Da LUNEDì 2 a DOMENICA 8 ore 16.30 (Sala Lampertico)

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Regia
Jean-François Laguionie
Genere
Animazione
Durata
75
Anno
2016

Trama

Alla fine dell'estate, l'ultimo treno della stagione parte dalla località balneare di Biligen, lasciando dietro di sé Louise, una tenera vecchina. La città è ormai deserta e Louise si trova completamente sola, fatta eccezione per un cane parlante. In un contesto che si fa sempre più surreale, Louise torna a rivivere la sua infanzia e i momenti più significativi della sua vita, rileggendoli con occhi nuovi.

Critica

Ci sono significativi rimandi tra questo Le stagioni di Louise di Jean-François Laguionie e il suo esordio del 1965 premiato a Cannes, il cortometraggio Le demoiselle et le violoncelliste. Classe 1939, l'autore francese riflette sulla vecchiaia tornando in riva al mare, con una dose infinitamente minore d'ingenuità, ma affidando ancora a quell'atmosfera la necessaria capacità di slegare la nostra immaginazione. Per trovare noi stessi e il nostro senso nella sospensione del reale.

Il regista dimostra ancora di sapersi destreggiare tra estetica e produzione: cinquant'anni fa creò il corto con il decoupage (sagome di carta ritagliate) e cinque anni fa ha spinto i personaggi di La tela animata attraverso le tecniche pittoriche. In Le stagioni di Louise crea un tableau ispirato a paesaggisti francesi (cita Auburtin e Rivière), mentre Louise stessa è un cadenzato modello in CGI incorniciato da linee gentili, e i bagnanti sono animati a mano in classico 2D. Il team della JPL Films ha omogeneizzato il tutto con eleganza. Senza nulla togliere allo sforzo estetico, le qualità più significative del lungometraggio sono altrove.

La sparizione totale degli altri esseri umani prende spunto dalla sensazione che ogni località balneare trasmette sul serio fuori stagione: Laguionie usa magistralmente il disegno animato per rendere plausibile in automatico l'interpretazione letterale di questa suggestione. La finezza sta nel non calcare la mano sulle metafore: si suggerisce che Louise soffra di amnesìe e straniamenti, ciononostante la donna è il nostro unico tramite col mondo che si articola sotto i nostri occhi, quindi dobbiamo lasciare la razionalità fuori dalla porta. La "poesia" di Le stagioni di Louise, nel senso tecnico e non abusato del termine, è in questa assenza di certezze.

La vecchiaia rallenta il tempo o ne annulla il senso: nella stazione c'è un orologio senza lancette, in casa di Louise un orologio a muro segna sempre la stessa ora. Non sono però dettagli univocamente macabri: Laguionie sa creare un senso di soffocamento, ma è sempre convinto che in questo vuoto si celi il dono dell'introspezione e della libertà, e che solo una personalità forte come Louise possa sfruttarlo da ogni punto di vista, senza soccombervi. Non per nulla a un certo punto della vicenda Louise decide di non lasciarsi più dominare dai fantasmi del passato, un gesto eroico che dovremmo tesaurizzare, quando la malattia del nostalgismo a volte piaga la nostra capacità di vivere il presente (per terrore del futuro). In una sequenza onirica un personaggio la difende: "Forse non ricorda solo perché è stata una persona felice". Sottraendosi suo malgrado alla routine e agli standard della massa, Louise trova il tempo di pensarsi come individuo, di confrontarsi con la sussistenza, con i cicli naturali, col passato e con una concezione del tempo alternativa. Un percorso incantevole che Laguionie gestisce bene in sceneggiatura, tranne quando, nella parte centrale, cede brevemente alla tentazione di un leggero cambio di registro, affidando al dialogo didascalico ciò che sarebbe già così ben veicolato dal suono e dall'immagine. Peccato veniale. Viene citato Robinson Crusoe, e fa riflettere che nel XXI secolo per Laguionie dopo una tempesta ci si ritrovi ancora su isole disabitate, da esplorare coi propri mezzi. Ma sono le isole della nostra identità, sperdute nell'oceano dell'omologazione.

Domenico Misciagna, Comingsoon.it, 9 dicembre 2016

In questa delicata pellicola, Jean-François Laguionie, autore di Le Château des singes (1999) e L’Île de Black Mór (2003), Le Tableau (2011), racconta in maniera sublime la vicenda di un’anziana signora alle prese con un “naufragio” accidentale in un paesino sulle coste della Normandia. Il personaggio di Louise è una donna robusta e solida, anziana ma che ancora si chiede con stupore di chi sia quella faccia – rugosa – allo specchio. Un film pittorico sulla vita e il tempo che fu, in un flusso di coscienza tra imprese quotidiane e ricordi onirici. (…) Louise en Hiver, titolo originario, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non parla della senilità, “dell’inverno della vita”. E le dimenticanze e i vuoti di memoria di Luoise non sono da imputare alla demenza ma alla pienezza di una vita vissuta senza rimpianti. Unici ricordi di Louise sono quelli negativi, a conferma che “le persone felici come Loiuse” come dichiara un corvo-avvocato in un sogno “non hanno una storia perché non hanno bisogno di ricordi”. Louise ammira i paesaggi delicati della Normandia, le albe e i tramonti ogni giorno diversi, si perde dietro le orme di un granchio e indossa leziose scarpette gialle. La sua esistenza non c’è disperazione o tristezza, bensì tanta poesia. E bellezza.

