nella paura riusciranno però a conservare il loro essere bambini, imparando a essere indipendenti e scoprendo il valore della solidarietà e dell'amicizia.

Critica

Lola Doillon ha portato sullo schermo la vicenda reale di Fanny Ben-Ami narrata nel suo romanzo autobiografico. Oggi la donna ottantaseienne vive a Tel Aviv dove la regista l'ha incontrata. Ne è nato un film che ha una doppia valenza. È infatti in grado di parlare ai più giovani portandoli a conoscenza di una vicenda che va conosciuta perché, come afferma la stessa Fanny oggi. "Desidero che il mio messaggio venga compreso, affinché alcune cose non si ripetano. Viviamo in un'epoca molto fragile, da ogni parte si levano voci che ricordano moltissimo quelle che si sentivano allora. Questo è molto pericoloso, anche per coloro che non sono ebrei. Perché dopo gli ebrei, andranno in cerca di altri bersagli". Nella Confederazione Elvetica ci sono ancora oggi testimoni e attori reali di quanto accadde. Assistere a un on the road che ha le radici nel reale in cui è una bambina che cerca di portare in salvo altri bambini può indurre i giovani spettatori a riflettere non solo sul passato ma anche a guardare a se stessi e a chiedersi se l'indifferenza verso il prossimo sia, come sembrerebbe l'imperativo contemporaneo, l'unica via possibile per sentirsi sicuri. Agli adulti ricorda non solo una fase della storia contemporanea e un evento non ancora raccontato sul grande schermo ma va oltre. Perché ci dice che allora quella bandiera con la croce bianca svettante su un fondo rosso non era solo un vessillo che rappresentava un'appartenenza nazionale ma anche un simbolo di accoglienza per chi cercava scampo da una morte certa. In un periodo in cui tante (troppe) bandiere stanno diventando segnali di esclusione acritica e indiscriminata si tratta di un memento che merita una riflessione.
Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, gennaio 2017

