SABATO 7 dicembre
ore 16.15 (Sala Lampertico)
DOMENICA 8 dicembre 
ore 18.00 (Sala Lampertico)

LA BELLE EPOQUE LOCANDINA per web

Regia
Nicolas Bedos
Genere
COMMEDIA, DRAMMATICO
Durata
110'
Anno
2019
Produzione
FRANÇOIS KRAUS, DENIS PINEAU-VALENCIENNE PER LES FILMS DU KIOSQUE, IN CO-PRODUZIONE CON PATHÉ, ORANGE STUDIO, FRANCE 2 CINÉMA, HUGAR PROD, FILS, UMEDIA
Cast

Daniel Auteuil (Victor,) Guillaume Canet (Antoine), Doria Tillier (Margot), Fanny Ardant (Marianne), Pierre Arditi, Denis Podalydès, Michaël Cohen (Maxime), Jeanne Arènes (Amélie), Bertrand Poncet (Adrien), Bruno Raffaelli (Maurice/Yvon/Hemingway), Lizzie Brocheré (Gisèle/compagna di Margot), Thomas Scimeca (Freddy/Hans Axel Von Fersen)

Nato il 21 Aprile 1979 a Neully-sur-Seine (Francia). Non sta molto simpatico alla stampa francese. E questo è un dato di fatto che viene colto ogni volta che, in qualche articolo, accanto al suo nome compare la definizione "il tipico figlio di...", riferendosi al fatto di avere come padre l'attore Guy Bedos. Ma il suo status di "privilegiato dalla nascita" viene messo ancora più in luce dall'opinione pubblica che, sui social e con la frenetica rabbia che la contraddistingue così spesso, batte sulla tastiera la descrizione "bobo di sinistra" sotto le sue foto. Per chi non masticasse lo slang francese, "bobo" è il diminutivo di "bourgeois-bohème", vale a dire una persona con un reddito consistente, magari laureata, che ha sfruttato le proprie opportunità culturali per avere entrate ancora più significative e aumentare così il suo patrimonio. Inoltre, come è naturale, il "bobo di sinistra" vota a sinistra, malgrado sia quanto di più lontano dalla figura dell'uomo del popolo, del proletario.
Ecco, a Nicolas Bedos, manco a dirlo, queste critiche non vanno proprio giù. Come può rimanere indifferente quando i giornali lo etichettano come arrogante o pretenzioso? Come può non infastidirsi quando qualsiasi cosa faccia, anche lavorativamente parlando, viene messa in cattiva luce. Ammette, con estrema sincerità, di essere una persona "difficile", ma niente più di questo.
Ed è ancora peggio quando il gossip d'oltralpe pompa la sua reputazione da "animale da festa", costantemente ubriaco e strafatto, ma sempre presente alle serate della Parigi Bene tra bar e discoteche. O come quando viene bollato da termini tipo "vizioso", "sciupafemmine", "misogino" e "cocainomane".
Nell'ottobre del 2013, tutto questo ha portato a infilarlo al quattordicesimo posto nella classifica dei francesi più odiati dai francesi. Un sondaggio della Harris Interactive condiviso dalla rivista HERE.
Eppure, la sua immagine pubblica talvolta sembra discostarsi enormemente da ciò che il suo lavoro produce.
Regista teatrale, comico, attore, sceneggiatore (ha firmato Gli infedeli del 2012), Nicolas Bedos, soprattutto con i film da lui scritti, interpretati e diretti, sembra evocare costantemente dei buoni sentimenti. Un richiamo alla positività della commedia classica, che però è bagnata da inebrianti gocce di modernità. Lo si evince soprattutto in La Belle Époque, dove è palpitante la sensazione di un ritorno nostalgico al passato cinematografico alla ricerca dell'emozione, fosse pure nascosta dentro cliché romantici e familiari o idealizzazioni del tempo che fu.
E, dunque, chi è questo haute-bourgeois che abbiamo di fronte? Un personaggio che ameremo odiare alla stregua del primigenio e storico impudente Erich von Stroheim? O un ragazzo che cerca qualcosa di reale da dire in un mondo superficiale e deludente di cui è consapevolmente parte?
Nato il 21 aprile 1979 a Neuilly-sur-Seine, Nicolas Bedos è figlio del già nominato Guy Bedos e della ex ballerina classica e modella Joëlle Bercot. Cresce con la sorella minore Victoria, nata cinque anni dopo di lui e oggi attrice e cantante, nell'ambiente benestante della sua città natale, spesso trasferendosi in altre località francesi come Garches e Vaucresson. Assapora fin da piccolo ogni grande argomento di cui gli amici di famiglia trattano nei salotti di casa sua. Dai discorsi sulla lirica impegnata della poetessa Barbara a quelli sui rimpianti esistenziali di Françoise Sagan. Dalle discussioni sulla giustizia sociale che la nota femminista Gisèle Halimi creava a quelli sul valore della letteratura di Jean-Loup Dabadie che, invece, mettevano tutti d'accordo. Il tutto, magari, ridendo per le battute dell'umorista Pierre Desproges o intravedendo, nel fosco fumo della sigaretta, il volto dello "zio" Serge Gainsbourg che lo chiamava per farlo sedere sulle sue ginocchia.
