GIOVEDì 16 novembre
ore 22.00
(Sala Lampertico)
VENERDì 17, SABATO 18  e DOMENICA 19
ore 16 - 18.30 - 21

locandina MR OVE

Regia
Hannes Holm
Genere
COMMEDIA, DRAMMATICO
Durata
116'
Anno
2015
Produzione
TRE VÄNNER PRODUKTION AB
Cast

Rolf Lassgård (Ove), Bahar Pars (Parvaneh), Ida Engvoll (Sonja), Filip Berg (Ove giovane), Catharina Larsson (Anita), Klas Wiljergård (Jimmy), Börje Lundberg (Rune), Tobias Almborg (Patrick), Simon Edenroth (Adrian), Poyan Karimi (Mirsad), Stefan Gödicke (Padre di Ove), Johan Widerberg (Uomo con la camicia bianca)

Trama

Ove è un burbero 59enne, vedovo e in pensione, che diversi anni fa è stato deposto dalla carica di Presidente dell'Associazione dei condomini, ma nonostante questo ha continuato a controllare l'area del vicinato con dedizione e ostinazione. Quando nella casa vicino alla sua si trasferisce la famiglia di Parvaneh, una ragazza di origine iraniana sposata con uno svedese e madre di due bambine, l'approccio negativo alla vita di Ove viene messo alla prova dando vita a una inaspettata amicizia...

Critica

Scritto e diretto con grande sentimento da Hannes Holm (regista tra i più amati in Svezia), Mr. Ove (A Man Called Ove) è tratto dal romanzo L’Uomo che Metteva in Ordine il Mondo di Fredrik Backman, scrittore svedese che in questi anni è diventato tra i più venduti al mondo con ben 7,5 milioni di copie all’attivo. Difficile trovare una formula che possa sintetizzare l’essenza racchiusa in questi 116 minuti, dal momento che il film di Holm, Candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero e vincitore del Premio EFA come Miglior Commedia Europea, ha si in sé le tracce di un humor efficace ma anche notevole malinconia, tristezza e una notevole dose di melodramma. Da un certo punto di vista si può dire che porti avanti il concetto di commedia agrodolce ma in modo molto diverso dalla tradizione italiana. Strutturato su una continua linea di flashback originali e pieni di poesia, Mr. Ove è senza ombra di dubbio uno dei più viscerali ed onesti film biografici visti ultimamente al cinema, il racconto della vita di un uomo comune, e più ancora di quanto il passato possa essere sovente un fardello e allo stesso tempo una benedizione. Su tutto e tutti certamente domina il protagonista, interpretato da uno straordinario Rolf Lassgàrd nella sua forma più vecchia ed insopportabile, e da un non meno efficace Filip Berg in quella più giovane. Anima triste e timida, animato però da una determinazione silenziosa (almeno in gioventù) e senza timori, Ove è un po’ l’emblema degli uomini orso, quelli duri fuori ma teneri dentro, quelli un po’ incompresi e sottovalutati o che forse si sottovalutano e che quando sentono che il mondo gli ringhia dietro rispondono ringhiando più forte. Mario Rigoni Stern del resto ricordava spesso come le donne, chiedendo alla controparte di “non fare l’orso”, non capissero quanto in realtà gli uomini orso fossero i migliori, in quanto i più fedeli, i più affidabili, i più protettivi…
La straordinaria fotografia di Goran Hallberg e le musiche di Gaute Storaas ci trasportano in due dimensioni temporali complementari ed opposte. Quella della gioventù, dei ricordi, dell’amore e degli slanci giovanili piena di colori, di luci, di suoni a cui si contrappone quella di un presente grigio, opprimente, autunnale come neanche Ungaretti avrebbe saputo concepire.
È forse un film sul rimpianto? Si, certamente. Un film che elogia e condanna allo stesso tempo la timidezza, la innalza infatti quando porta con sé il rispetto verso gli altri ma la affossa quando ciò vuol dire perdere occasioni, perdere sogni per paura di non si sa bene quale ombra oscura.
Eppure proprio per questo Mr. Ove è prezioso e originale, dal momento che i timidi quasi mai sono i reali protagonisti di un film se non quando bisogna narrarne la trasformazione in audaci e insopportabili pavoni qualunque. La stessa natura è usata in modo perfetto per delineare ogni singolo momento narrativo, con la bellissima estate scandinava e l’uggioso autunno che si alternano, così come Ove alterna i suoi bellissimi, idealizzati ricordi, al tremendo presente multiculturale che non capisce e che non comprende. A suo modo Mr. Ove è anche una staffilata alla società svedese immobile, attaccata a regole che non sono altro che spaventapasseri più efficaci contro l’empatia umana che contro i malintenzionati e i selvaggi, i peggiori dei quali anche in questo film indossano cravatte e guidano auto costose. E, in modo assolutamente coerente con tutto il film, l’opera è allo stesso tempo un elogio alla Svezia, al suo essere uno dei paesi più aperti verso gli omosessuali, più ecologisti, dove il concetto di comunità e vicinato ha ancora un valore importante. Ma prima di ogni altra cosa Mr. Ove è un film sull’amore. Non quell’amore hollywoodiano con canzoni in sottofondo, fusti dagli addominali scolpiti e barbie in carriera imbronciate, ma su come due opposti si attraggono, creano qualcosa, si concentrano sulle cose importanti, superano ostacoli e dolori e cercano sempre e comunque di lottare assieme.
Se proprio bisogna trovare un difetto a questo Mr. Ove è l’eccessiva lunghezza quando venti minuti in meno e sopratutto il non spiegare e mostrare tutto, ogni cosa, avrebbero potuto giovare e non poco, dal momento che un approccio naturalista al cinema e una durate così lunga difficilmente si sposano in modo efficace. Il finale poi è forse un po’ forzato, un po’ troppo melenso e la ricerca di un happy end a tutti i costi un po’ troppo zuccherosa, ma sono difetti che si possono tranquillamente perdonare ad un film vivo, pieno di sentimento, attraversato da uno humor sottile e molto originale.
Giulio Zoppello, Cinematographe.it, 29 ottobre 2017

