GIOVEDì  15 Febbraio 
ore 16.00
(Sala Lampertico)

VENERDì 16, SABATO 17 febbraio
ore 20.30
(Sala Lampertico)

DOMENICA 18 febbriaio
ore 15.30
(Sala Lampertico)

LOCANDINA CEST LA VIE

Regia
Eric Toledano, Olivier Nakache
Genere
COMMEDIA
Durata
117'
Anno
2016
Produzione
QUAD + TEN, TEN FILMS, IN COPRODUZIONE CON GAUMONT, TF1 FILMS PRODUCTION, MAIN JOURNEY, PANACHE PRODUCTIONS, LA COMPAGNIE CINEMATOGRAPHIQUE
Cast

Jean-Pierre Bacri (Max), Gilles Lellouche (James), Jean-Paul Rouve (Guy), Vincent Macaigne (Julien), Alban Ivanov (Samy), Eyé Haidara (Adèle), Suzanne Clément (Josiane), Hélène Vincent (Madre dello sposo), Benjamin Lavernhe (Pierre), Judith Chemla (Héléna), William Lebghil (Seb), Kévin Azaïs (Patrice), Antoine Chappey (Henri), Manmathan Basky (Roshan), Khereddine Ennasri

Trama

Nulla è più importante per due sposi del giorno del proprio matrimonio! Tutto deve essere semplicemente magico in ogni momento. E per organizzare la festa perfetta, Max ed il suo team sono i migliori in circolazione! Pierre ed Elena hanno deciso di sposarsi in un magnifico castello poco fuori Parigi e hanno scelto di affidarsi a loro per una serata meravigliosa. Seguiremo tutte le fasi, dall'organizzazione alla festa, attraverso gli occhi di quelli che lavorano per renderla speciale. Inutile dire che sarà una lunga giornata, ricca di sorprese, colpi di scena e grandi risate...

Critica

Questo duo registico composto da Olivier Nakache e Éric Toledano sono una vera e propria forza trainante della commedia, che sembrano possedere una formula vincente, che ancora una volta sorprendono per la qualità della propria commedia, ritraendo la contemporaneità con il loro taglio comico, sagace, un dramma giocoso che racconta di molti fardelli che attanagliano il mondo di oggi, dal lavoro, alla diseducazione sentimentale, con uno stile preciso, personale che risulta molto più esemplificativo di un saggio fenomenico. C’est la vie si impone come un film corale, in cui Max ha una voce più udibile, essendo colui che dirige dall’interno il processo di preparazione del matrimonio, o meglio tentando di dirigerne le dinamiche interne. Ed è proprio questo il carattere interessante della pellicola, permettere allo spettatore di inserirsi in un mondo sconosciuto, fatto di precarietà, di fallimento, di agitazione in cui tutto al di fuori di esso deve essere perfetto, in cui tutto è predeterminato. Tutto ciò che mostra C’est la vie è come spesso le cose non vadano assolutamente nel modo giusto, e quanto si possa assimilare e rendere al meglio anche le esperienze più desolanti, riuscendo a trasformare un disastro dopo l’altro in una commedia umana spassosissima, rasserenata da un sarcasmo asciutto e spesso goliardico. C’est la vie è tempestato da momenti di tensione, cambi di programma, litigi tra camerieri, band con uno spiccato senso della musica, un futuro marito molto esigente, e un team alle prese con un matrimonio in cui tutto deve necessariamente essere perfettibile, in cui la cui carica comica non si esaurisce mai. Questa armata Brancaleone con la sua spensieratezza, il chiasso e l’imbarazzo rendono la pellicola una lucida retrospettiva della nostra società, i cui caratteri si possono leggere singolarmente, separatamente, pur restando un racconto corale che si lascia apprezzare sia nella sua specificità che nella sua universalità. Effettivamente lo spaccato che viene tracciato è infingardo, scanzonato e coraggioso, la cui forza è nelle mani dei personaggi, della sceneggiatura che è brillante, ammirevole, anche eroica perché no, poiché ritrae gli eroi di tutti i giorni, coloro che lavorano, si sacrificano, cercano di restare a galla nonostante i cambiamenti, la tecnologia, che rende molto spesso la mano dell’uomo sempre più sacrificabile, sublimando i meravigliosi difetti che dividono l’uomo, rendendolo un essere sia nobile che livoroso. C’est la vie, come accade nella vita, non rassomiglia ad un sepolcro imbiancato, dietro la sua apparenza sprezzante non nasconde brutture o false morali, cosa in cui spesso la commedia inciampa. Il film non si conclude con la soluzione ad ogni dilemma, ma ogni accadimento, ogni complicazione semplicemente lo si prende con filosofia. I due registi riprendono le frenesie, le agitazioni di questo team burrascoso, che è un mondo, un metateatro traboccante di personaggi secondari, di piccole comparse che rendono prezioso e chiaro il senso della festa. Ed è un teatro formidabile, che con i suoi atti, le sue gallerie, i suoi dietro le quinte, il suo palcoscenico, le sue battute, cerca di tenersi in piedi, dovendosi fronteggiare con un pubblico sempre diverso, quello che partecipa al matrimonio, il pubblico in sala e gli sposi, che si trovano nel mezzo di una farsa in cui sono complici, attori e che restano all’oscuro di molte improvvisazioni della compagnia: ad esempio quando, in attesa del piatto principale, vengono serviti dei fagottini salatissimi volti a riempire lo stomaco degli invitati, un gag superlativa. Gli attori principali sono un tutt’uno, vengono proposti assieme, nessuno stona o è lasciato al caso, da Bacri a Vincent Macaigne, a Gilles Lellouche. Tutto ciò rende la commedia di Nakache e Toledano un esempio vero della comicità che sa colpire nel segno, che non stanca mai, che non è mai ridondante, presentata con una leggerezza apprezzabile pur parlando e trattando spesso tematiche rischiose o con un senso, seppur celato, di grande impatto sociale.
Lucia Tedesco, Cinematographe.it, 31 ottobre 2017