Studente dell'École internationale bilingue e del Lycée Pasteur, lascia molto presto la scuola, sia alla luce degli scarsi risultati ottenuti, sia perché poco amato da insegnanti e compagni di classe che, senza troppi peli sulla lingua, lo avevano apostrofato più volte dandogli del "glandeur", volgarmente dello "stronzetto". Lui, per tutta risposta, dichiara che, visto il suo cognome, non è come gli altri coetanei e che non ha bisogno di un diploma per vivere bene. I genitori, allora, lo spingono a dedicarsi ad altre attività: il disegno, la scrittura e lo studio del pianoforte. Scrive la sua prima sceneggiatura a dodici anni e passa tutta l'adolescenza a leggere l'opera omnia di Albert Camus, Guy de Maupassant, Jean-Paul Sartre e, soprattutto, la già citata Françoise Sagan. Il suo libro preferito è "La confessione di un figlio del secolo" di Alfred de Musset.
Finalmente, dopo vari incontri con specialisti, i genitori scoprono che cosa spinga Nicolas ad annoiarsi così tanto fra i suoi coetanei e a scuola: gli viene diagnosticata l'iperdotazione cognitiva, una precocità intellettiva che lo rende persino più sveglio di un adulto medio.
Scoperto questo, non resta che intavolare una didattica personalizzata che, però, non gli permette comunque di avere un diploma. Sono anni in salita. Si sente solo e incompreso e questo lo spinge verso una gravissima depressione verso l'abuso di stupefacenti e un tentato suicidio. Sono gli psichiatri a suggerirgli di usare la scrittura come cura per il suo disturbo psichico. Ciò fa nasce in lui un'insolita vena autoironica che comincia a coltivare (con successo) per combattere l'odio verso se stesso.
Attratto dal mondo dello spettacolo (anche se terrorizzato dall'idea di parlare in pubblico), nel 1998, debutta in televisione partecipando a uno speciale dedicato a suo padre "Du côté de chez Bedos". Fa colpo. Il direttore dei programmi Canal +, Alain De Greef, trovandolo culturalmente dotato, lo assume come consulente artistico e, a soli diciannove anni, Nicolas si trova a collaborare e realizzare programmi tv. Purtroppo, si tratterà di una bruttissima esperienza. L'ambiente televisivo è ostile e spesso Nicolas è ostracizzato dai suoi colleghi che lo vedevano come un raccomandato.
Non trovandosi per nulla a suo agio, si licenzia e vira velocemente verso il teatro, dove spera di trovare un luogo più amichevole.
Si mette subito a lavoro e imbastisce la sua prima opera: "Sortie de scène", dove riunisce suo padre ai comici Cyrille Eldin, Élisabeth Margoni, Jean-Louis Tribes e Gabrièle Valensi. Nicolas preferisce rimane nell'ombra, tanto è vero che lascia la regia nelle mani di Daniel Benoin e si fa scudo del sipario per schermarsi dalle critiche. Ma di critiche, almeno di negative, non ne arrivano. La pièce ha un grandissimo successo. Merito di una storia che vede un vecchio autore scontroso che decide di "silurare" la sua immagine pubblicando dei testi in cui disprezza i suoi contemporanei. Merito dei riusciti dialoghi tra l'uomo e la sua infermiera-segretaria, sempre sull'orlo del litigio. Merito dello speranzoso finale che vede il vecchio scosso da quello che sembrava essere un ormai certo torpore mentale colmo d'odio.
Nominato ai Molières 2005, Nicolas raccoglierà la fama nazionale che ne conseguirà e sarà spronato a continuare il suo cammino sulle scene.
Arriva "Eva", incentrato su una matura scrittrice di successo che sta morendo. Anche qui, la regia la lascia ad altri (Daniel Colas) e così pure il palco, dove sceglie come protagonisti Niels Arestrup, Benjamin Bellecour, Brigitte Catillon e Linda Hardy. Messo in scena nel 2007, seppur aggrappato ad alcune meritate candidature ai Molières dello stesso anno, lo spettacolo è un fallimento dal punto di vista economico.
Cercherà di rifarsi con "Le Voyage de Victor", interpretato da Macha Méril e da suo padre. Ma qui il dramma familiare di un uomo, che soffre di amnesie e che lacera il proprio rapporto con il figlio, divide la critica, che comunque propenderà in negativo.
"Promenade de santé" del 2010 è invece un azzardo. Non solo perché per la prima volta dirige uno spettacolo che lui ha scritto, ma perché i protagonisti, una mitomane ninfomane e un erotomane bipolare che si incontrano nel giardino di una clinica psichiatrica, sono rischiosissimi. Tuttavia, Mélanie Laurent e Jérôme Kircher (scelti personalmente da Nicolas) riescono a portare lo spettacolo a casa e con un rinnovato risultato positivo.
Comincia da qui il suo rapporto di amore e odio con la critica francese, di qualunque sottogenere essa sia. C'è chi lo identifica con un talentuoso regista, chi afferma senza ombra di dubbio che abbia la scrittura come un vero e proprio dono, ma c'è anche chi lo demolirà e chi gli consiglierà di lavorare meglio sui suoi prossimi pezzi in modo che siano veramente migliori.
