SABATO 14 aprile
ore 17.30 (In ligua originale tedesca con sottotitoli)
ore 20.30 
(Sala Lampertico)
DOMENICA 15 aprile
ore 17.30 - 20.30
(Sala Lampertico)

LOCANDINA ULTIMO VIAGGIOIMG

Regia
Nick Baker-Monteys
Genere
DRAMMATICO, GUERRA, ROMANTICO
Durata
107'
Anno
2017
Produzione
SIEGFRIED KAMML, CHRISTIAN ALVART, TIMM OBERWELLAND PER SYRREAL ENTERTAINMENT, IN COPRODUZIONE CON TOBIS FILM, RUNDFUNK BERLIN-BRANDENBURG E ARTE
Cast

Jürgen Prochnow (Eduard Leander), Petra Schmidt-Schaller (Adele), Suzanne Von Borsody (Uli), Tambet Tuisk (Lew), Artjom Gilz (Boris), Maria Kochur (Nastja), Jevgeni Sitochin (Nikolai), Natalia Bobyleva (Masha), Nina Antonova (Ustinja), Kai Ivo Baulitz (Hermann Bergmann), Kathrin Angerer (Eva Bergmann), Andreas Patton (Marcus)

Trama

Eduard, un ex ufficiale dell'esercito tedesco, accompagnato da sua nipote Adele, compie un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che un tempo amava. Un viaggio inaspettato e pieno di sorprese che, sullo sfondo della guerra civile Ucraina del 2014, porterà Eduard a riconciliarsi con il suo passato e, Adele, a capire quanto sia importante, per la propria identità, conoscere e accettare le proprie radici.

Critica

Di film che affrontino il tema di un viaggio a ritroso in un passato traumatico, chiunque si interessi al cinema sa di averne visti molti ma il secondo lungometraggio di Nick Baker Monteys presenta delle peculiarità che lo mettono a distanza di ampia sicurezza dal déja vù.
Innanzitutto la continuità con quella linea di riflessione su quanto accaduto sotto il regime hitleriano che nel cinema tedesco ha visto confluire l'impegno di artisti di varia provenienza e formazione culturale. Questa volta però l'intreccio è più complesso perché Eduard Leander era un comandante non della Wermacht ma del secondo Squadrone di Cavalleria Cosacca. Dopo che nel 1941 l'Ucraina era stata invasa dalle truppe germaniche i cosacchi avevano combattuto al loro fianco contro le forze armate dell'URSS. Eduard ha messo tra parentesi questo passato così come ha congelato i propri sentimenti in favore del ricordo di una donna che ora vorrebbe ritrovare.
Quello che però sposta ulteriormente il tiro in favore del film è l'immersione in un presente che non ha smesso di essere conflittuale, rappresentato dal personaggio del giovane Lew. Sono i giorni della rivolta di piazza Maidan e a Kiev ogni singolo nucleo familiare è attraversato da tensioni. Lew ha genitori russi e si sente russo ma è cresciuto in Ucraina e si sente anche ucraino. Quale collocazione può pensare di trovare in un conflitto che mette gli uni contro gli altri gli ultranazionalisti e i filorussi? Baker Monteys trova così l'occasione per farci riflettere su presente e passato non trascurando i sentimenti e ricordandoci, grazie alla inizialmente riluttante Adele, che lasciarsi vivere fingendo che attorno a noi non stia accadendo nulla significa rimanere immobili e vuoti rinunciando a conoscere e a capire.
Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, 6 marzo 2018

Uno dei temi centrali del film di Baker Monteys è la faticosa emancipazione che le nuove generazioni dell’Europa delle grandi dittature devono affrontare per costruire la propria identità. In Germania, così come in Ucraina, Russia e – non dimentichiamolo – Italia, molto più spesso di quanto si creda ci si ritrova ad avere a che fare con un passato ingombrante, che racconta di uno dei periodi più cruenti della storia dell’umanità. E non tutti abbiamo nonni partigiani.
Il senso di divisione tra l’affetto familiare e l’orrore del Fascismo è lacerante nel personaggio della protagonista Adele, che scopre chilometro dopo chilometro la vera storia di suo nonno, fino ad allora poco più che sconosciuto. Allo stesso modo, Eduard restituisce al pubblico il volto umano e sofferente dei carnefici, mostrando un personaggio dalla fragilità spiazzante. Abituati a una filmografia che separa nettamente i cattivi dai buoni, gli assassini dalle vittime, L’ultimo viaggio turberà gli spettatori, riuscendo a creare estrema empatia con l’essere umano in quanto tale, al netto del passato e della colpa.
Oltre alla forte presenza del passato, irrompe sulla scena anche il pericoloso presente che ha destabilizzato l’Europa dell’Est pochi anni fa. Per una scelta precisa da parte del regista, le location del film sono state scelte in Ucraina, esattamente dove la narrazione portava: questo nonostante il clima di tensione che incombeva sulla troupe e sugli attori, esasperato dalla minaccia di Guerra civile che dilagava in quei mesi. Tuttavia, portare sullo schermo il conflitto ucraino è stato importante anche al fine del racconto filmico; la rivoluzione del 2014 è figlia dell’invasione tedesca degli anni Quaranta, quando il Paese si divise tra filosovietici e collaborazionisti, gettando le basi per la doppia identità della popolazione. Questo elemento è perfettamente incarnato dal personaggio di Lew (Tambet Tuisk), il ragazzo ucraino che aiuterà Adele e Eduard a raggiungere il loro obiettivo e a viaggiare al sicuro attraverso l’Est.

