GIOVEDì 8 giugno
ore 21.00 (Sala Lampertico)
VENERDì 9, SABATO 10 e DOMENICA 11
ore 16 - 18.30 - 21

LOCANDINA UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA

Regia
Rama Burshtein
Genere
COMMEDIA, ROMANTICO
Durata
110'
Anno
2017
Produzione
NORMA PRODUCTIONS
Cast

Noa Koller (Michal), Oz Zehavi (Yos), Ronny Merhavi (Feggie), Irit Sheleg (Madre di Michal), Amos Tamam, Dafi Alferon, Jonathan Rozen, Oded Leopold, Udi Persi

Trama

Michal ha 32 anni. Dodici anni fa ha abbracciato la fede in Dio e ora sta per sposarsi. Un mese prima del grande evento, durante i preparativi del matrimonio, il futuro sposo le confessa di non essere innamorato di lei. Michal è sconvolta, ma non vuole per nessun motivo tornare alla vita da single, piena di appuntamenti e delusioni. Anzi, vede tutto ciò un'opportunità di cambiamento e crede che sarà aiutata da Dio che è buono e dolce. Ha un mese per mettere alla prova la sua fede e realizzare il suo sogno.

Critica

Quando quattro anni fa Rama Burshtein portò a Venezia (allora in gara) il suo film d’esordio, La sposa promessa, fu una completa rivelazione: il milieu ultraortodosso con i suoi rituali e le sue regole, lo struggente romanticismo in una realtà di matrimoni combinati, la chimica felice tra attori scafati e altri esordienti, il tocco delicato di una regia capace di sondare il cuore dei personaggi con una facilità e una limpidezza ammirevoli, una concezione spaziale del cinema – a partire dal titolo originale , Fill the Void – dove è tutto un gioco di prossimità e distanza, di conquiste e arretramenti.
Un nucleo poetico e tematico che è riconoscibile anche in Through the Wall – Un appuntamento per la sposa, dove la pratica delle nozze “al primo appuntamento” regala una nuova vulgata. Stavolta a dover affrontare l’altare non è una giovane e timorosa donna chassidica indirizzata dai genitori, ma una già più avanti con gli anni, grintosa e simpaticamente lunatica. Michal ha 32 anni e sta per convolare quando un mese prima del matrimonio viene mollata dal futuro sposo che le confessa di non amarla. Tragedia? Nient’affatto. L’indomita Michal decide ugualmente di andare avanti con i preparativi, confidando nell’aiuto di Dio e nella speranza di trovare un altro uomo da sposare entro la data fissata per le nozze.
Ancora una volta la Burshtein ci regala un personaggio femminile a tutto tondo, intenso e imprevedibile, magnificamente interpretato da Noa Koller, mentre flirta maggiormente con la commedia romantica e cerca il pubblico più di quanto non abbia fatto nel precedente. Una rom-com riletta però sotto la luce della Grazia: in fondo lo sposo occulto di questo matrimonio col punto di domanda è Dio, cui Michal affida tutta se stessa, riponendovi ogni promessa, ogni speranza di completezza. Come nella migliore tradizione chassidica, anche Through the Wall (torna il riferimento alla spazialità del mondo, del cinema) diventa un racconto parabolico sulla Fede, perché quel muro attraverso cui Michal dovrà passare è la scommessa con cui la donna si gioca tutta se stessa, quella credenza apparentemente infondata secondo cui la felicità tanto agognata – che altro non è se non autentica e totalizzante esperienza d’amore – non le verrà negata.
La qualità di una scrittura mai banale, puntellata da dialoghi del tutto impensabili oggi in una commedia, unita alla semplicità di una messa in scena tutta primi piani e piani medi, sintonizzata con la ritmica sentimentale dei personaggi, costituiscono il punto di forza di un film sì meno trattenuto del precedente, ma anche meno dirompente ed epifanico. E’ il cruccio delle seconde nozze.
Teo Zampa, Cinematografo.it, 31 agosto 2016

