VENERDì 4 agosto
ore 21.15
Chiostri di S.Corona

SULLY LOCANDINA2

Regia
Clint Eastwood
Genere
BIOGRAFICO, DRAMMATICO
Durata
96'
Anno
2016
Produzione
FRANK MARSHALL, ALLYN STEWART, TIM MOORE, CLINT EASTWOOD PER FLASHLIGHT FILMS, KENNEDY/MARSHALL COMPANY, MALPASO PRODUCTIONS
Cast

Tom Hanks (Chesley 'Sully' Sullenberger), Aaron Eckhart (Jeff Skiles), Laura Linney (Lorraine Sullenberger), Mike O'Malley (Investigatore Capo Charles Porter), Jamey Sheridan (Ben Edwards), Anna Gunn (Elizabeth Davis), Holt McCallany (Mike Cleary), Chris Bauer (Larry Rooney), Jane Gabbert (Sheila Dail), Ann Cusack (Donna Dent), Molly Hagan (Doreen Welsh), Patch Darragh (Patrick Harten), Sam Huntington (Jeff Kolodjay)

Trama

Il 15 gennaio del 2009, il mondo assiste al "Miracolo sull'Hudson" quando il capitano "Sully" Sullenberger compie un ammaraggio d'emergenza col suo aereo nelle acque gelide del fiume Hudson, salvando la vita a tutti i 155 passeggeri presenti a bordo. Tuttavia, anche se Sully viene elogiato dall'opinione pubblica e dai media, considerando la sua come un'impresa eroica senza precedenti, alcune indagini sulla decisione presa, minacciano di distruggere la sua reputazione e la sua carriera.

Critica

Con il magico tocco della migliore semplicità, essenzialità, sobrietà, in una parola classicità di cui ha dato tante prove questo grande del cinema contemporaneo, il film si snoda - brevemente, altra virtù - intorno al paradossale processo che Sully e il suo secondo devono subire da parte delle autorità dell'aviazione civile. (...) Tom Hanks calza a pennello. Nuovo Gregory Peck o Henry Fonda costretto a difendere il proprio onore dalle ombre che ingiustamente lo minacciano. L'uomo integro - con i suoi difetti, che rendono ancora più apprezzabile la sua integrità - che assume sulle proprie spalle il peso schiacciante della responsabilità. Riducendo al minimo le parole, l'esternazione di sentimenti e risentimenti. Un uomo vero, insomma. (...) Clint ha il talento del cantore dell'individualismo americano che - come in 'Gran Torino' e in 'Million Dollar Baby', ma anche nell'ostico 'American Sniper'- è coscienza della responsabilità e virilità delle e nelle scelte.
Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 1 dicembre 2016

Sconsigliato solo a chi ha paura di volare, «Sully» è un film davvero per tutti, ma non nel banale senso promozionale bensì in quello dell'opera superiore alle schermaglie di gusto tra la critica e gli spettatori. Il vecchio Clint, infatti, il cowboy di Leone trasformatosi negli anni in un'icona del cinema americano ha diretto l'ennesimo titolo in cui la linearità della messinscena, l'armonia della tecnica e la sicurezza del ritmo trascendono l'interesse dell'argomento, la pertinenza della cronaca e la consistenza poetico-politica dell'assunto. (...) Dando per scontata l'impeccabile immedesimazione di Tom Hanks, la prima raccomandazione critica è quella di azzerare le preoccupazioni per eventuali eccessi di retorica e soprattutto l'eco di certe interpretazioni che hanno tirato in ballo a vanvera le «false sirene» del coraggio a stelle e strisce, magari shakerato in salsa trumpiana. (...) Sfrondando con sperimentata asciuttezza dialoghi e sequenze, il film riesce a concentrare negli sguardi, i silenzi e la spontanea renitenza a lodi e accuse la verosimile personalità di un ottimo professionista che si scopre via via sempre più spaesato e scettico persino in contropiede alla stessa costruzione drammaturgica che sembra mirare nella direzione opposta. È esattamente in questo dettaglio nient'affatto secondario che risiede la grandezza di Eastwood: non sarebbe giusto svilire un'impresa oggettivamente clamorosa, mala diffidenza del cittadino/spettatore viene indirizzata sul destino riservato a coloro che cercano solo di fare il proprio dovere tenendo la schiena dritta e si ritrovano avvolti in un'epica trionfale puramente consumistica.
Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 dicembre 2016

