MARTEDì 13 e MERCOLEDì 14 febbraio
ore 15.30 - 18 - 20.30
GIOVEDì 15 febbraio
ore 15.15 - 17.30 - 20 - 22.10

LOCANDINA GLI SDRAIATI

Regia
Francesca Archibugi
Genere
COMMEDIA
Durata
103'
Anno
2017
Produzione
FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN, ANDREA OCCHIPINTI PER INDIANA PRODUCTION, LUCKY RED, CON RAI CINEMA
Cast

Claudio Bisio (Giorgio Selva), Gaddo Bacchini (Tito Selva), Cochi Ponzoni (Pinin Innocenti), Antonia Truppo (Rosalba Bendidio), Gigio Alberti (Gianni), Barbara Ronchi (Annalisa), Chiara Chiarelli (Elena), Federica Fracassi (Carla), Sandra Ceccarelli (Livia Innocenti), Giancarlo Dettori (Prof. Ferrara), Ilaria Brusadelli (Alice Bendidio), Matteo Oscar Giuggioli (Lombo), Donatella Finocchiaro (Presidente Barenghi), Nicola Pitis (Pippo), Nicolò Folin (Yacco), Gabriele di Grali (Boh), Massimo de Laurentis (Polonia), Gianluigi Fogacci

Trama

Dopo la separazione, anni fa, Giorgio Selva ha ottenuto l'affido condiviso e si occupa per metà tempo del figlio Tito, di diciassette anni. E' un uomo realizzato, avrebbe una vita appagante, ma insieme all'adolescenza di Tito è scoppiata una guerra quotidiana. Tito ha una banda di amici, tutti maschi, troppo lunghi, troppo grassi, troppo magri, spaccano rovesciano inzaccherano mentono fuggono puzzano. Stanno sempre appiccicati, da scuola al divano, dal divano a scuola, fino a che non irrompe Alice. La nuova compagna di classe, occhi azzurri e torvi, parla poco, non sorride mai. Tito si innamora. Ad un colloquio dei professori Giorgio scopre con ansia che Alice è la figlia di Rosalba, una donna che era stata a casa loro diciassette anni prima. Era un po' domestica, assistente, factotum; poi Rosalba sparì di botto e nessuno ne seppe più nulla. Adesso è riapparsa come madre di Alice, quasi minacciosa, parla di soldi, non si capisce cosa voglia. Fra Alice e Tito si instaura un legame vero, esclusivo, la prima intimità psichica e fisica. Giorgio attraversa le sue giornate abitato da fantasmi, sensi di colpa, ma il destino ha scarti imprevedibili, sembra che stia lì a insegnare a padre e figlio come scambiarsi la fatica di diventare adulti e la fatica di invecchiare.

Critica

È un cinema gentile, quello di Francesca Archibugi. Gentile e delicato. Pieno di sfumature, piccoli cenni, note ai margini, fili per tenere, per lasciare, per mettere insieme. Legare senza nodi i trasalimenti e le fragili esperienze su cui tutti ci addestriamo a vivere.
Per molte ragioni, ma soprattutto per questa è l'autrice più indicata a mettere in immagini l'imperdibile libro di Michele Serra ("Gli sdraiati"), testimonianza singolare di un padre davanti all'enigma del figlio. E l'enigma inquieta Giorgio dentro un film orizzontale che riflette sullo smarrimento di ogni senso di verticalità e ritrova lo scarto simbolico che distingue i figli dai genitori. Liberamente ispirato al 'romanzo' omonimo, che esprime un solo punto di vista, Gli sdraiati concede la replica alla generazione 'stesa sul divano'.
Perché i film di Francesca Archibugi non prescindono mai dalle "persone di pochi anni". Il contraddittorio, incarnato con elettrico stupore da Gaddo Bacchini, sbilancia il film, sovente in affanno nel tentativo di interpretare una prossimità fino a ieri sconosciuta. La sceneggiatura di Francesca Archibugi e Francesco Piccolo non riesce a definire e a integrare sullo schermo il cambiamento epocale avvenuto tra padri e figli, nondimeno si prende il rischio premuroso di interrogarlo. Da una parte c'è il corpo che sgomita di Tito, dall'altra quello che accoglie (al ritorno) di Giorgio. Da una parte l'illimitatezza del figlio, dall'altra l'incombenza della fine che rivela al padre. Il genitore di Claudio Bisio, istrione abile a celare pudicamente l'angoscia del personaggio che abita, osserva la vita di Tito crescere e farsi ai suoi occhi sempre più misterioso. Il figlio di Gaddo Bacchini, mistero minaccioso e insieme fulgido e fecondo, vive anarchicamente nel suo godimento autistico, frustrando ogni possibilità di dialogo. Tito non parla e porta con sé, come ogni figlio, un segreto inaccessibile.
Tito appartiene a un altro mondo. Un mondo che sembra chiuso allo scambio e a cui Giorgio guarda senza giudizio ma col desiderio divorante di una condivisione empatica. Infinitamente diversi e incomprensibilmente uguali, padre e figlio condividono una vicinanza senza comunione. E Giorgio non si rassegna al rumore di quella differenza inesprimibile. Ma poi qualcosa accade, lo sdraiato, apparentemente indifferente alla nostalgia lirica del padre, sente la 'voce del sangue', la fitta che chiama dall'interno, e chiama e chiama fino a quando Tito si decide ad ascoltarla e a seguirla lungo un sentiero di montagna. E sul Colle della Nasca il figlio doppia il padre sancendone il tramonto inevitabile e tracciando l'inaspettata chiamata verso la vita adulta. Lassù Tito porta con sé e le sue scarpe sbagliate, l'irriducibile differenza della sua generazione e la qualità inafferrabile della sua esistenza.
Con buona pace di Giorgio che lo guarda come qualcosa di irraggiungibile, arrendendosi finalmente a una forza che non può più governare. Stupito davanti alla sua bellezza, come di fronte al suo disordine e alla sua indolenza ciondolante. Ancora una volta Francesca Archibugi scommette sulle famiglie dimezzate, alternative, decentrate, crede in una rete di affetti correlati tra loro che riescono a delineare un percorso di formazione di cui il nonno di Cochi Ponzoni è la linea portante, l'emozione discreta.
Marzia Gandolfi, Mymovies.it, 17 novembre 2017

Era ovvio per chiunque avesse letto il libro che per Francesca Archibugi e il suo co-sceneggiatore Francesco Piccolo non sarebbe stato affatto facile tradurre tutto questo in immagini, in una storia tradizionale; tanto più che quello di Serra è un volumetto di poco più di cento pagine, scritto come una sorta di monologo interiore. Non sorprende, quindi, che "Gli sdraiati" al cinema sia diventato qualcosa di più, si sia arricchito di personaggi, situazioni e punti di vista: senza per fortuna tradire mai quello del libro, che è rimasto centrale.
Assieme al personaggio del padre, diventato il giornalista televisivo Giorgio Selva, interpretato da Claudio Bisio, e quello del figlio "sdraiato" Tito, nel film della Archibugi ci sono allora una ex moglie, una ex amante e una, di amante, possibile e futura. