VENERDì 7 aprile
ore 20.30 (Sala Lampertico)
SABATO 8 e DOMENICA 9 aprile
ore 18 - 20.30
(Sala Lampertico)

viaggio LOCANDINA

Regia
Nick Hamm
Genere
DRAMMATICO
Durata
94'
Anno
2016
Produzione
NICK HAMM, MARK HUFFAM, PIERS TEMPEST PER GREENROOM ENTERTAINMENT, TEMPO PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON LIPSYNC PRODUCTIONS, GOREAN FILMS, NORTHERN IRELAND SCREEN
Cast

Timothy Spall (Ian Paisley), Colm Meaney (Martin McGuinness), Freddie Highmore (Jack, l'autista), John Hurt (Harry Patterson), Toby Stephens (Tony Blair), Catherine McCormack (Kate Elgar), Mark Lambert (Bertie Ahern), Barry Ward (Ian Paisley Jr.), Ian Beattie (Gerry Adams), Ian McElhinney (Rory McBride), Daniel Portman(Frank), Lucy Cray Miller (Reporter), Lorna Quinn (Reporter), Richard Doubleday M(Reporter), Patrick Joseph Byrne (Reporter), Virginie Le Brun (Assistente di volo), Kristy Robinson (Mary Lou McDonald)

Trama

Dopo 40 anni di conflitti in Irlanda del Nord, i partiti politici britannici e irlandesi si incontrano a St. Andrews, in Scozia, per cercare di stabilire un accordo definitivo di pace. Il successo dei colloqui dipende dal focoso leader del Partito Democratico lealista Ian Paisley e l'ex comandante dell'IRA Martin McGuinness. Per una serie di circostanze i due nemici giurati, che dovranno accettare di condividere il potere, si trovano costretti a fare un breve viaggio insieme, nella stessa macchina. Durante il percorso, all'iniziale diffidenza e scambio di battute amare, seguirà una conversazione che farà emergere spiragli nelle rispettive armature. I due leader politici scopriranno così di non essere tanto dissimili dando vita a un'amicizia che cambierà il corso della Storia.

