SABATO 13 e DOMENICA 14 gennaio 2018
ore 18 - 20.30
(Sala Lampertico)

LOCANDINA CORPO E ANIMA

Regia
Ildikó Enyedi
Genere
DRAMMATICO, ROMANTICO
Durata
116'
Anno
2017
Produzione
INFORG, M&M FILM KFT
Cast

Géza Morcsányi (Endre), Alexandra Borbély (Mária), Réka Tenki (Klára), Zoltán Schneider (Jenó), Ervin Nagy (Sándor), Itala Békés (Zsóka), donna delle pulizie, Tamás Jordán (Psicologo di Mária), Éva Bata (Moglie di Jenó), Zsuzsanna Járó (Zsuzsa), Pál Mácsai (Detective), Vince Zrinyi Gál (Béla), Júlia Nyakó (Rózsi), Nóra Rainer-Micsinyei (Sári)

Trama

Endre, direttore amministrativo di un mattatoio industriale, è sospettoso nei confronti di Mária, nuova responsabile del controllo qualità inviata dalle autorità. Endre pensa che Mária sia eccessivamente formale e troppo concentrata su se stessa. E trova anche che sia troppo severa nel valutare la qualità delle carni. Semplicemente, Mária applica sul lavoro lo stesso ordine che utilizza nella gestione della sua vita. Nel corso di colloqui di routine, una psicologa scopre che Mária ed Endre condividono lo stesso ricorrente sogno. Introversi, non sanno che cosa significhi e si sentono a disagio. Il giorno successivo verificano un'altra volta: hanno fatto ancora lo stesso identico sogno. Diventa così chiaro che Mária ed Endre si incontrano ogni notte in un territorio comune: una foresta innevata, calma, dove sono due leggiadri cervi che si amano. Esitando, Mária ed Endre accettano quella strana coincidenza. Non possono ignorare l'intimità che li lega così facilmente nei loro sogni. Per due persone in apparenza del tutto estranee all'amore non è semplice ricreare nell'ampia luce del giorno la relazione armoniosa delle loro notti solitarie...

Critica

Con bella sensibilità e una discreta dose di ironia la regista Ildikó Enyedi segue il percorso di «apprendimento» di lei e l'abbandono della solitudine di lui con minuziosa precisione (da entomologo si potrebbe dire) e con una messa in scena precisa e ordinata, che trova nei due protagonisti Alexandra Borbély e Morcsányi Géza i perfetti interpreti di questa avarizia di sé e dei propri sentimenti che sembra la vera malattia di questi anni. A fare come da contrappeso al grigiore quotidiano e all'inevitabile crudeltà del luogo di lavoro (anche se meccanicizzati i macelli mantengono una carica di violenza e di disgusto inestirpabile) ecco il fascino impalpabile dei sogni, con la bellezza e la delicatezza di un mondo fatato e puro, dove l'armonia del regno animale si lega all'incanto della natura.
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 febbraio 2017