Mi è piaciuto molto questo piccolo film francese. Tutto ispira contemplazione: dalla grafica soave presa dalla pittura dei paesaggisti del XX secolo come John Francis Auburtin e Henri Rivière. Ai tratti delicati delle case e dei volti che Louise ricorda nelle fluide animazioni di Lionel Chauvin, e tutto il team del JPL Film che rendono con maestria l’idea del mare, del vento e delle onde. L’incedere lento dell’anziana e del suo fido cane, le parole sagge appuntate sul suo diario e quell’idea di libertà in un’estate che sembra non finisca mai.

Francesca Braghetta, Intrattenimento.eu, dicembre 8, 2016

Di certo lontano dai classici film di animazione, il lavoro di Jean-François Laguionie può catturare il reale interesse solo di quella fetta di pubblico in grado di apprezzare con facilità le intricate chiavi di un cinema silenzioso ed introspettivo, arte dalla fruibilità poco digeribile, ma del quale si possono ammirare le sottili evanescenze interne.

Il film si permea dell’atmosfera di completa emarginazione che circonda il lungo anno della superstite Louise e ne descrive appieno, con un semplice seppur marcato tratto utile a delinearne i contorni, quella solitudine che si fa infine placida pace e continua a persiste nonostante il ritorno del sole estivo e del nuovo, prevedibile arrivo delle famiglie vacanziere sulle spiagge.

Martina Barone, Cinematographe.it, 15 ottobre 2016

Laguionie sposa un registro surreale per mostrarci la determinazione di quest’anziana donna che, trovatasi sola, dopo il primo sconforto, si adopera per andare avanti, arrivando a deliziarsi di questa forzata solitudine. Il regista alterna ai momenti di vita quotidiana dei veri e propri ‘tuffi nel passato’ di Louise, che avrà modo di rileggere con una nuova luce alcune esperienze dei tempi andati, della sua giovinezza: sarà un vero e proprio viaggio interiore, che le permetterà di rinascere a nuova vita.

L’espediente narrativo che permette al creativo d’oltralpe di far entrare lo spettatore nel cuore e nella mente della protagonista è il diario che Louise scrive, annottando ogni suo più piccolo pensiero. Visivamente poi “Le stagioni di Louise” è una pellicola travolgente, le tecniche all’avanguardia utilizzate per la sua realizzazione rendono la pellicola un susseguirsi di acquarelli, all’apparenza creati a mano, di immagini suggestive ed emozionanti, soprattutto quando si fondono al suono del vento e del mare, portando la mente alle affascinanti coste della Normandia. Strepitosi scenari grafici raccontano di un oceano in tempesta o di venti violenti, riuscendo a dar voce anche alle forze della natura, che la donna deve dominare per sopravvivere. Non manca inoltre al racconto quella tensione emotiva che tiene lo spettatore in ansia per la sorte dell’anziana donna, che pare abbandonata da tutti. Laguionie confeziona una bella storia, intima, delicata, dolce, intrisa di una poetica penetrante; un racconto pacato, dai tempi dilatati, che lascia spazio alla riflessione, un vero e proprio inno alla vita e alla natura che ci circonda, un atto d’amore verso il pubblico.

Seppur si preferisca la poetica del titolo originale, “Louise en Hiver”, per una volta il titolo italiano non ne stravolge il significato. A dare voce e anima a Louise nella versione italiana la bravissima Piera Degli Esposti.

Maria Grazia Bosu, Ecodelcinema.com, dicembre 2016

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Jean-François Laguionie Musiche: Pierre Kellner, Pascal Le Pennec Montaggio: Kara Blake Scenografia: Jean-François Laguionie Produzione: JPL FILMS, UNITÉ CENTRALE, IN CO-PRODUZIONE CON TCHACK, ARTE FRANCE CINÉMA



Altri titoli
Louise en hiver

Nato il 4 Ottobre 1939 a Besançon (Francia). Esordisce nel 1974 con il film "L'acteur". Nel 1978 dirige "La Traversée de l'Atlantique à la rame" (1978) e "Gwen, le livre de sable" (1984). Ha prodotto il film d'animazione "Principi e Principesse", di Michael Ocelot. Nel 2001 firma la regia di un altro film d'animazione, "Scimmie come noi".

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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