Critica

Nel 2006 il governo britannico ottenne un risultato storico, mettendo il sigillo definitivo agli accordi di pace nell'Irlanda del Nord, dopo una guerra civile durata decenni con un altissimo numero di vittime (oltre 3000 alla fine degli anni Sessanta, alla fine del periodo più turbolento, i cosiddetti Troubles). Per farlo però, c’era bisogno di convincere a far parte di un governo congiunto i due maggiori partiti della regione, da sempre irriducibili nemici: Il Partito Unionista Democratico del pastore presbiteriano Ian Paisley, e Sinn Féin, rappresentato dal leader Martin McGuinness, che era stato uno dei capi storici dell’IRA, il braccio armato del partito repubblicano. Due opposti estremismi e due contrastanti visioni del mondo, incarnate in due uomini duri e puri che nemmeno si parlavano. Fatalità volle che prima dell’accordo, i due avversari tornassero insieme a Belfast con un jet privato, per permettere a Paisley di partecipare ai festeggiamenti per il suo cinquantesimo anniversario di matrimonio. McGuinness si offrì volontariamente di accompagnare il rivale. Nessuno sa cosa di dissero, ma venne trovata un’intesa in seguito alla quale Ian Paisley divenne primo ministro e McGuinness suo vicepremier nel governo di coalizione. Non solo, tra di loro si creò, se non un’intima amicizia, una forte complicità che fruttò loro il nomignolo di The Chuckle Brothers, da una coppia di comici inglesi.
Il tempo trascorso insieme in quel viaggio è lo spunto che permette al brillante scrittore e sceneggiatore Colin Bateman di immaginare una storia con cui risponde alla domanda che a volte anche noi ci siamo posti: se due uomini tutti d’un pezzo, che stanno dai lati opposti della barricata – e qua non parliamo di politica degli inciuci ma di un’epoca di aspri e reali contrasti – sono costretti a stare insieme, magari da soli, che fanno? Si parlano, si ignorano, si insultano? Cosa si dicono? Nella finzione il viaggio si fa in macchina, in uno spazio ristretto e di maggiore intimità, che permette inoltre una durata del film quasi in tempo reale col tempo di percorrenza, ed è orchestrato da un agente di sicurezza del governo inglese, Harry Patterson (interpretato da John Hurt in uno dei suoi ultimi ruoli) con la complicità di un suo sottoposto che si finge autista e che deve favorire in qualche modo la creazione di un rapporto tra i due, impresa all’apparenza impossibile. McGuinness sembra più disposto a parlare, ma Paisley respinge sdegnosamente i suoi tentativi di approccio, fino a che un incidente e una deviazione attraverso un bosco li costringe ad avvicinarsi e a fare, almeno a parole, i conti col proprio passato.
Un argomento così delicato era ad alto rischio di urtare molte suscettibilità o di dare vita a un futile esercizio di stile, diventando una favoletta irrispettosa per la sofferenza delle vittime di un conflitto terribile. Invece la qualità della scrittura, i dialoghi (occhio a quello sull’Esorcista, si ride ma la risposta finale di Paisley è raggelante), l’umorismo delle battute e delle situazioni, le trovate e soprattutto il livello della recitazione ne fanno un piccolo miracolo e un film che non si può non amare. Su tutto e tutti giganteggia Timothy Spall in un altro dei suoi perfetti ritratti: se, come speriamo, vedrete il film in originale, per fare un confronto coi manierismi, la voce, la risatina di Paisley basta guardare l’originale su youtube. Ma non è solo la mimesi che ci colpisce in questo gigante della recitazione (siamo convinti da sempre che gli attori britannici non abbiano rivali al mondo), è la sua capacità di far affiorare il lato umano di un personaggio tanto sgradevole e odioso nel suo bigottismo e nella sua presunzione.
Colm Meaney è bravissimo (e somigliante a McGuinness) ma, come accadde anche nella realtà al vero protagonista, più gravato di sensi di colpa e meno ambizioso, non può far altro che fare da ottima spalla al collega. E se John Hurt ci riscalda il cuore ogni volta che appare sullo schermo, sia pure dietro le quinte della storia, Freddie Highmore è la dimostrazione che non esistono piccoli ruoli per grandi talenti. Grandioso nella sua interpretazione del giovane Norman Bates in quella impareggiabile serie tv che è Bates Motel, sfoggia anche qua, nel ruolo del terzo incomodo, cioè dell’autista che deve porta i vip in aeroporto, un carisma e una bravura che incantano.
Il viaggio, diretto senza sbavature dal regista Nick Hamm, è un film sulle leggi della (vecchia) politica, sul cinismo e la durezza, la stima e il rispetto per l’avversario che permettono di superare le differenze più estreme e trovare un accordo per il bene comune, un messaggio di speranza non da poco in tempi come i nostri, dove tutti litigano su tutto e nessuno pensa ai poveri cittadini. Gli storici protagonisti della storia sono entrambi scomparsi – Ian Paisley nel 2014 e il più giovane Martin McGuinness pochi giorni fa, il 21 marzo di quest’anno – e forse si sarebbero fatti delle matte risate di fronte a questa ricostruzione fantasiosa di una storia le cui circostanze sono ormai sepolte con loro. Ma la magia del cinema è quella di inventare e immaginare alternative alla realtà: per questo, quando riesce a intrattenere lo spettatore con la creazione di una versione plausibile, anche la ricostruzione più immaginifica diventa vera.
Daniela Catelli, Comingsoon.it, 23 marzo 2017