(...) Enyedi ritrova almeno un po' quel tocco da favola del suo primo film, l'unione misteriosa che può accadere tra due esseri umani, anche sconosciuti, forse legati da un filo misterioso, da un'affinità che è quella della solitudine, di un sentimento che li allontana dal mondo. In fondo 'On Body and Soul' è una storia d'amore che non segue le traiettorie (narrative) abituali, due si incontrano, si piacciono, si studiano poi si baciano e fanno l'amore anche se l'attrazione a distanza tra i due protagonisti è densa di erotismo e sensualità. E' il mistero di uno sguardo obliquo, la palpitazione impossibile, la sorpresa spaventosa e insieme magica di scoprire qualcuno che vive nel tuo stesso sogno, anche se impossibile, anche se doloroso. (...) Dalle prime sequenze, piuttosto dure che restituiscono il ciclo della macellazione degli animali si arriva agli interni geometrici, senza sbavature dove vivono i due personaggi, così simili alle loro teste: corpi e anime, i movimenti si specchiano nelle geometrie dei luoghi, nella condizione del loro quotidiano. Si possono probabilmente leggere molte cose in questo film, non sempre riuscito nella sua ambizione, e nel controllo delle scelte narrative e di regia, la metafora dei nostri tempi, l'isolamento, l'impossibile empatia (quasi post-antonioniana ma certo Antonioni mai avrebbe messo piede in un macello). lo preferisco vederci una strana storia d'amore, punteggiata di gesti goffi, di una tenerezza che sembra impossibile tra le stanze piene di sangue degli animali ogni giorno, del bisogno di credere che uscire dalle proprie nevrotiche paure - degli altri, del mondo, di amare, di stare male - è possibile. Forse non accade ma ci si può provare, fino a sembrare fuori di testa. Può sembrare contorto come tutto ciò che non si riconosce, sospensione del reale per la sua essenza, un paesaggio indistinto che appartiene al vissuto. Un po' come i film della regista che si avventurano su territori eccentrici, compiendo detour anche rischiosi.
Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 11 febbraio 2017

(...) una storia d'amore insolita ambientata nel mondo di tutti i giorni, basata soprattutto sul dualismo di sonno e veglia, mente e materia.
´L'Unità´, 19 febbraio 2017

Solo la sensibilità di una regista come Ildikó Enyedi poteva portare sullo schermo una vicenda come questa senza cadere da un lato nel romanticismo più vieto e dall'altro in un onirismo divorante la realtà del quotidiano.
Il mondo animale fa da contrappunto a questa vicenda di esseri umani. Da un lato i due cervi collocati nell'incanto di un bosco innevato e dall'altro i corpi dei bovini macellati mostrati con abbondanza di particolari. È tra questi due poli che i due protagonisti tentano, passo dopo passo, un complesso avvicinamento.
Entrambi sono deprivati di qualcosa: lui ha il braccio sinistro paralizzato, lei ha congelato tutto quanto riguarda la relazione con gli altri bloccandosi a uno stadio infantile (va ancora da uno psicologo per minori). Mentre i sogni restano comuni le sensazioni e le parole si sforzano di trovare una sintonia che si rivela difficile da conseguire. Perché tutti vogliamo che gli altri ci vedano come vorremmo e non come siamo di fatto e, quando decidiamo di accettare la realtà, i parametri debbono necessariamente collocarsi su un livello diverso. Occorre comprendere l'altro e farsi comprendere. Il problema che Enyedi si pone affronta però anche, come faceva Louis Malle in Les Amants , un'ulteriore problematica. È bene che i sogni (leggi: i desideri) si traducano in realtà? La regista ha una sua idea in proposito e non la nasconde anche se poi la risposta finale viene lasciata allo spettatore.
Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, 10 febbraio 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Ildikó Enyedi
Fotografia: Máté Herbai
Musiche: Ádám Balázs
Montaggio: Károly Szalai
Scenografia: Imola Láng
Costumi: Judit Sinkovics
Effetti: Balázs Novák, Béla Klingl



Nazione
UNGHERIA
Distribuzione
MOVIES INSPIRED
Titolo originale
Testrol és lélekrol
Altri titoli
On Body and Soul

 

Nata a BUDAPEST il 15 novembre 1955 ha iniziato la sua carriera come concept e media artist prima di passare alla realizzazione di cortometraggi e lungometraggi, con cui ha ottenuto numerosi premi internazionali. Il suo film "Il mio XX secolo" (1988) è stato scelto come uno dei migliori dodici film ungherese di tutti i tempi. Nel 1992 ha fatto parte della Giuria Internazionale della Berlinale. Lontano dal set, Ildikó Enyedi insegna Cinema presso la SZFE, l'Università di Cinema e Teatro di Budapest. E' inoltre tra i fondatori della European Cross Media Academy e della European Film Academy. Nel 2016 vince l'Orso d'ore del 67mo festival di Berlino con il film "Teströl és Lélekröl".

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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