SABATO 21 aprile
ore 17.30 (In lingua originale inglese con sottotitoli)
ore 20.30 
(Sala Lampertico)
DOMENICA 22 aprile
ore 17.30 - 20.30
(Sala Lampertico)

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Regia
Taylor Sheridan
Genere
THRILLER
Durata
111'
Anno
2017
Produzione
MATTHEW GEORGE, BASIL IWANYK, ELIZABETH A. BELL, PETER BERG, WAYNE ROGERS PER ENTERTAINMENT, FILM 44, SAVVY MEDIA HOLDINGS, THUNDER ROAD PICTURES, VOLTAGE PICTURES
Cast

Jeremy Renner (Cory Lambert), Elizabeth Olsen (Jane Banner), Jon Bernthal (Matt), Kelsey Asbille (Natalie Hanson), Julia Jones (Wilma Lambert), James Jordan (Pete Mickens), Norman Lehnert (Dale), Gil Birmingham (Martin Hanson), Graham Greene (II) (Ben), Martin Sensmeier (Chip), Eric Lange (Dott. Whitehurst), Ian Bohen (Evan), Hugh Dillion (Curtis), Teo Briones (Casey), Apesanahkwat (Dan Crowheart), Tantoo Cardinal (Alice Crowheart), Althea Sam (Annie), Tokala Clifford (Sam Littlefeather), Tyler Laracca (Frank), Austin Grant (Carl), Matthew Del Negro (Dillon), Blake Robbins (Tim)

Trama

Un cacciatore solitario ritrova durante un'escursione tra le nevi il corpo senza vita della figlia di un suo caro amico. Mosso da un passato personale misterioso decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner in una pericolosa caccia all'assassino. Nell'apparente silenzio dei ghiacci si nasconde una sconvolgente verità.

Critica

Si respirano le atmosfere dei libri di Cormac McCarthy in Wind River, lo stesso senso di perdizione e solitudine. È come se Non è un paese per vecchi abbandonasse la sabbia del deserto per trasferirsi su un’altura innevata, in un western crepuscolare che con la sua violenza ricorda i film di Peckinpah.
Cory (Jeremy Renner) è un uomo che combatte contro i demoni del passato. Non si è mai ripreso dalla scomparsa della figlia, e passa le sue giornate a Wind River, dando la caccia agli animali feroci. La monotonia della sua esistenza viene scossa dal ritrovamento di un cadavere congelato. Si tratta di Natalie, una giovane di grande forza d’animo che Cory ha visto crescere. Per seguire il caso, l’FBI invia una donna impreparata, poco più che adolescente, senza darle nessun supporto. La vittima era mezza indiana, e alla polizia non interessa trovare il colpevole. L’unica soluzione è creare una task force con la gente del luogo, per dare un nome a un assassino che si nasconde tra i ghiacci.
Taylor Sheridan, questa volta da regista, conclude la sua trilogia sugli ultimi, sui dimenticati, che abitano lungo la frontiera americana. Aveva scritto la sceneggiatura di Sicario di Denis Villeneuve, una sanguinosa vicenda di droga al confine con il Messico, e di Hell Or High Water di David Mackenzie, la storia di una famiglia distrutta dalle banche e dalle tasse. Nei suoi film, l’America abbandona i figli più lontani, li porta alla disperazione, alla follia, e non hanno altra scelta che diventare criminali.
Wind River è un urlo di disperazione, di solitudine, è un tributo a un cinema classico che non si fa più. Cory rappresenta l’antieroe, il vendicatore della notte che protegge i più deboli. La polizia locale ha sei agenti per coprire un’area vasta come il Rhode Island, dove le belve sono più degli esseri umani.
Nessuno ti difende, solo la canna della tua pistola. La ragazza dell’FBI è fragile, ricorda quasi Kate, la protagonista di Sicario, piena di belle speranze distrutte dalla dura realtà, dalla continua presenza della morte vicino a lei. Sheridan invita il pubblico a riflettere sulla sofferenza per la perdita di una persona cara. Non bisogna rifiutare il dolore, ma abbracciarlo, e aggrapparsi ai ricordi più belli. La poesia si fonde con i paesaggi mozzafiato, con la colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis, nella desolazione di un’America che ha dimenticato se stessa.
Gian Luca Pisacane, Cinematografo.it, 3 aprile 2018