Io sono russo. E i miei genitori sono russi. Perciò sono russo. Però…si dà il caso che sia cresciuto in Ucraina, quindi sono anche ucraino. Mi capisci? Io sono ucraino! Ma anche russo! Si può essere entrambi! -Lev-

Intimamente intrecciata con la vicenda storica, è la dimensione familiare, vissuta con estrema difficoltà da tutti i personaggi. Il traumatico distacco dal suo grande amore, avvenuto alla fine della guerra, ha impedito a Eduard di coltivare passioni e affetti nella sua vita successiva. Questa sofferenza non può che reiterarsi di generazione in generazione, lasciando alla discendenza femminile della famiglia Leander un gran senso di solitudine e precarietà. Come ultimo atto della sua vita, Eduard cercherà di ricominciare là dove il suo amore si è perso, arrivando – infine – a riconoscerlo nella ritrovata sfera affettiva e familiare. Allo stesso modo, Adele si renderà conto di non poter sfuggire per sempre all’orribile lascito della sua nazione e della sua progenie e chiuderà il cerchio con un atto estremo di perdono e riconciliazione.
Con grande coraggio, Nick Baker Monteys destituisce il pubblico dal ruolo di giudice e lo avvicina a un protagonista profondamente difficile. Non ci sono sconti nelle dichiarazioni di Eduard: egli ha ucciso, ha giustiziato i partigiani, ha combattuto per il regime nazista. Egli però ha anche amato, ha sofferto e ha salvato delle vite.
Valorizzato da una colonna sonora e da una fotografia dall’alto valore descrittivo e poetico, L’ultimo viaggio è un film struggente, in cui l’umanità è messa a nudo, senza trascurare le responsabilità storiche di una nazione piena di ombre e la speranza che si ripone nelle nuove generazioni. Jürgen Prochnow affronta una sfida attoriale di non poco conto: Eduard è un capofamiglia taciturno, scontroso e chiuso completamente nei ricordi. L’attore – invecchiato dal trucco e dalle movenze incerte – risolve la sfida con un’espressività intensa e con una recitazione ricca di silenzi, carica di tutto il pathos che Prochnow ha visto nella generazione di suo padre, macchiata dall’orrore di una dittatura che ha reso tutti complici. Analogamente la protagonista femminile Petra Schmidt-Schaller rappresenta con disinvoltura la nuova generazione tedesca, alla ricerca di distrazione e di cambiamento, arrabbiata per un’eredità troppo pesante e da un senso di colpa che soffoca ogni prospettiva futura.
Francesca Torre, Cinematographe.it, 16 marzo 2018