Tre anni dopo Samba, i re del feel-good movie alla francese (Quasi amici) realizzano il loro film più convincente. Se il soggetto è banale e il suo sviluppo convenzionale (i fusibili saltano, il piatto principale si guasta, le suocere incanagliscono), il punto di vista è originale. Eludendo il sempiterno regolamento di conti familiari, Éric Toledano e Olivier Nakache seguono l’attività frenetica agita dietro le quinte da una piccola impresa multietnica di cuochi pagati in nero, camerieri improvvisati senza il permesso di soggiorno, fotografi frustrati, maître de salle pedanti, sedicenti cantanti poliglotti. Commedia corale, C’est la vie! cerca i suoi coristi ai quattro angoli del cinema francese. Da Judith Chemla a Gilles Lellouche, da Vincent Macaigne a Suzanne Clément, passando per Benjamin Lavernhe e William Lebghil, tutti lustrano, fino a lucentezza, il rispettivo registro di predilezione. Interpreti eterogenei, provenienti da orizzonti diversi, infondono il senso della festa del titolo originale (Le Sense de la fête). A dirigerli, tra un brano di Eros Ramazzotti e una chanson (richiesta) di Fèlix Mayol, è Jean-Pierre Bacri, che ribadisce il suo personaggio di burbero flemmatico e brontolone. Assenza ostinata di sorrisi, è perfetto a contenere il rilassamento disciplinare del personale e gli intenerimenti leziosi dei due autori. Accordando la commedia al suo diapason, la sua presenza opaca e toujours contre agisce come conduttore, affilando gli angoli sovente smussati del cinema di Toledano e Nakache, che abbandonano l’utopia sociale per festeggiare con grazia e (fuochi di) artificio l’effimero.
Marzia Gandolfi, Cinematografo.it, 30 ottobre 2017