Con Sicario e Hell or High Water, di cui Taylor Sheridan ha firmato le sceneggiature ma lasciato la regia a terzi (Denis Villeneuve e David Mackenzie), I segreti di Wind River forma una trilogia ideale agita nei territori di frontiera. Tre poliziotti, tre indagini e una conoscenza acuta della geografia americana. Dopo il confine col Messico e le lande desolate del Texas, Sheridan trasloca in Wyoming e realizza un film solenne ispirato ai problemi endemici che avvelenano le riserve indiane. Su tutti l'abuso sessuale e la scomparsa di troppe donne amerinde in un territorio che la polizia locale, esigua e sprovveduta, non riesce a controllare. Neve e silenzio al debutto stabiliscono tono e décor del film, inserito in un universo implacabile dove la rabbia di vivere convive con la rassegnazione.
Un mondo senza concessioni, dove l'uomo è lupo per l'uomo, una riserva di indiani e di bianchi, vestigia di una conquista spogliata di ogni eroismo. Avversari ieri e compagni oggi per non sentirsi abbandonati. Fedele agli script precedenti, Taylor Sheridan cortocircuita thriller classico e western contemporaneo, prediligendo una drammaturgia laconica che si prende il suo tempo, che raziona le informazioni e lascia che lo spettatore faccia il suo lavoro.
L'intrigo poliziesco è semplice, il suo fluire lineare, lo scioglimento dell'enigma la sola concessione alla singolarità: un flashback esplicativo, un'intuizione collettiva muta che si fa largo all'improvviso, sospendendo l'avanzare della più tradizionale delle inchieste. Ma in fondo il soggetto è un pretesto, più importante è la geografia nella quale si iscrive, un'America marginale dove la miseria non è eccezione ma regola e il male non è un fenomeno metafisico (come per i Coen) ma un'eruzione sistemica. Naturalista, in senso zoliano, Sheridan osserva come il milieu sociale definisca i comportamenti. Jeremy Renner dona al suo cacciatore la fragilità di un uomo che ha conosciuto il dolore e ha deciso di conviverci invece di combatterlo o reprimerlo, Elizabeth Olsen incarna la giovane agente federale la cui volontà di fare bene e il sentimento di illegittimità emergono a ogni piano.
I loro personaggi, definiti soltanto dalle loro azioni, hanno la purezza e la densità della neve, precipitazione che contribuisce al manicheismo estetico del film. Il candore profanato dalla presenza umana, dal rosso del sangue o dal blu elettrico di un parka. In quel paesaggio ingrato e portatore di una storia ancestrale di violenza, gli uomini cavalcano motoslitte che tagliano l'immensità nevosa con la rapidità di un rasoio. Tra violenza collettiva e giustizia privata, che sostituisce un'istituzione distante e carente, I segreti di Wind River chiude sul cordoglio di una comunità indiana che per curare le sue ferite (ri)dipinge il volto e (re)inventa i riti antichi.
Marzia Gandolfi, Mymovies.it, 29 novembre 2017

C'è chi dice da tempo che il western, una volta orgoglio di Hollywood e del cinema americano e nostrano, sia morto da tempo. Puntualmente poi arrivano (grandi) film che non solo smentiscono la teoria di cui sopra, ma dimostrano piuttosto come si tratti invece di un genere in grado di rinnovarsi ed adattarsi costantemente. È il caso dei cosiddetti neo-western, ovvero film che utilizzano convenzioni e strumenti tipici di un cinema ormai lontano, ma sono ambientati nel nostro tempo e basati su temi e valori contemporanei.
Il titolo più famoso è chiaramente quello dei fratelli Coen che dieci anni fa conquistò l'Oscar per il miglior film, ma non stati pochi i registi che si sono cimentati in tentativi simili. L'anno scorso, per esempio, Hell or High Water di David Mackenzie è stato riconosciuto tanto dall'Academy che dai critici di tutto il mondo come una delle grande sorprese del 2016 cinematografico, e non è quindi un caso che una delle stelle più luminose di questa 70esima edizione di Cannes sia proprio Wind River, pellicola d'esordio per Taylor Sheridan che da talentuoso sceneggiatore (Sicario oltre che HoHW) diventa regista. Anzi, a guardare questa prima opera, un signor regista.
Ambientato nella riserva indiana che dà il titolo al film, nell'innevato e gelido Wyoming, il film prende il via con la scoperta del cadavere di una giovane nativa americana da parte di un agente della Fish & Wildlife (Jeremy Renner) con un tragico passato ed un legame speciale con la gente del luogo. Ad aiutare la polizia locale arriva da Las Vegas una giovane agente FBI (Elizabeth Olsen) per nulla preparata a quello che la aspetta: nè le temperature quasi proibitive né una crescente difficoltà a collaborare da parte di tutti coloro che popolano questa terra inospitale di cui tutti si sentono padroni ma tutti possono essere vittime.
Così come in Hell or High Water e in fondo anche in Sicario, Sheridan parte da un soggetto classico e già visto tante volte per costruirvi attorno una sceneggiatura di genere solidissima in cui non mancano battute memorabili ("Avrei voglia di combattere il mondo intero, la conosci questa sensazione?" "L'avevo anche io. Poi ho scelto di combattere la sensazione, perché il mondo avrebbe vinto") o momenti emozionanti e di grande sincerità: è soprattutto nei dialoghi tra i due protagonisti o con il padre della ragazza uccisa che emerge la vera natura del film, uno sguardo ad un'America che sembra fuori dal tempo e fuori dalle regole, una terra di frontiera che resiste ancora oggi sotto l'indifferenza di tutti e le cui vittime principali sono proprio coloro a cui quelle terre sono state date come risarcimento per gli orrori e le ingiustizie di una volta.
Alla bravura dello Sheridan sceneggiatore si unisce uno sguardo cinematografico sorprendentemente maturo e misurato che sembra rifarsi al cinema western di maestri quali Sergio Corbucci e Sam Peckinpah e che, grazie all'ottima fotografia di Ben Richardson (Re della terra selvaggia), unisce sequenze naturalistiche molto suggestive ad improvvise esplosioni di violenza che tengono sempre altissima la tensione. Altra garanzia di qualità è la colonna sonora firmata dalla coppia Warren Ellis/Nick Cave - ormai marchio di fabbrica del western contemporaneo (La proposta, L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, lo stesso Hell or High Water) - che contribuisce all'atmosfera e detta il ritmo del film in un crescendo di tensione che sfoga in un finale catartico ma comunque aperto.
Questo perché Sheridan sfrutta i topoi del genere ma riesce a non cadere nella trappola di spiegarci o mostrarci tutto: i suoi due protagonisti funzionano benissimo insieme anche se il loro rapporto non è necessariamente di tipo romantico, ma anzi proprio per questo il legame (professionale e personale) che si crea diventa più vero e forte, e per questo credibile. Merito anche degli attori "marveliani" qui in ruoli molto diversi da quelli a cui siamo stati abituati recentemente: Jon Bernthal per esempio abbandona i panni del Punisher e diventa "distruttibile" e dolente ed Elizabeth Olsen continua a convincere per la naturalezza, e apparentemente facilità, delle sue performance, anche quando di magico non ha altro che il suo sguardo. Ma è Jeremy Renner a rubare la scena in più di un'occasione, con la sua interpretazione migliore dai tempi di The Hurt Locker: una performance struggente e potente per un personaggio che è al tempo stesso vincitore e vittima di un mondo che non prevede eroi ma solo sopravvissuti.
Luca Liguori, Movieplayer.it, 24 maggio 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Taylor Sheridan
Fotografia: Ben Richardson
Musiche: Nick Cave, Warren Ellis
Montaggio: Gary Roach
Scenografia: Neil Spisak
Costumi: Kari Perkins



Nazione
USA
Distribuzione
EAGLE PICTURES CON LEONE FILM GROUP (2018)
Titolo originale
WIND RIVER

 

Taylor Sheridan nato a Norwich il 21 maggio 1970 è attore, sceneggiatore e regista statunitense. A volte accreditato come Tayler Sheridan, ha iniziato la sua carriera da attore verso la metà degli anni novanta prendendo parte a numerose produzioni televisive, tra cui Walker Texas Ranger, La signora del West, Party of Five e molte altre. Tra il 2005 e il 2007 ha interpretato il ruolo di Danny Boyd nella serie televisiva Veronica Mars. Sheridan diventa noto per il ruolo del vice sceriffo David Hale nelle prime tre stagioni della serie televisiva Sons of Anarchy. Nel 2015 inizia a lavorare come sceneggiatore e scrive per Denis Villeneuve Sicario, ottenendo una candidatura ai Writers Guild of America Award. Sicario è la prima sceneggiatura di una trilogia scritta da Sheridan che affronta il tema della moderna frontiera americana, seguita da Hell or High Water e che si conclude con I segreti di Wind River.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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