MARTEDì 23 gennaio
ore 18 - 20.30
(Sala Lampertico)

CRAC ATALANTE 28x40 web

- NEL 2018 ESCE IN SALA LA VERSIONE RESTAURATA IN 4K NEL 2017 DA GAUMONT (IN COLLABORAZIONE CON CINÉMATHÈQUE FRANÇAISE E THE FILM FOUNDATION) CON IL SUPPORTO DI CNC-CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE PRESSO I LABORATORI L'IMMAGINE RITROVATA E L'IMAGE RETROUVÉE.

DIALOGHI : JEAN VIGO, ALBERT RIERA.

Regia
Jean Vigo
Genere
COMMEDIA, DRAMMATICO
Durata
89'
Anno
1934
Produzione
ARGUI-FILMS
Cast

Michel Simon (Père Jules), Dita Parlo (Juliette), Jean Dasté (Jean), Gilles Margaritis (Venditore ambulante), Louis Lefebvre (Il ragazzo), Jacques Prévert, Pierre Prévert, Albert Riera, Gen Paul, Charles Goldblatt (Il Ladro)

Trama

Jean, giovane capitano d'un battello, l'"Atalante", si sposa con Juliette, una ragazza di campagna e la porta a vivere con sé. Ma, dopo un po', Juliette, comincia ad annoiarsi e suggestionata dai racconti del vecchio marinaio "Père Jules", decide di scappare. Ma, delusa dalla città, la ragazza torna sul battello e lì scopre che il marito geloso l'ha abbandonata. Il vecchio marinaio la riporterà da Jean.

Critica

Nei pochi anni che gli sono stati concessi (al momento delle riprese di L’Atalante era già malato di tubercolosi e sarebbe morto nel 1934, a soli ventinove anni) e in poco meno di 200 minuti di cinema rivoluzionario e poetico, Jean Vigo ha tracciato il percorso d’una stella che non si sarebbe mai spenta.
Diceva di lui François Truffaut: Vigo è “un realista e un esteta”. Quel che possiamo aggiungere oggi è che lo è stato sottraendosi alle trappole dell’una e dell’altra maniera. Il viaggio sulla chiatta dell’Atalante, con il suo sguardo febbrile e le sue amorose visioni, l’infanzia sovversiva nel collegio di Zéro de conduite, la città di Nizza esposta a uno sguardo che sotto il turbinare della festa scopre “il lavoro della carne e della morte”, ci parlano ancora con il linguaggio d’una concreta poesia. Ci parlano ancora, e sanno sollecitare l’ascolto contemporaneo, anche per la naturalezza con cui si pongono dalla parte dei più deboli, che siano bambini vessati (ma capaci di insurrezione e di vendetta) o innamorati che si smarriscono.
Ma l’amour infine vince su tutto…
(Cineteca di Bologna)

L’ATALANTE
(Francia/1934) di Jean Vigo (89’)
È il film simbolo della cinefilia: quel tuffo nel fiume e il sorriso della sposa in bianco che appare sott’acqua, visti e rivisti grazie ad Enrico Ghezzi e alla leggendaria sigla di “Fuori Orario”, sono l’immagine stessa della passione per il cinema.
Riportare L’Atalante in sala, in versione restaurata e per la prima volta nella sua “veste originaria” dopo un attento e lungo lavoro di ricerca sui diversi materiali (e sulle differenti versioni) esistenti, è quindi un’occasione d’oro per scoprire che film straordinario c’è intorno a quel tuffo: un inno poetico alla giovinezza eterna dell’amore che si gioca attorno ai tre protagonisti: il marinaio (l’indimenticabile Père Jules di Michel Simon), il capitano (interpretato da Jean Dasté) e la novella sposa (Dita Parlo, immortalata da L’Atalante, prima di La grande illusion di Jean Renoir). L’Atalante deve però la sua intramontabile magia anche ad altri “personaggi”: il paesaggio francese, il fiume, la chiatta, il viaggio, la fisarmonica e il grammofono, il desiderio e l’illusione, la Parigi immaginata e quella reale, la gelosia, l’amore perduto e ritrovato. E perché no? Anche i gatti dello svalvolato Père Jules.
Restaurato in 4K nel 2017 da Gaumont in collaborazione con Cinémathèque française e The Film Foundation con il supporto di CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée presso i laboratori L’Immagine Ritrovata e L’Image Retrouvée a partire da nitrati originali di prima generazione provenienti da BFI – National Archive, Cineteca Italiana e Cinémathèque française
(Cienteca di Bologna)