Due personaggi chiave per la storia nordirlandese ma rimasti finora pressoché invisibili alla macchina da presa. A colmare la lacuna ha pensato Nick Hamm, nativo di Belfast e dunque ontologicamente sensibile alla causa.
Tenendosi a distanza dal dramma politico, il regista sceglie di mescolare il registro della British comedy al road movie, con l'ovvio sfondo storico del caso. Al centro mette semplicemente il viaggio in macchina - The Journey - compiuto dai due protagonisti in Scozia da St Andrews all'aeroporto di Edimburgo, quale confessionale privato di un hic et nunc irripetibile. I due protagonisti pensano di essere invisibili al mondo ma un punto di vista a loro ignoto li sta osservando e, in un certo senso, manipolando.
Si tratta della "ragion di Stato" incarnata dal Primo Ministro britannico Tony Blair, dai suoi colleghi nordirlandese e irlandese, da un responsabile dell'MI5 a scendere in diplomazia e forze di polizia. Li sorvegliano attraverso uno schermo connesso a una cimice posta all'interno dell'automobile, il cui funzionamento è garantito da un agente sotto le mentite spoglie d'autista. La posta in gioco è troppo importante per lasciarla al privato: il meta-sguardo offerto dal cinema si fa, in tal modo, intermediario con la Storia. Ma è chiaro che a Hamm e al suo sceneggiatore Colin Bateman interessava soprattutto la dialettica fra Paisley e McGuinnes, una sorta di ping-pong verbale governato dall'arguzia e dall'indiscusso talento politico dei due contendenti. Per questo appare indispensabile quanto vincente la scelta di due interpreti in grado di replicare il concetto di "bigger than life": Timothy Spall nelle vesti di Paisley e Colm Meaney in quelle di McGuinnes.
Gran parte della riuscita del film è impressa sui loro corpi e volti, capaci di espressioni-versi-sguardi sostitutivi di mille parole, che pur diventano irresistibili pronunciate nello splendido accento (talvolta slang) irlandese. Un piccolo film senza particolari velleità registiche orientato ad intrattenere mentre mette in scena come può concretizzarsi una pace possibile.
Anna Maria Pasetti, Mymovies.it, 8 settembre 2016

Un breve viaggio fra due nemici giurati determinati ad intraprendere il più grosso salto di fede capace di cambiare il corso della “storia moderna”. Nick Hamm alla regia di questo The Journey presentato fuori concorso alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia; lavoro drammaturgico che suddivide due ideologie differenti, da sempre in conflitto fra loro. Un dualismo conosciuto, quasi inesorabile è il nucleo di questo ultimo lavoro di Nick Hamm.
Britannici ed irlandesi hanno riunito i partiti politici dell’Irlanda del Nord a St. Andrews, in Scozia, per discutere un accordo storico. Improvvisamente, dopo i giorni bui dei Troubles, la pace sembra possibile. L’unico ostacolo è convincere il fervente predicatore protestante Ian Paisley e il repubblicano irlandese Martin McGuinness ad accettare l’accordo e governare insieme.
Scontato sottolineare l’incisività di questo cast tutto britannico, caparbio nella sua “essenza interpretativa”- con un pregiato humor anglosassone – con in prima fila – in tandem – Colm Meaney e Timothy Spall seguiti da attori che seppur complementari, sono funzionali al contesto proposto (Toby Stephens su tutti). The Journey è un lavoro che mostra – marcando – una suddivisione di intenti insanabile capace di sfociare in un utopistico – almeno dall’inizio – “compromesso ” . Il contesto scenografico è senza dubbio l’elemento che maggiormente valorizza positivamente questa pellicola firmata Nick Hamm.
The Journey è un monito ai bretoni, un sussurro socio-politico che richiama all’ordine la comunità irlandese in tutte le sue sfaccettature. Un rapporto necessario, richiesto quasi da Nick Hamm in questo suo lavoro cinematografico, utile a porre fine ad uno degli equivoci più lunghi della storia irlandese. Empaticamente questo lavoro richiama a se un pubblico ben specifico quindi il coinvolgimento emozionale della pellicola non è puramente universale. Nonostante questo The Journey è un lavoro sufficientemente accettabile che non eccede in pretenziosità e che mira a finalizzare il suo reale scopo.
Nick Hamm – da buon nord-irlandese – sente il bisogno di comunicare attraverso The Journey la sua “prospettiva politico-ideologica” armonizzandola – come accennato precedentemente – attraverso una pellicola cinematografica che deve scalfire – almeno – il pubblico irlandese. Ovviamente l’accantonamento – giusto per precisare – verso “l’altro polo” di spettatori non è presente, ma la natura reale di The Journey si riassume nel suo valore intrinseco ovvero l’amor di patria.
Amare la propria nazione, la propria terra abbattendo i soliti luoghi comuni. The Journey si fonda sui rapporti umani, su come coltivarli – anche quelli impossibili – e consacrarli nel migliore dei modi. Eccezionalità non ce ne è ma basta questa conduzione stilistica per poter apprezzare – in maniera sobria – questa pellicola cinematografica. Nonostante sia una tematica sensibile per un gruppo ristretto di pubblico, Nick Hamm – tornando al discorso del non accantonamento – vuole far conoscere e far vivere sulla pelle di chi non può comprendere, questa assurda situazione perpetrata da anni fra due nazioni tanto lontane quanto vicine. Congiungere – almeno provare a farlo – due nazioni in conflitto da anni è la prova “pionieristica” di Hamm; doveroso dunque riconoscergli tale prerogativa.
Alessio Giuffrida, Cinematographe.it, 7 settembre 2016