Michal non è una bellezza convenzionale, diciamo così. Michal (interpretata da Noa Koler, bravissima)è una ragazza buona e generosa, molto osservante, leggermente sovrappeso, che non ha un gran gusto nel vestire e che di lavoro gestisce una fattoria didattica ambulante: e cioè porta animali esotici in giro per le scuole per mostrarli ai bambini, serpenti compresi.
Ma tutto questo lo impariamo nel corso del film: perché la Michal che conosciamo nella primissima scena del film - che però, con una piccola raffinatezza di scrittura, già contiene tutto quello che verrà dopo - è solo una ragazza in crisi e in cerca di marito.
Non è il matrimonio in sé a contare: quel che Michal vorrebbe è l'amore, ma anche il rispetto e la "normalità" che il legame ufficiale porta con sé.
Eppure, nonostante le rassicurazioni della "maga" da cui si reca all'inizio del film, la ragazza viene piantata dal promesso sposo proprio quando stanno decidendo il banchetto nuziale; e lei, incassata la botta, decide di rilanciare, di giocarsi il tutto per tutto, di sperare nel miracolo. Prenota la sala del ricevimento per l'ottava notte di Hanukkah, che arriverà in 22 giorni, fiduciosa che di lì ad allora un marito sarà in grado di trovarlo.
Tutto Un appuntamento per la sposa è costruito attorno a questa folle e testarda scommessa di Michal, che punta tutta la sua vita, la sua reputazione, la sua dignità sul cavallo più improbabile, su quello che tutti - anche quando la rassicurano - danno per perdente.
C'è una lettura stancamente femminista che vorrebbe questa commedia coraggiosa e intelligente legata a vecchi schematismi mortificanti: ma Rama Burshtein - esattamente come aveva già fatto col l'ottimo esordio di La sposa promessa, che aveva rivelato il talento di Hadas Yaron - non fa mistero di voler restare dentro un mondo, quello dell'ebraismo ortodosso e chassidico, che è il suo, e che la sua prospettiva è quella lì, quella di una parte di quel mondo che non ha né intenzione né interesse a voler confrontare i suoi modelli con quelli degli altri.E allora, se si accetta il gioco, se si va a vedere la puntata folle di Michal, si scopre che il suo percorso può essere inebriante, e molto più complesso e universale di quanto si potrebbe superficialmente essere portati a pensare.
Non è una questione di fede, o di zitellaggine: la scommessa di Michal è quella che viene fatta prima di tutto su sé stessa, sulla sua capacità di coniugare la speranza, la necessità e la fedeltà a quello in cui si crede e si è.
La scommessa di Michal è quella di una donna che deve imparare - prendendosi un rischio dopo l'altro, come quando per eccesso di arroganza e insicurezza allontana il divetto pop col sorriso e la faccia da schiaffi del primo Jude Law che si è invaghito di lei e del suo folle tentativo - a capire, a vedere, a credere.
Anche a lasciare che la vita, quella stessa vita cui lei sta forzando la mano, faccia il suo corso.
Rama Burshtein segue la sua protagonista con affetto e con passione, ed evita giudizi facili, lasciando che sia la sceneggiatura a rivelare le sfumature dei caratteri, a raccontare chi sia davvero Michal, e a far capire come e perché arriverà dove arriverà alla fine del film.
Lo fa con una partecipazione capace di rimanere in silenzio e di osservare, di osservare i silenzi, gli scambi, i volti e i piccoli gesti che qui sono spassosi e esilaranti (gli appuntamenti di Michal con alcuni potenziali mariti) , qui delicati e commoventi (tutta la parte finale, ma non solo), senza mai una forzatura, un'alzata di tono, una parola di troppo.
La sua scommessa, la regista, la vince tutta. Quella di Michal, beh: scopritelo voi.
Federico Gironi, Comingsoon.it, 5 giugno 2017

