MERCOLEDì 24 luglio 2019
ore 21.30
(Chiostri di S.Corona - Vicenza)

LOCANDINA COLD WAR

Regia
Pawel Pawlikowski
Genere
DRAMMATICO
Durata
89'
Anno
2018
Produzione
EWA PUSZCZYNSKA, TANYA SEGHATCHIAN PER OPUS FILM, APOCALYPSO PICTURES, MK PRODUCTIONS
Cast

Tomasz Kot (Wiktor), Agata Kulesza (Irena), Joanna Kulig (Zula), Borys Szyc (Kaczmarek), Jeanne Balibar (Juliette), Jacek Rozenek (Józef Rózanski), Cédric Kahn (Michel), Martin Budny (Americano), Philip Lenkowsky (Straniero), Adam Woronowicz (Console), Adam Ferency (Ministro), Adam Szyszkowski (Guardia), Drazen Sivak (Investigatore 1), Slavko Sobin (Investigatore 2), Aloïse Sauvage (Cameriera), Anna Zagórska (Ania), Tomasz Markiewicz (Capo del ZMP), Izabela Andrzejak (Mazurek), Kamila Borowska

 

Nato il 15 Settembre 1957 a Varsavia (Polonia), trapiantato nel Regno Unito, che ha guadagnato grande fama vincendo numerosi premi per una serie di documentari, che ha diretto negli Anni Novanta, e ai quali sono poi seguiti film a soggetto come My Smmer of Love, vincitore di un BAFTA e di molti European Awards, ma soprattutto per il suo capolavoro Ida (2014).
Pawel Pawlikowski nasce a Varsavia nel 1957, da una famiglia intellettuale polacca. All'età di 14 anni, Pawlikowski lascia la Polonia comunista per vivere in Germania e in Italia, poi decide di stabilirsi definitivamente nel Regno Unito.
Fra la fine degli Anni Ottanta e l'inizio degli Anni Novanta, Pawlikowski si fa conoscere per i suoi documentari, che riescono a mischiare poesia e ironia diventando tutt'uno, raccogliendo pareri positivi nella critica mondiale. From Moscow to Pietushki, per esempio, è un viaggio pieno di lirismo nella Russia dello scrittore cult Venedikt Erofeev, cui seguirà un altro documentario dedicato alla letteratura con l'intenso Dostoevsky's Travels (1991), vincitore di una Menzione Speciale all'European Film Awards, per aver saputo, attraverso un road movie verso l'Europa dell'Est, far rivivere il mito tragicomico del grande autore russo Fyodor Dostoevsky attraverso il suo unico discendente, un autista di tram di San Pietroburgo. Nel 1992, sarà invece più duro (ma non meno poetico, immaginifico e ironico) Serbian Epics, incentrato sulla guerra in Bosnia e allo stesso tempo sulla poesia serba, mischiando la politica di Radovan Karadžic alla figura del generale Ratko Mladic. Arriva poi il surreale Tripping with Zhirinovsky, un viaggio sul Volga lungo il quale si rievoca il dittatore Vladimir Zhirinovsky.
Nel 1998, arriva il primo mediometraggio Twockers, coscritto e codiretto con Ian Duncan, che racconta una love story nello Yorkshire. Diventato poi insegnante di regia e sceneggiatura alla National Film School del Regno Unito e dalla Wajda Film School di Varsavia, fra il 2004 e il 2007, occupa un posto di rilievo nel corso di Arti Creative della Oxford Brookes University.
Nel 2007, scrive e dirige il suo primo lungometraggio a soggetto con Dina Korzun e Paddy Considine: Last Resort. Che gli fa ottenere un Carl Foreman Award. Si tratta di un'opera nel quale mette in luce uno stile costituito da una ruvidità estetica e narrativa che ben si scontra/incontra con temi brutali e fortemente drammatici.
La stessa formula che userà per dirigere e scrivere My Summer of Love con Emily Blunt e Natalie Press che vincerà un BAFTA, un Michael Powell Award e molti altri premi. Il film, che nasce come trasposizione del romanzo omonimo di Helen Cross, ha il pregio di mettere in luce l'ottima recitazione della Blunt.
Nel 2006, è pronto per dirigere un nuovo film, che è l'adattamento del romanzo "The Restraint of Beasts" di Magnus Mills. Sfortunatamente, il progetto andrà in fumo, nonostante il regista avesse già il 60% delle riprese. Una malattia gravissima che colpì sua moglie, lo costrinse a prendersi cura dei loro figli e a rinunciare momentaneamente al suo film, ma, quando la donna morirà alcuni mesi dopo, Pawlikowski deciderà di non portare a termine il suo lavoro e di abbandonarlo definitivamente.
Solo dopo molti anni, nel 2011, il regista polacco riuscirà a tornare sul set con l'adattamento di un nuovo romanzo "The Woman in the Fifth" di Douglas Kennedy, dirigendo Ethan Hawke e Kristin Scott Thomas. Ma la pellicola, per quanto interessante, non è incisiva come quello che viene considerato il suo capolavoro Ida (2013), candidato all'Oscar e ai BAFTA come miglior film straniero, e vincitore dell'European Film Awards per il miglior film, miglior regia e sceneggiatura. È il film del grande salto stilistico. Dall'uso di una macchina da presa in costante movimento, che viene usata per creare inquadrature volutamente sporche, a riprese classiche, perfettamente equilibrate, che abbracciano il cinema Anni Quaranta (motivo della fotografia in bianco e nero), per raccontare la compostezza fredda e glaciale di una crisi religiosa ed esistenziale ma, anche per celare, a una nipote novizia, un segreto familiare custodito nel cuore di una zia. Pawlikowski si conferma un grandissimo talento della cinepresa, che sa esplorale la materia sensibile come solo autori del calibro di Robert Bresson e Ingmar Bergman hanno saputo fare. Ida è un dramma mistico prezioso, privo di facile retorica, rigoroso, elegante, straordinariamente austero, ma allo stesso tempo intenso e magnetico.
Nel 2018 il suo Cold War vince il premio per la miglior regia al Festival di Cannes.
Raramente, il cinema mondiale trova opere di tale impeccabile bellezza formale che ben si sposano con temi vibranti ben impersonati da due ritratti femminili tormentati, in una Polonia struggente, di giovane modernità ma, ancora morbosamente e implacabilmente trattenuta.

 

 

credits:

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