MERCOLEDì 15 novembre
ore 16 - 18.30 - 21
(Sala Lampertico)

THE PARIS OPERA modificato1 per web 30X45

Regia
Jean-Stéphane Bron
Genere
DOCUMENTARIO
Produzione
Philippe Martin - David Thion

Trama

Autunno del 2015. All’Opéra di Parigi, Stéphane Lissner sta ultimando i preparativi per la sua prima conferenza stampa come direttore artistico, in cui presenterà la nuova stagione. Ma l’annuncio di uno sciopero e l’aggiunta al cast di un interprete inaspettato (un toro!) complicheranno la situazione. Contemporaneamente, il destino di un giovane cantante russo che frequenta l’Accademia dell’Opera incrocia la strada di una delle piu  grandi voci della sua epoca. Il regista Jean-Stéphane Bron racconta la vita dietro le quinte dell’Opera di Parigi seguendo le vicende di una delle sue stagioni piu  complesse di sempre, mettendo cosı  in scena l’infinita commedia – non priva talvolta di tinte tragiche – delle vicende umane.

Critica

Sondare il cuore dell'Opéra di Paris, vedere e ascoltare il formidabile lavoro di quelli che operano in questa prestigiosa istituzione è il motore del raffinato documentario di Jean-Stéphane Bron. Documentario in perfetta osmosi col suo soggetto. Nel celebre monumento parigino si era già accomodato Frederick Wiseman, focalizzandosi fin dal titolo sul balletto (La Danse - Le Ballet de l'Opéra de Paris). The Paris Opera evoca il balletto ma privilegia la produzione lirica.
La musica (Mozart, Berlioz, Verdi, Ligeti e ancora) gioca un ruolo essenziale, prendendosi in carico la dinamica d'ensemble. Piano o forte, offre un dialogo costante con le immagini. L'intero film è composto, montato e orchestrato come un'opera.
Lo spettatore partecipa alle prove di "I maestri cantori di Norimberga" (Richard Wagner) o del "Moses und Aron" (Arnold Schönberg), assiste alle riunioni in cui si discute dei piani di comunicazione, dei prezzi dei biglietti, della venuta del presidente (François Hollande al tempo delle riprese), incrocia il basso-baritono Bryn Terfel o i membri del coro, i truccatori o i sarti, intendenti o amministratori. L'esplorazione muove dalla soffitta al seminterrato. E dappertutto domina il sentimento di essere in un alveare dove piccole mani, grandi braccia, menti fini sono al servizio della creazione, animate dal medesimo slancio, dallo stesso dovere e progetto di eccellenza.
L'autore svizzero si attarda su alcuni protagonisti emblematici che servono da raccordo. Stéphane Lissner, su tutti, direttore coscienzioso e maestro di cerimonia che assorbe tutti gli choc esterni evocati in sordina (riduzione dei finanziamenti pubblico, pressione per aumentare il numero degli spettacoli, incremento del pubblico, negoziazione coi sindacati per regolare gli scioperi), proteggendo la sa maison dalle intrusioni, comprese quelle dei documentaristi più curiosi.
Osservatore sottile delle istituzioni, del loro funzionamento e delle loro disfunzioni (Cleveland vs. Wall Street), Jean-Stéphane Bron e la sua camera restano tuttavia sulla porta, scrupolosamente all'oscuro dei dibattiti scottanti. Le porte si aprono una volta regolati i conti, quando non resta che aggiustare i dettagli della 'messa in scena'. Esemplari a riguardo le dimissioni di Benjamin Millepied, grande momento di crisi affrontato dal teatro nel febbraio del 2016, richiamate incidentalmente con poche immagini girate durante la conferenza stampa. L'annuncio di uno sciopero, gli attentati del 13 novembre, il congedo di Millepied, l'obbligo di rimpiazzare un solista e molti altri avvenimenti di cui il direttore segue da solo la risonanza, restano fuori dalla portata di regista e spettatori. La posta in gioco del conflitto rimane confusa ma conforme all'ambiente. Nelle quinte come sul palcoscenico va in scena l'intensa 'commedia umana', sovente gioiosa e qualche volta fiaccata come la danseuse crollata senza fiato fuori dai riflettori.
Del resto uno degli assi di The Paris Opera è l'elogio della condivisione e della democratizzazione. Nessuno si senta escluso. L'Opèra accoglie e unisce persino nel rigore, applicato all'esecuzione di un'aria, alla stiratura di un costume, allo spolvero dei velluti. In scena vanno tutti, soprani e baritoni, ballerine e ballerini, musicisti e direttori d'orchestra, macchinisti e operai. Sono loro lo 'spazio' cinegetico che contribuisce sera dopo sera alla riproduzione del miracolo, quello spettacolo superbamente perfetto. Come Giona, Jean-Stéphane Bron abita il ventre della balena, ne esplora gli organi, producendo una quantità di giornalieri da cui estrae un racconto umano a cui non aggiunge mai una parola.
The Paris Opera è un cinema di corpi, tutti umani a eccezione del magnifico toro trascinato sulla scena di "Moses und Aron", che seducono lo spettatore. Dal giovane ed entusiasta basso-baritono Mikhail Timoshenko, venuto dagli Urali a integrare l'Accademia dell'Opéra, ai petits violons, una classe di apprendisti musicisti di una dozzina d'anni pescati nelle reti di "educazione prioritaria" (ZEP) delle banlieue, Bron preserva il cõté pulsante dell'organismo umano che palpita davanti a lui. E lo fa interessandosi non allo spettacolo in sé ma al lavoro, alle relazioni umane e sociali, ai rapporti di potere, ai conflitti, agli entusiasmi, alla somma di mille piccole parti che imbastiscono un intero e aspirano alla perfezione.
Marzia Gandolfi, Mymovies.it, 2 ottobre 2017

«Volevo girare un film sull’Opera di Parigi come se fossi un pilota alla scoperta di un mondo sconosciuto. Senza nascondere nessuna delle complessità della compagnia che lavora duro affinché il sipario si alzi ogni sera. Ho cercato di catturare l’energia della musica e la gioia che ne scaturisce».
Jean-Stéphane Bron

Trailer


Altre informazioni

Direttore della fotografia: Blaise Harrison
Montaggio: Julie Lena
Assistente regista: Joanna Carlini
Supervisori suono: Etienne Curchod e Jérome Cuendet
Mixer suono: Stéphane Thiébaut

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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