Lasciata l’emarginazione sociale come tema diretto e dominante di Samba, i due re Mida della commedia francese, Eric Toledano e Olivier Nakache, realizzano una commedia a tutto tondo, dal titolo italiano sonoro, C’est la vie, e originale beneaugurante, Il senso della festa.
La festa in questione è quella di matrimonio organizzata dall’agenzia del wedding planare Jean-Pierre Bacri, che ritroviamo con piacere al di fuori dei salotti della Parigi radical chic dei suoi duetti con l’ex compagna Agnes Jaoui, salutandolo nel ruolo di capo banda di un gruppo di variegati lavoratori. Il senso dell’operazione è quello di regalare un dietro le quinte di quello che di solito il cinema mostra di un matrimonio, alla scoperta della varia umanità di chi lavora per rendere speciale quello che sulla carta dovrebbe essere l’ultimo rituale pubblico, la messa in scena definitiva. Un lavoro in comune che assomiglia molto al set di un film. Allora perché non scoprire chi la prepara, questa messa in scena. La scelta è caduta su interpreti di consorterie molto lontane tra loro del cinema francese, proprio per rappresentare le famiglie differenti che partecipano a un vero matrimonio. C’est la vie è un microcosmo della Francia tutta, multietnica anche non volendolo.
C’è Vincent Macaigne, qui nei panni di un professore che corregge le violenze dei suoi colleghi alla lingua francese, incapace di riprendersi dalla riforma grammaticale che sta cancellando l’accento circonflesso; non manca un Gilles Lellouche esilarante cantante di una band sgangherata, alle prese con Eros Ramazzotti in un italiano inventato, oltre a un fotografo amante più del buffet che delle reflex, che odia chi fa foto col cellulare, e la sorpresa del film, Eye Haïdara, organizzatrice del capo alla ricerca di maggiore autonomia, ma pronta ad andare in ebollizione come uno scaricatore di porto.
Ognuno ha le sue esigenze, e il povero Bacri corre da ogni parte per accontentarle e risolvere i problemi che non mancano di complicare la preparazione del lieto evento. Sono tutti attenti alla loro situazione, ma l’impegno così imminente li porta a fare squadra, in una commedia esilarante, in cui ogni personaggio è delineato con pochi tratti mai banali e a cui ci si affeziona presto. Un film che riesce a farci anche commuovere, raggiungendo momenti di poesia ed emozione non frequenti per una commedia. Senza seriosi monologhi o racconti frontali sullo spaesamento di questi anni, con C’est la vie prendono un po’ di rincorsa, la distanza della risata, per centrare il bersaglio, semplice e chiaro: siamo tutti fuori tempo, ma il senso della festa non deve venire meno, è proprio in questi tempi cupi che obiettivi comuni, come la condivisione della quotidianità, diventano gli strumenti più efficaci per risollevarsi.
Bisogna dirlo, Nakache e Toledano non sembrano essere più i paladini del cinema medio, ma ambiscono a qualche etichetta più nobile, almeno questo ci dice C’est la vie, il loro miglior film.
Mauro Donzell, Comingsoon.it, 30 ottobre 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Eric Toledano, Olivier Nakache
Fotografia: David Chizallet
Musiche: Avishai Cohen
Montaggio: Dorian Rigal-Ansous
Scenografia: Nicolas de Boiscuillé
Costumi: Isabelle Pannetier



Nazione
FRANCIA
Distribuzione
VIDEA (2018)
Titolo originale
Le sens de la fête

 