Dal secondo dopoguerra a oggi, in innumerevoli occasioni il cinema tedesco si è trovato a fare i conti con il trauma mai rimosso del secondo conflitto mondiale, e con tutto il carico di orrore (il nazismo, l'Olocausto e non solo) che quell'oscuro capitolo della storia contemporanea porta con sé. Un gigantesco senso di colpa collettivo declinato, di volta in volta, in un caleidoscopio di rimorsi e responsabilità individuali, sempre pronti a riaffiorare.
È lo stesso meccanismo alla base de L'ultimo viaggio, opera seconda del regista tedesco Nick Baker-Monteys (a ben sette anni di distanza dall'esordio con Der Mann, der über Autos sprang) e sua prima pellicola a essere distribuita in Italia: un film on the road ambientato fra la Germania e l'Ucraina nella primavera del 2014, negli stessi giorni dello scoppio di quella rivolta che sarebbe poi sfociata nella cosiddetta guerra del Donbass.
Ad interpretare il ruolo principale, quello dell'ultranovantenne Eduard Leander, è il veterano Jürgen Prochnow, un attore dal curriculum ricchissimo sia di titoli di culto del cinema tedesco (Il caso Katharina Blum, U-Boot 96), sia di grandi successi internazionali (Beverly Hills Cop II - Un piedipiatti a Beverly Hills 2, Il paziente inglese, Il codice Da Vinci). In gioventù Leander era stato ufficiale della cavalleria cosacca di stanza in Ucraina durante la Seconda Guerra Mondiale; e proprio l'Ucraina sarà la meta del viaggio intrapreso da Eduard subito dopo la morte della moglie, che nell'incipit del film si spegne silenziosamente accanto a lui di fronte alla TV accesa. Sua figlia Uli (Suzanne von Borsody), proprietaria di un ristorante, non comprende le ragioni del padre e accoglie con preoccupazione la notizia della sua partenza; ad accompagnare Eduard, in compenso, sarà la nipote Adele (Petra Schmidt-Schaller), che per la prima volta avrà l'occasione di conoscere davvero quel nonno con il quale fatica a parlare.
L'ultimo viaggio si apre su questo scenario: rapporti familiari freddi, segnati dalle difficoltà di comunicazione fra i membri di tre differenti generazioni e dalla rispettiva solitudine nelle vite dei tre comprimari. Se il personaggio di Eduard Leander sembra prigioniero di un ostinato silenzio, affidando unicamente allo sguardo un peso e una sofferenza che la nipote può soltanto intuire, Adele ci viene presentata come una ragazza che rifiuta di instaurare legami duraturi. Dalla partenza di quel treno diretto in Ucraina, lei e il nonno saranno dunque due bizzarri compagni di viaggio, ai quali si unirà, come una sorta di guida, Lew (Tambet Tuisk), di sangue russo ma cresciuto in Ucraina, e dotato quindi di una gravosa "doppia identità" in uno dei momenti più drammatici nella storia del suo paese.
Il film di Nick Baker-Monteys, infatti, è imperniato su questo parallelismo: il passato e il presente di una nazione, l'Ucraina, che negli anni Quaranta fu devastata dall'occupazione tedesca e divenne teatro degli scontri fra la Wehrmacht e l'Armata Rossa, e che nel 2014 è stata sconvolta da una guerra interna e dall'invasione delle truppe russe sul confine orientale. Il viaggio di Eduard, Adele e Lew nei pressi di Kiev, nei luoghi del passato di Leander, si svolge non a caso nel momento in cui l'Ucraina si sta trasformando di nuovo in un territorio di guerra, e il regista si cura di sottolineare tale aspetto: emblematica in tal senso la sequenza in cui una disperata Uli viene bloccata alla frontiera mentre tenta di raggiungere il padre e la figlia. Alle lacerazioni dell'Ucraina odierna allude inoltre a chiare lettere il personaggio di Lew, il quale tuttavia avrebbe potuto essere sviluppato in misura più significativa.
Ma la sceneggiatura del regista e di Alexandra Umminger preferisce restare focalizzata sulla figura di Eduard, sulle rivelazioni riguardanti i suoi anni da cosacco e sulle contraddizioni morali di un uomo ancora segnato da una guerra lontanissima e dalle scelte compiute più di settant'anni prima. Tematiche - senza svelare troppi dettagli sulla parte finale - quanto mai complesse e impegnative, che il film affronta senza manicheismi e con un lodevole approccio realista, per quanto non sempre in maniera così approfondita, e inciampando su un inutile subplot sentimentale fra Adele e Lew. Una struttura narrativa non sempre impeccabile, insomma, per un'opera che rivela comunque moltissimi spunti d'interesse e che, nella recitazione interiorizzata degli interpreti e nella costruzione credibile dei relativi personaggi, trova due dei suoi principali punti di forza.
Stefano Lo Verme, Movieplayer.it, 29 marzo 2018

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Nick Baker-Monteys, Alexandra Umminger
Fotografia: Eva Fleig
Musiche: Christoph Berg
Montaggio: Dagmar Lichius
Scenografia: K.D. Gruber (Kade Gruber)
Costumi: Heike Fademrecht (Heike Schultz-Fademrecht)
Suono: David Hilgers - (presa diretta)

Nazione
GERMANIA
Distribuzione
SATINE FILM (2018)
Titolo originale
Leanders letzte Reise

 

Nick Baker Monteys, nato a Berlino nel 1964, è cresciuto in Svezia, Inghilterra e Kenya, ha studiato in Scozia e viaggiato in Asia e Africa. È regista e sceneggiatore. Il suo debutto “Der Mann, Der Über Autos Sprang” racconta la storia di un uomo, interpretato da Robert Stadlober, che viaggia attraverso la Germania credendo di poter guarire il padre di un amico defunto. Il film è arrivato al cinema nel 2011 e ha vinto molti premi, tra cui il Premio per la Miglior Sceneggiatura al Max Ophüls Saarbrücken Film Festival e il Premio come Miglior Film all'International Film Festival di Aubagne.
Baker Monteys è anche docente all'Accademia Tedesca di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB) e membro dell'Associazione federale dei registi (BVR).

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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