Ma quello che viene salutato come il nuovo splendore letterario, mette in stand-by la drammaturgia per provare nuove esperienze. Ritorna in televisione, stavolta nelle vesti di presentatore (e per di più solo dei Premi Molières) e poi tenta l'inedita carriera di scrittore. All'inizio alcuni dei suoi articoli sono pubblicati su note riviste di moda, ma vanno incontro all'indifferenza generale. C'è un po' più di interesse quando, in collaborazione con altri giornalisti, pubblica una serie di pezzi che mirano a restituire alla letteratura dell'infanzia ciò che la Disney ha preso in prestito lungamente (e senza ringraziamenti). In poco tempo, il numero di giornali sui quali ha una rubrica aumenta in maniera esponenziale. Scrive su MARIANNE, L'OFFICIEL, ELLE, L'EXPRESS, L'OBS e tanti altri, talvolta venendo anche censurato, come è accaduto per i ritratti poco consoni fatti a notissime attrici (come nel caso di Jennifer Lawrence).
Non sono poche, infatti, le polemiche che puntualmente comincia a scatenare non solo sulla carta, ma anche in video o nel privato. Ed è da qui che scaturisce tutto l'odio dell'opinione pubblica nei suoi confronti.
Nel novembre del 2010, biasima apertamente la politica dello stato di Israele, venendo tacciato di antisemitismo. Le sue parole saranno oggetto di un reclamo da parte del CSA (il Conseil supérieur de l'audiovisuel), ente che in Francia supervisiona i contenuti su radio e televisione. L'anno successivo, paragona l'allora Presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, a un "rappresentante di commercio cocainomane che ha pagato la Francia a colpi di pubblicità per scopare in piena vista con una cantante di varietà". Qui, l'emittente France 2, nella persona del suo direttore, lo scusa descrivendo il suo pesante paragone come una "sbandata". Nel 2013, firma un manifesto in difesa degli uomini che vogliono usufruire della prostituzione femminile, salvo poi distaccarsi dalla campagna.
Più volte condannato per guida in stato di ebrezza e per aver insultato agenti di polizia, verrà addirittura condannato al pagamento di 2.000 euro di multa, quando quelle stesse offese voleranno dal palcoscenico, durante una sua esibizione.
Ad aggiungere benzina sul fuoco, non manca una denuncia per "insulto razziale", a causa di una pessima scelta di aggettivi, operata all'interno di un articolo in cui si sconfinava sulla situazione socio-lavorativa francese.
In uno schiocco di dita, insomma, Nicolas Bedos diventa un irrefrenabile e sofisticato istigatore all'odio nei confronti di etnie e classi sociali per lui inferiori. Quasi sempre colto in esplicita discriminazione o reiterata istigazione dispregiativa nei confronti di varie categorie, comincia a essere mal tollerato da tutti e tempestivamente denunciato nelle sedi competenti.
Malgrado questo, è ospite fisso nel talk show radiofonico "Ouï Love Dimanche" e, dal 2009 in poi, è anche autore di fiction e telefilm (Folie douce, Ni reprise, ni échangée, Bouquet final).
Il debutto cinematografico avviene invece nel 2012 con il film L'amore dura tre anni di Frédéric Beigbeder, dove interpreta il piccolo ruolo del marito tradito. Avrà un'altra parte secondaria in Tutti pazzi per Rose di Régis Roinsard, per poi approdare a una da protagonista in Love Is in the Air - Turbolenze d'amore di Alexandre Castagnetti con Ludivine Sagnier. Dopo L'Invitation (2016) di Michaël Cohen e L'arte della fuga (2015) di Brice Cauvin, si sente pronto per dirigere il suo primo lungometraggio: Un amore sopra le righe. Il film è co-scritto dalla sua compagna Doria Tillier e delinea la storia di un lunghissimo amore, intingendola in tutto quello che di buono il cinema ha creato quando si parlava di creare un incrocio tra batticuori e risate. C'è tanto Woody Allen, ma anche Lelouch e Cassavetes. E non si lega l'influenza di scrittori come Bernard Malamud, Philip Roth, Isaac Bashevis Singer e Saul Bellow. Le recensioni sono molto positive e quasi si stenta a credere che dietro un film così pieno di belle emozioni ci sia lo zampino del solforoso polemista francese.
Il film è immediatamente nominato ai César come miglior opera prima e Nicolas si butta già verso la sua seconda opera, La Belle Époque con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Fanny Ardant, Pierre Arditi e Denis Podalydès. La pellicola viene presentata nella sezione Fuori Concorso al Festival di Cannes del 2019 e, anche questa volta, ci sono solo ottime recensioni.

 

 

credits:

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