Eric Toledano
Regista e sceneggiatore francese, legato artisticamente a Olivier Nakache, con il quale ha scritto e diretto pellicole come I nostri giorni felici: primi amori, primi vizi, primi baci (2006), Quasi amici - Intouchables (2011) e Samba (2014).
Éric Toledano nasce il 3 luglio 1971, a Versailles, da genitori originari di Meknes, una città situata nel nord del Marocco. Suo padre, impiegato presso l'amministrazione marocchina, si era trasferito a Parigi anni addietro, per lavorare al Centre Français du Commerce Extérieur. Éric cresce così assieme al fratello e alla sorella (che diventerà una nota gastroenterologa) fra Versailles e Parigi, frequentando principalmente i cinema e mal sopportando gli ambienti scolastici che, negli Anni Ottanta e Novanta, erano impregnati di «un orribile spirito di fondamentalismo cattolico», come lui stesso ammette. Ma sono la passione per il cinema e una grande ammirazione per lo stile di scrittura di Woody Allen e di Blake Edwards a spingerlo, fin dall'adolescenza, a sognare di diventare uno sceneggiatore. Guardando poi un gran numero di commedie all'italiana e tutta la filmografia di Sautet e degli Splendid, nonché i capisaldi della commedia inglese, comincia a gettare le basi di quello che sarà il suo stile narrativo e i temi che vorrebbe toccare. Nel 1989, dopo aver compiuto un lungo viaggio negli Stati Uniti (nei quali soggiorna per qualche mese), si iscrive all'università per seguire i corsi di lettere e scienze politiche. Laureatosi nel 1993, con una specializzazione in tecniche di sceneggiature all'Université Paris III Sorbonne Nouvelle, arriva anche alla laurea in scienze politiche alla Sorbonne nel 1995, con specializzazione in sociologia politica. Nel frattempo, non perde mai i contatti con il suo vecchio amico d'infanzia, Olivier Nakache. Insieme, avevano condiviso praticamente tutta l'infanzia, fra gli otto e i sedici anni, in colonie estive, manifestazioni culturali e sport. Con lui, comincia a scrivere e dirigere i suoi primi film. Inoltre, parallelamente ai suoi studi, Toledano aveva già cominciato le sue prime esperienze cinematografiche come aiuto regista per il film Fino alla follia di Diane Kurys.
Il suo primo cortometraggio, co-realizzato proprio con Nakache nel 1995, si intitola Le jour et la nuit. Ne seguirà un secondo, nel 1999, con protagonisti i comici Gad Elmaleh e Jamel Debbouze, ma anche Roschdy Zem, Atmen Kelif e Gilbert Melki, Les Petits Souliers, incentrato su una fantomatica agenzia che offre la possibilità di essere Babbo Natale per la sera del 24 dicembre. Dopo La part de l'ombre (2000), che rimane l'unico corto di cui non sono sceneggiatori, nel 2002, arriva Ces jours heureux (che poi diventerà un lungometraggio), sulla partenza e il ritorno da una colonica estiva e che avrà come protagonista Omar Sy, il loro attore feticcio.
Il duo, a questo punto, si sente pronto per passare ai lungometraggi e, entrati in contatto con la casa di produzione di Dominique Farrugia, propongono all'attore Jean-Paul Rouve una loro sceneggiatura, sperando che lui accetti il ruolo da protagonista. Rouve si innamora della sua parte e lo script, nel 2005, diventa finalmente un film: Je préfère qu'on reste amis..., che avrà nel suo cast anche Gérard Depardieu e Annie Girardot. A seguire, arriva anche la loro seconda opera Primi amori, primi vizi, primi baci (2006), che racconta le tre settimane di un gruppo di bambini all'interno di una colonia estiva. Nel 2009, firmano invece la commedia agrodolce e leggermente grottesca Troppo amici, incentrato sull'esplorazione dei legami familiari attraverso una lunga cena tra fratellli. Ma è nel 2011 che arriva il loro più grande successo con la trasposizione del romanzo di Philippe Pozzo di Borgo "Il diavolo custode", Quasi amici - Intouchables con Omar Sy e François Cluzet (rispettivamente badante e ricco paraplegico diventati migliori amici), che ha non solo un grande successo in patria, ma anche in tutto il mondo, ottenendo enormi risultati al box office. L'opera riceve anche diverse candidature come miglior film straniero in tantissimi festival internazionali (BAFTA, European Film Awards, Goya e David di Donatello) e diverse nominations ai César (migliore sceneggiatura originale, regia, film), ma nonostante sia visto di buon occhio dal pubblico, non lo è altrettanto dalla critica (soprattutto quella italiana) che lo accusa di sfruttare un meccanismo comico e narrativo da anni usato nell'industria hollywoodiana, in un ambiente europeo. Ci ritenteranno con Samba (2014), tratto dal romanzo omonimo di Delphine Coulin e incentrato sulla storia d'amore fra un senegalese che cerca di avere i documenti necessari per essere in regola in Francia e una donna dell'alba borghesia fortemente depressa.
Il lavoro in radio
Toledano, chiaramente sempre assieme a Nakache, sono stati anche due presentatori radiofonici. Intorno alla fine degli Anni Novanta, hanno lavorato nella piccola stazione radio indipendente Plural Paris, conducendo una programma dedicato al cinema, che ha permesso loro di conoscere registi come Jean-Paul Lilienfeld, Laurent Benguigui e Malik Chibane.