Se il bambino del Guido Orefice di Roberto Benigni ne La vita è bella non aveva respirato l’orrore del campo di concentramento, trovandosi tuttavia nel bel mezzo di un gioco molto complicato giocato da signori in uniforme e dalla parlata incomprensibile e ostile, i nove ragazzini de Il viaggio di Fanny la guerra e la deportazione degli ebrei in qualche modo la capiscono (chi più e chi meno), e la sopportano con dignità, come piccoli guerrieri chiamati a impugnare armi non di plastica ma di acciaio o bronzo fuori dalla loro cameretta o dal giardino di casa. Victor, Erika, Georgette, Fanny, eccetera sanno addirittura che il Nazismo è un male e che i "crucchi" sono cattivi come gli orchi e le streghe delle favole. Hanno imparato, infine, che ancor più dei piedi, martoriati da scarpe rotte e camminate interminabili, a fare male e a provocare scoramento e lacrimoni è l’abbandono da parte di mamma e papà, che scrivono poco o non scrivono più, e che hanno preso il treno per andare andare in un posto sconosciuto. La vicenda di questi personaggi, toccante e necessaria, è una storia di infanzia negata, rubata e perseguitata, ed è il gancio narrativo a cui Lola Doillon ha appeso il suo talento registico per frugare ancora una volta anime acerbe con leggerezza rohmeriana, empatia e sensibilità primitive, e per aggiungere la sua personalissima voce al coro che ha cantato e (fortunatamente ancora canta) la Shoah. Non c'è però nessun accademismo e nessun intento pedagogico nella sua versione più da guerrilla e quasi tutta "scappa e fuggi" della rocambolesca vera avventura di Fanny Ben-Ami, che dalla Francia occupata riuscì miracolosamente ad arrivare in Svizzera alla guida di un combattivo plotone di piccolini. E questo per due precise ragioni. La prima è che Il viaggio di Fanny funziona come un thriller, come il miglior thriller, anzi, dove dietro ogni angolo si celano una minaccia, il tradimento di un compagno, una mossa falsa, il pericolo di morte. Il ritmo infatti è serrato e il candore infantile, così come come la scarsa resistenza fisica di chi ha solo 4 o 5 anni, ben si adattano al genere, perchè hanno l’effetto di moltiplicare la tensione, incollando lo spettatore allo schermo proprio come succedeva con Il fuggitivo o con qualche vecchio buon film di guerra. Certo, siccome in prima linea non ci sono né Harrison Ford, né Liam Neeson né Vin Diesel, ogni tanto non manca qualche concessione alla facile commozione (con una lettera che vola come una farfalla, per esempio), ma più spesso l'azione e la poesia, il coraggio e l'innocenza, l'infinita bellezza di un paesaggio e la crudeltà dei villain o di una maturità piombata addosso sono in perfetto equilibrio. E poi, ed eccoci alla seconda ragione e al motivo per cui il film è attraversato da pause liriche e non è mai troppo sconvolgente - alla Doillon interessa parlare in particolare ai bambini. Per questo segue un andamento narrativo classico, sceglie di non "appoggiarsi" a grandi volti noti (con l'eccezione di Cécile de France) e ha impiegato mesi nella ricerca della giovane protagonista femminile, trovata nella brava ed espressiva Léonie Souchaud. La Fanny da lei impersonata si impone come la pre-adolescente che forse tutti eravamo o avremmo voluto essere, ed è solo una delle donne forti di quello che probabilmente a nessuno potrà sembrare un feel good movie, nemmeno al pubblico giovanissimo che lo vedrà come una favola un po' movimentata. Perché è di ferocia umana che parliamo, di inaudita ferocia, anche nei confronti delle creature più innocenti, che colmano con la loro grazia un buio vuoto di senso.
L’impressione generale, nonostante l’happy ending, è insomma che, anche se ci sarà sempre qualcuno pronto ad accogliere le persone scomode in cerca di salvezza, non mancheranno nel futuro dell’umanità persecuzioni, cacciate, intolleranza, ingiuste separazioni. Questo viene in mente a chi guarda la ragazzina dal vestito rosso che attraversa le alpi: una possibilità di salvezza e di apertura, ma anche un mondo adulto di cui non sempre ci si deve fidare fino in fondo.
Carola Proto, Comingsoon.it, 23 gennaio 2017

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Fanny Ben-Ami – (libro) Sceneggiatura: Anne Peyrègne, Lola Doillon Fotografia: Pierre Cottereau Musiche: Sylvain Favre-Bulle, Gisèle Gérard-Tolini – (collaborazione) Montaggio: Valérie Deseine Scenografia: Pierre-François Limbosch Costumi: Isabelle Pannetier Tratto da: libro autobiografico "Le journal de Fanny" di Fanny Ben-Ami Produzione: ORIGAMI FILMS, BEE FILMS, DAVIS FILMS, SCOPE PICTURES, FRANCE 2 CINÉMA, RHÔNE-ALPES CINÉMA, CE QUI ME MEUT

Nazione
BELGIO, FRANCIA 2015
Distribuzione
LUCKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT (2017)
Titolo originale
Le voyage de Fanny

Lola ha cominciato molto presto a lavorare nel cinema, prima come assistente operatore e poi come assistente al montaggio per i film di Patrice Chéreau, Jean - Pierre Mocky, François Dupeyron. È stata poi direttrice casting dei film di Jacques Doillon e Michaël Haneke, in particolare, poi ancora assistente alla regia per Jacques Doillon, Cédric Klapisch e Benoit Graffin. Ha poi girato tre cortometraggi, tra i quali uno (MAJORETTES) selezionato dalla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes.Lola ha realizzato il suo primo lungometraggio ET TOI T’ES SUR QUI ?, in concorso al Certain regard del Festival di Cannes nel 2007. Per il suo secondo lungometraggio, CONTRE TOI, Lola ha diretto Kristin Scott Thomas e Pio Marmaï. IL VIAGGIO DI FANNY è il suo terzo film.

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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