Rama Burshtein torna a Venezia a pochissimi anni dall’esordio con La sposa promessa, opera in concorso che era valsa la Coppa Volpi alla sua protagonista, cambiando radicalmente genere, contenuti e soprattutto forma. Laddove La sposa promessa era un dramma contorniato da una fotografia eterea e soffusa, Appuntamento per la sposa si presenta come una commedia romantica drammatica dai toni molto colorati e dalle note ultrapop. La commistione di generi e il modo in cui calibra ironia, paradossale e surreale, mostrano come la Burshtein sappia prendere in giro il suo sistema culturale e religioso senza perdere di vista una profonda riflessione sulla società israeliana a lei contemporanea. La religione è la fonte primaria della formazione adulta di Michal, che in bilico tra passato e presente arriva a rimettere in discussione la sua fede in Dio per ben due volte: la prima rivolgendosi alla fattucchiera, la seconda mentre è in pellegrinaggio a Uman, in Ucraina, per far visita alla tomba del rabbino Nachman di Breslov. Ma la religione è anche il motore che la spinge a voler necessariamente le nozze: non tanto per il desiderio di formare una propria famiglia ma quanto per la volontà di affossare il male e far trionfare il bene.
Il matrimonio come obiettivo porta Michal a confrontarsi direttamente sia con le donne che la circondano sia con gli uomini che la “tormentano”. Nel suddividere i due generi, la Burshtein gioca di cattiveria e fa prevalere quello femminile sul maschile tanto che Michal nella vita privata è circondata esclusivamente da donne: non vediamo mai (e non sappiamo nemmeno se ne ha) fratelli, amici e un padre. Conosciamo la madre, le tre coinquiline e l’amica Perle, che affetta da SLA nella sua disabilità e nei suoi silenzi viene elevata al rango di figura “saggia”. Gli unici uomini presenti sono i corteggiatori, il cantante famoso e il proprietario della location delle nozze, oltre all’ex marito di Noam che viene spesso invocato ma mai mostrato. Per grande parte di loro, ci sono tentativi di salvezza ma mai certezze: tutti a loro modo peccatori, vengono riscattati sul finale solo da uno di essi, in grado ancora di vedere “attraverso il muro” dei sentimenti e di ammirare la bellezza di quel nudibranco che è Michal.
Che la regista non si sia spostata molto per tecnica rispetto al film di esordio è evidente ma quello che in lei ha avuto un miglioramento di non poco conto è la capacità di scrittura, in grado di dosare ogni elemento con la stessa sicurezza di uno chef affermato. Alla malinconia sottesa della protagonista fanno efficacemente da controcanto i sorrisi beffardi delle situazioni e delle battute, che in mano ad altri avrebbero finito per stancare o per superare la soglia del ridicolo.
Spaggy, Filmtv.it, 5 giugno 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Rama Burshtein
Fotografia: Amit Yasur
Musiche: Roy Edri
Montaggio: Yael Hersonski
Scenografia: Ori Aminov
Costumi: Hava Levi Rozelsky
Produzione: NORMA PRODUCTIONS



Nazione
ISRAELE (2016)
Distribuzione
CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS
Titolo originale
Laavor et hakir

 

Rama Burshstein è nata a New York nel 1967. Nel 1994 si laurea presso il Sam Spiegel Film School in Gerusalemme. Durante quelli anni, scopre la fede e decide di usare il film come mezzo per esprimersi nella comunità Orthodox ebreo. Rama ha scritto, prodotto e diretto film per la comunità ebraica, alcuni solo per le donne. Ha condotto lezioni di sceneggiatura e regia per film e TV nella sua città e all’estero come Ma’ale Film School, Yad Benjamin Film School for Women, Ulpena Arts School, Gerusalemme. Esordisce alla regia con FILL THE VOID, (La sposa promessa) Coppa Volpi Miglior Attrice alla 69 Mostra Internazionale d’arte cinematografica.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

I cookie ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi, l'utente accetta le nostre modalità d'uso dei cookie.