Ho avuto il piacere di vedere questo film alla sua première al festival di Venezia dove è stato accolto con grandi applausi e sono felice che finalmente esca anche nelle sale italiane.
In tempi come questi, fatti di guerre, odio e muri che dividono, un film come Il viaggio che parla di speranza e pace, trova tutta la sua forza nell'importante messaggio che vuole comunicare: la voglia di unire un paese diviso.
Da applausi le performance di Timothy Spall e Colm Meany che mettono in scena dialoghi taglienti facendo anche divertire lo spettatore.
Assolutamente consigliato.
di Daria72, Mymovies.it, 7 marzo 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Colin Bateman
Fotografia: Greg Gardiner
Musiche: Stephen Warbeck
Montaggio: Chris Gill
Scenografia: David Craig
Costumi: Susan Scott
Produzione: NICK HAMM, MARK HUFFAM, PIERS TEMPEST PER GREENROOM ENTERTAINMENT, TEMPO PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON LIPSYNC PRODUCTIONS, GOREAN FILMS, NORTHERN IRELAND SCREEN

Nazione
GRAN BRETAGNA
Distribuzione
OFFICINE UBU (2017)
Titolo originale
THE JOURNEY

 

Nato il 10 Dicembre 1957 a Belfast (Gran Bretagna). Vincitore di diversi BAFTA, il lavoro di Nick Hamm va dal cinema, al teatro fino alla televisione. Hamm è stato regista della Royal Shakespeare Company lavorando sia su Shakespeare sia su spettacoli contemporanei. Ha lavorato al fianco di autori come Arthur Miller, Edward Bond, e Howard Barker. Dopo aver vinto un BAFTA con il film The Harmfulness of Tobacco, basato su un romanzo di Anton Cechov con Edward Fox, Hamm ha cominciato a immergersi in progetti per il cinema e per la televisione. Per la BBC ha diretto la serie televisiva Play on One, con Catherine Zeta-Jones e Colin Firth e per ITV ha diretto l'acclamata serie Rik Mayall Presents interpretato da Helena Bonham Carter.
Negli Stati Uniti, è showrunner e regista di Rogue, una serie thriller interpretata da Thandie Newton per One Television. È anche showrunner della serie Full Circle, per DirecTV / AT & T creata da Neil LaBute. Tra i suoi lavori cinematografici troviamo Talk of Angels per la Miramax, con Vincent Perez e Polly Walker; la commedia romantica The Very Thoughs of You per Film Four / Miramax scritta da Peter Morgan e interpretata da Joseph Fiennes e Rufus Sewell; il film cult The Hole interpretato da Thora Birch e Keira Knightley per Pathé; il film psicologico/horror, Godsend - Il male è rinato, con Robert De Niro per Lionsgate Films e la commedia Killing Bono, distribuito dalla Paramount Pictures, interpretato da Ben Barnes, Robert Sheehan e Pete Postlethwaite.
Nel 2016 gira la commedia on the road Il viaggio (The Journey), che racconta un gesto destinato a cambiare la Storia, l'incontro tra il reverendo Ian Paisley leader del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinnes del Sinn Féin per mettere fine alla guerra civile che da decenni ha insanguinato l'Irlanda del Nord.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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