Olivier Nakache
Regista e sceneggiatore francese, legato artisticamente a Éric Toledano e fratello dell'attrice e regista Géraldine Nakache, è l'autore di pellicole agrodolci come I nostri giorni felici: primi amori, primi vizi, primi baci (2006), Quasi amici - Intouchables (2011) e Samba (2014).
Olivier Nakache nasce il 15 aprile 1973, a Suresnes, un comune francese situato nell'arrondissement di Nanterre, figlio di un direttore informatico e di un'assistente contabile. Cresciuto assieme alla sorella Géraldine (che diventerà una nota attrice e regista), lega la sua vita professionale e privata, fin dall'infanzia, a quella del suo migliore amico Éric Toledano, con il quale, una volta adulto, lavorerà nel campo cinematografico come regista e sceneggiatore.
È il 1995, quando firmano il loro primo cortometraggio Le jour et la nuit con Zinedine Soualem e Julie Mauduech. Quattro anni più tardi, dirigono Les Petits Souliers, con Jamel Debbouze, Gad Elmaleh, Atmen Kelif, Roschdy Zem e Gilbert Melki, incentrato su un'agenzia che offre a chi è giovane e disoccupato la possibilità di essere Babbo Natale per la notte della vigilia. Il corto ottiene numerosi premi cinematografici nazionali e ha il merito di dare una prima notorietà la coppia di Nakache-Toledano.
Dopo altre esperienze nei corti (La part de l'ombre, Ces jours hereux), nel 2005, decidono di passare ai lungometraggi e firmano Je préfère qu'on reste amis... con Gérard Depardieu e Jean-Paul Rouve. L'amicizia con Rouve sarà così forte da spingerli a rivolerlo con loro in I nostri giorni felici: primi amori, primi vizi, primi baci, una commedia incentrata su un'estate in una colonia infantile e che è una versione estesa di un loro corto. Il film ha un notevole successo e li spinge a continuare sulla stessa strada, stavolta concentrandosi su una famiglia multirazziale, con Troppo amici, dirigendo Vincent Elbaz, Isabelle Carré, François-Xavier Demaison, Audrey Dana e Omar Sy. Benché la critica italiana sia aspra con questa pellicola, accusandoli di una faciloneria nella stesura della sceneggiatura, il pubblico e la critica francese applaudono il loro operato. Ma il picco più alto della loro carriera, quello che rappresenterà il loro più grande successo al box office e che li farà vincitori di numerosi premi internazionali (David di Donatello, Goya etc.) è Quasi amici - Intouchables, con il loro attore feticcio Omar Sy e François Cluzet. La storia di un ragazzo, uscito di fresco dal carcere, che si ritrova improvvisamente badante di un ricco paraplegico, con il quale instaurerà una profondissima amicizia, trasposizione di "Il diavolo custode" di Philippe Bozzo di Borgo, anche in questo caso, è vista negativamente dalla critica cinematografica italiana che trova che la storia vera, contenuta nel libro, sia trattata con gli stessi meccanismi della commedia americana, sfruttati fino all'inverosimile dall'industria hollywoodiana e, quindi, dichiarando che non porti nulla di nuovo nella cinematografia europea. Nel 2015, esce invece Samba, ispirato al romanzo omonimo di Delphine Coulin e che tratta della storia d'amore fra un senegalese senza permesso di soggiorno e una stressata donna d'affari francese.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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