Dacché esistono le storie, i personaggi burberi e scontrosi hanno sempre rappresentato un materiale narrativo prezioso. Meglio se non giovanissimi, e meglio ancora se corazzati in questo modo per difendere e nascondere un cuore tenero e un animo sensibile: perché il giochino cui si prestano di più è quello legato all'ansia di redenzione, di miglioramento, magari anche un po' moralista, che spesso s'ingenera nel lettore o nello spettatore.
Lo Scrooge di Dickens è ovviamente un chiaro modello, in questo senso, poi mutuato da personaggi come il Grinta, Gregory House, Walt Kowalski, Melvin Udall, gli irresistibili brontoloni della coppia Lemmon/Matthau. Ora, dalla Svezia, arriva Ove Lindahl, vedovo 59enne trattato come un esubero dal management giovane della fabbrica dove ha lavorato per una vita, ossessionato dall'ordine e dalle regole che tenta - vanamente - di far rispettare all'interno di una piccola comunità residenziale che per anni ha gestito da amministratore, prima di essere fatto fuori per la sua intransigenza. Ove Lindahl, fondamentalmente, è un gran rompicoglioni. E che tenti di togliersi la vita per raggiungere l'unica donna che abbia veramente amato non commuoverebbe molto i suoi vicini, quand'anche lo venissero a sapere.
Infatti, a tentare di costruire un rapporto con Ove, rovinandogli peraltro un impiccagione e un'asfissia da gas di scarico, ecco che arrivano i nuovi vicini: giovani, confusionari e rumorosi, ma tanto carini e calorosi, specie lei, che è persiana, chiacchierona e che diventa amica del vecchio brontolone per davvero. Isn't it ironic, per uno che è ossessionato dalle auto svedesi, dalle SAAB in particolare, e che inveisce rabbioso contro chi compra tedesco o francese? Non tanto, perché Ove in fondo non ha pregiudizi di razza, genere o sesso, purché le cose vengano fatte in un certo modo.
Alla vecchia maniera, old school, perché alla fine Ove è - e non poteva essere altrimenti - un portatore di valori positivi, che finiranno con l'essere trasmessi anche ai giovani che incontra. Alle figlie della vicina in primis, che diverranno le bambine che una vita crudele non gli ha mai fatto prendere in braccio. Si sarà capito, insomma, che la storia di Mr. Ove è paradigmatica almeno quanto il suo protagonista. Che il percorso di ammorbidimento del burbero di turno prevederà tutte le tappe previste e prevedibili per permettere a lui di sciogliere un po' dei suoi nodi interiori, e a noi di costruire un'empatia rafforzata dalla conoscenza di un background faticoso e raccontato con un po' di flashback pre-quasi-morte. Tappe che, andando avanti con il racconto, saranno anche quelle inevitabilmente destinate a rivestire il ruolo di strappalacrime.
Paradgmatico, sì. Prevedibile, anche. Ma c'è da dire che se Mr. Ove funziona, funziona grazie alla cura dei dettagli che lo rendono umano e credibile, a quei piccoli gesti nella recitazione di Rolf Lassgård e a quelli ripetitivi del personaggio che interpreta, per quell'aria sempre un po' sospesa e stralunata che hanno tanti titoli scandinavi.
Al fatto che Ove è uno che, se odia, odia solo gli idioti, in un mondo - il nostro - dove invece l'idiozia viene troppo spesso ostentata e appuntata al petto come fosse una medaglia di cui andare orgogliosi. E sì, anche a quella piccola ma esemplare trovata legata alle automobili, al culto della macchina, all'idolatria per quel marchio stampigliato sulla calandra del radiatore.
Che, come tutto il film, fa ridere, arrabbiare e commuove allo stesso tempo.
Federico Gironi, Comingsoon.it, 25 ottobre 2017