NOTE DI BERNARD EISENSCHITZ, CURATORE DEI RESTAURI

Jean Vigo, prima di morire a ventinove anni, ha girato quattro film. Un’opera per proiettare la quale basta un breve pomeriggio, e che pure si è impressa nella memoria di intere generazioni di cineasti e spettatori, nel mondo intero.
Per cui, a rigore, sembrava difficile aspettarsi grosse sorprese quando Gaumont ha intrapreso (dopo quelli realizzati nel 1990 e nel 2001) un nuovo restauro dell’unico lungometraggio di Vigo, L’Atalante (con la collaborazione della Cinémathèque française e della Film Foundation), e degli altri tre film. Ma non si erano tenuti nel debito conto, a distanza di diciassette anni (data del precedente restauro), lo sviluppo degli scambi tra archivi e le nuove potenzialità della ricerca e della tecnica. I nuovi mezzi, insieme al lavoro su documenti ritrovati negli archivi di Luce Vigo – scomparsa il febbraio scorso, proprio quando stava iniziando a prender forma questo progetto – e di molte cineteche, hanno consentito di conoscere meglio il metodo di lavoro di Vigo e i suoi film così come li aveva portati a termine.
Il confronto tra le sei copie anteriori al 1940 di L’Atalante e di Le Chaland qui passe (la versione con il sonoro mutilato e rimontato per l’uscita in Francia) ha confermato che la copia del British Film Institute era la princeps del vero Atalante, proiettato a Londra nell’autunno 1934.
Molti spettatori erano rimasti colpiti dalla bellezza degli elementi che erano stati integrati nei restauri anteriori (1950, 1990). Queste interpolazioni, che sono parte di un insieme di scarti [rushes et chutes] acquisito dalla Cinémathèque française alla fine degli anni Quaranta, non trovano più posto nel film L’Atalante propriamente detto, ma andavano comunque messe a disposizione dello spettatore, insieme al film ristabilito nella sua “purezza originaria” (Henri Langlois); nel girato infatti si può leggere la storia di una lavorazione ad alto rischio, nonché il metodo di un cineasta ispirato e padrone dei propri mezzi.
Un’altra sorpresa: si è scoperto che la copia di Zéro de conduite della Cineteca Italiana di Milano, inviata da Henri Langlois a Luigi Comencini nel 1947, aveva un metraggio superiore a quello della copia conosciuta, uscita nel 1945. Si tratta, infatti, di due montaggi differenti, entrambi datati 1933. La copia di Milano presenta (ancora) le didascalie esplicative scritte da Vigo; e vi figurano parecchie inquadrature ‘censurabili’, poi attenuate o eliminate nella versione conosciuta; mentre una sequenza ricompare nella sua versione completa. Si è deciso di dare la preferenza a questa versione, restaurando comunque entrambi i montaggi, con un ritorno, per la prima volta, al negativo originale.
Ultima ricomparsa: quella delle undici bobine di materiali (immagine e sonoro) dello stesso Zéro de conduite, depositate da Gaumont presso Les Archives du film français, tra le quali nove minuti di inquadrature e di riprese scartate, all’interno delle quali si può scorgere il giovane Vigo.

"Da questa storia d'amore, Vigo ha tratto un poema ora tutto realistico ora quasi magico in cui quelli che contano sono soprattutto le immagini, con i ritmi cui si affidano e i personaggi al centro con le dimensioni ora dolorose ora distese che assumono." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')

"Colmo di simboli per suscitare un'atmosfera anche percorsa di fremiti erotici, abitato da personaggi straordinariamente espressivi, il film cuce l'aneddoto sentimentale e il rapido affresco sociale." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero')

Trailer


Altre informazioni



Nazione
FRANCIA
Altri titoli
L'Atalante - Le chaland qui passe

 

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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