Evitando nella forma e nella sostanza i luoghi comuni del cinema catastrofico (ammirevoli i tempi delle sequenze anche nelle scene più spettacolari, derivate da logica, materiale documentario e anticonformismo registico) Eastwood affida la caratura di un eroe normale a Tom Hanks, eccellenza di equilibrio mimetico e ricerca psicologica. Il portfolio etico di Sully coincide con quello di Eastwood: solitudine del comando, lucidità dell'azione, onore del dubbio, valore individuale della conoscenza. Come sempre, nel cinema di Clint, è uno scontro di poteri: la coscienza e il sistema. Non fosse per l'età, l'avrebbe interpretato.
Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 1 dicembre 2016

Un film classicamente perfetto, che monta, smonta e rimonta - accorciando solo la distanza temporale tra l'ammaraggio e le audizioni - una vicenda nota per guadagnare pathos e suspense: la sceneggiatura di Todd Komarnicki ha drammaturgia da vendere, i dialoghi sono fulminanti anche nell'epilogo da 'court drama', l'ironia si spreca (il cocktail inventato da un barman in onore di Sully: due dita di Grey Goose e uno spruzzo d'acqua!). E che dire degli attori? Oltre a Hanks, che merita la nomination all'Oscar, e Eckhart, anche Laura Linney, Sam Huntington, Anan Gunn, Autumn Reser incantano. E incanta il vero Chesley Sullenberger, piccolo grande uomo che fece il miracolo della responsabilità: civile, quotidiana, umana.
Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 dicembre 2016

Piacerà ai fan di Eastwood che a 86 anni riesce ancora a fare grossi film. E film d'autore. Sully è un altro eroe come piace da sempre al Clint. Come Harry 'Callaghan', come l''American Sniper', un eroe che salva un pezzo d'America, ma dall'America non viene mai riconosciuto né tantomeno amato. Vince, ma vince in solitario. Qui Clint è riuscito a raccontare tre film in uno inscenandoli alla grande tutt'e tre. Dal dramma individuale (...) al dibattito giudiziario (...). Al 'disaster movie' (guardate come l'ottantaseienne è ancora capace di sfruttare le ultime meraviglie della tecnica degli FX).
Giorgio Carbone, 'Libero', 1 dicembre 2016

Clint, con una lezione di cinema, ripercorre, facendo emozionare, quei momenti e il concitato dopo, regalando meritati primi piani ad uno strepitoso Hanks, tornato ai fasti di un tempo.
Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 dicembre 2016

Si trema pensando a cosa avrebbe potuto diventare una storia simile in mani meno ferme: grande spettacolo, manipolazioni plateali dello spettatore, scene ricattatorie di panico e distruzione, retorica patriottarda e familista (...). Niente di simile per fortuna. A 86 anni il regista di molti dei più bei titoli americani dell'ultimo ventennio (...), pilota il suo film con la stessa calma sicurezza del suo protagonista, un accigliato, misuratissimo e memorabile Tom Hanks. Concedendo il giusto allo spettacolo, ma sempre restando 'all'altezza dei personaggi', anche se quell'aereo in planata libera sopra New York potrebbe scatenare un nuovo 11 settembre, come dimostrano gli incubi di cui soffre Sully anche a occhi aperti. L'essenziale infatti è non perdere di vista i protagonisti grandi e piccoli di questa vicenda, ovvero quel 'fattore umano' che il pilota invoca in commissione d'inchiesta per dimostrare come il suo intuito sia stato più efficace di tutte quelle simulazioni al computer proiettate in aula. E peccato che Eastwood, unico peccato veniale del film, non fidandosi abbastanza della nostra immaginazione, non mostri nemmeno un istante la commissione d'inchiesta ascoltare sgomenta la registrazione solo sonora di quei 250 fatidici secondi di emergenza, visualizzando invece subito tutto con la potenza appunto di un film.
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 novembre 2016