Profondamente svedese, il dramedy diretto da Holm lavora sul tipico doppio binario scandinavo della tragedia-spassosa e della commedia-malinconica. Intriso di poesia proveniente dai flashback sulla vita del protagonista - incarnato da un magnifico Rolf Lassgárd - 'Mr. Ove' non perde mai il passo col senso profondo del proprio racconto, antico ed eterno come si addice alla grande epica della vita umana.
Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 2 novembre 2017

Si tratta di una storia di 'burbero benefico' che esordisce in modo piuttosto promettente, come una commedia nera con sfumature di cinismo. (...) Peccato che in Ove (...) non si realizzi quella metamorfosi da antipatico a simpatico che era, evidentemente, nelle intenzioni della regia. Verso la fine lo spettatore si ritrova in un feel-good movie in piena regola, una trama di redenzione già vista che gli lascia l'impressione di essere stato manipolato.
Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 2 novembre 2017

Man mano che scopre le carte del personaggio, la commedia dolceamara dello svedese Hannes Holms si fa più prevedibile, ma resta intatto il garbo e il surreale umorismo e Rolf Lassgård è interprete ottimo.
Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 novembre 2017

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Fredrik Backman – (romanzo)
Sceneggiatura: Hannes Holm
Fotografia: Göran Hallberg
Musiche: Gaute Storaas
Montaggio: Fredrik Morheden
Scenografia: Jan Olof Ågren
Costumi: Camilla Olai-Lindblom
Tratto da: romanzo "L'uomo che metteva in ordine il mondo" di Fredrik Backman (ed. Mondadori)



Nazione
SVEZIA
Distribuzione
ACADEMY TWO
Titolo originale
En man som heter Ove
Tratto da
romanzo "L'uomo che metteva in ordine il mondo" di Fredrik Backman (ed. Mondadori)

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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