(...) Clint Eastwood, che avrà pure 86 anni e il difetto di esternare posizioni politiche reazionarie, si dimostra una volta di più cineasta epico di classica limpidezza di stile. La vicenda del pilota di linea Chesley Sullenberger (...) è narrata con essenzialità, senza mai forzare i toni; e sottolineando invece la nota morale e umana. Nella personificazione di Tom Hanks - come sempre magico per credibilità, intensità, capacità di sfumature - Sully non è solo un abile pilota: è un essere profondamente responsabile.
Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 novembre 2016

Eastwood affida il ruolo del protagonista a Tom Hanks, con capelli e baffi bianchi, perché se c'è un attore al quale uno affiderebbe la propria vita, questo è proprio lui, che aveva già salvato il suo equipaggio attaccato dai pirati somali in 'Captain Phillips' e in pericolo nello spazio in 'Apollo 13'. (...) Come di consueto, Eastwood adotta uno stile di regia asciutto ed essenziale, contando sulla solida sceneggiatura di Todd Komannicki (basata sull'autobiografia dello stesso Sully) e sulla forza dell'interpretazione di Hanks, Eckhart e Laura Linney (...). Senza dubbio il regista ha firmato progetti più innovativi e dirompenti, ma 'Sully' (...) è uno di quei film capaci di portare la gente al cinema e di regalare fiducia in una umanità pronta a dare il meglio di se stessa semplicemente facendo il proprio lavoro con dedizione e competenza. Perché forse è proprio di questi eroi che il mondo ha bisogno oggi.
Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 novembre 2016

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Chesley Sullenberger - (libro), Jeffrey Zaslow – (libro)
Sceneggiatura: Todd Komarnicki
Fotografia: Tom Stern
Musiche: Christian Jacob, The Tierney Sutton Band
Montaggio: Blu Murray
Scenografia: James J. Murakami
Costumi: Deborah Hopper
Effetti: Steve Riley, Michael Owens, The Moving Picture Company
Suono: Alan Robert Murray - (montaggio), Bub Asman – (montaggio)
Tratto da: autobiografia "Highest Duty: My Search for What Really Matters" di Chesley Sullenberger e Jeffrey Zaslow
Produzione: FRANK MARSHALL, ALLYN STEWART, TIM MOORE, CLINT EASTWOOD PER FLASHLIGHT FILMS, KENNEDY/MARSHALL COMPANY, MALPASO PRODUCTIONS



Nazione
USA
Distribuzione
WARNER BROS. PICTURES ITALIA
Tratto da
autobiografia "Highest Duty: My Search for What Really Matters" di Chesley Sullenberger e Jeffrey Zaslow

 

Nato a SAN FRANCISCO, California (USA) il 31 maggio 1930
 
Clint Eastwood
Attore, regista, produttore e musicista. Figlio di Clinton Sr. e Ruth Eastwood, ha una sorella, Jane. Cresce durante il periodo della Depressione e, con il padre costretto a cambiare spesso lavoro, la famiglia si sposta in diverse città della California. Non compie studi regolari e si ritrova a fare i mestieri più disparati per mantenersi: boscaiolo, guardiano notturno, camionista, impiegato in acciaierie e fabbriche di aeroplani, bagnino e persino pianista e trombettista jazz, vista la sua passione per questo tipo di musica. Nei primi anni Cinquanta si arruola nei servizi speciali dell'esercito statunitense e partecipa alla guerra di Corea. Nel 1955 va ad Hollywood per un provino con la Universal, ottenendo solo piccole parti in televisione e in film di serie B. Nel '58 arriva la grande occasione: un giorno va a trovare un suo amico negli studi della CBS, quando un dirigente che lo incontra nei corridoi decide che Clint ha l'immagine giusta per interpretare il cowboy Rowdy Yates nella serie televisiva "Rowhide" di cui in sette anni girerà più di duecento episodi. Nel '64 Sergio Leone lo sceglie per interpretare i suoi 'spaghetti western'. Con la sua faccia spigolosa, gli occhi taglienti e il mezzo sigaro stretto tra le labbra sottili è perfetto per interpretare l'eroe del west, ma anche il personaggio che rilancia il genere poliziesco degli anni Settanta: l'ispettore Callaghan creato dal regista Don Siegel. Alla fine degli anni Sessanta fonda la casa di produzione Malpaso e nel '71 esordisce nella regia con "Brivido nella notte". Da questo momento in poi dirige e interpreta film in cui i suoi personaggi duri e di poche parole acquistano anche toni romantici. Apprezzato in ritardo dalla critica, è stato invitato più volte a Cannes. Nel 1989, grazie a "Bird", vince il Golden Globe come miglior regista premio che riconquista anche nel 1993 per "Gli spietati". E' con questa pellicola che riesce ad aggiudicarsi ben due Oscar per il miglior film e la migliore regia. Nel 1994 è Presidente di Giuria al Festival di Cannes. Nel 1999 è premiato come star più amata di tutti i tempi ai People's Choise Awards. Ha ricevuto diversi premi alla carriera tra cui il prestigioso Irving G. Thalberg Memorial Award nel 1995, il César nel 1998, il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia 2000 e la Palma d'oro alla carriera al 62mo Festival di Cannes. Nel 2005 arriva un altro Golden Globe per la regia di "Million Dollar Baby" per il quale vince anche l'Oscar per il miglior film e la migliore regia. Nel 2008 partecipa in concorso al Festival di Cannes con il suo "Changeling", che gli fa ottenere il Premio Speciale della 61ma edizione. Il film successivo, "Gran Torino" (2008; David di Donatello in Italia e premio César in Francia come Miglior Film Straniero e, sempre in Italia Nastro d'argento allo stesso Eastwood come Regista del Miglior Film) ottiene ancora grande successo pur affrontando il difficile tema dell'integrazione razziale nelle società contemporanee. Tema affrontato anche nel dramma sportivo post-apartheid "Invictus - L'invincibile" (2009), ambientato sullo sfondo del mondiale di Rugby del '95 che segnò un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri e realizzato alla soglia degli 80 anni di età. Instancabile, nonostante la maturità anagrafica, continua a dirigere opere apprezzate da pubblico e critica come "Hereafter" (2010; David di Donatello 2011 come Miglior Film Straniero), "J. Edgar" (2011; biopic sul capo dell'FBI J. Edgar Hoover), "Jersey Boys" (2014; altro biopic, ma di stampo musicale, che narra la storia di Frankie Valli e della sua band The Four Seasons), il pluricandidato dramma di guerra "American Sniper" (2015). Senza dimenticare il ruolo da protagonista accanto ad Amy Adams e Justin Timberlake nel dramma sportivo "Di nuovo in gioco" (2012) di Robert Lorenz. Molto movimentata la sua vita sentimentale: nel '53 sposa Maggie Johnson con cui ha due figli, Kyle (musicista, attore e compositore di colonne sonore) e Alison (stilista), e da cui divorzia nel '78; poi una serie di relazioni: con le attrici Sondra Locke, Frances Fisher (una figlia, Francesca Ruth, attrice) e Roxanne Tunis (una figlia, Kimber, produttrice e make-up artist) e con Jacelyn Reeves da cui ha altri due figli, Kathryn e Scott (entrambi attori). Dal '96 al 2014 è stato sposato con la giornalista Diana Ruiz da cui ha avuto l'ultima figlia, Morgan (apparsa ancora bambina nei film del padre "Million Dollar Baby" e "Changeling") . Dal 1986 al 1988 è stato sindaco della cittadina Carmel-by-the-Sea, in California, dove possiede il Mission Ranch Inn. Appassionato di golf, è proprietario dell'esclusivo Tehama golf club nella Carmel Valley ed è socio del famoso Peeble Beach Golf Club. Pianista jazz di talento, è autore di molte delle colonne sonore dei suoi film.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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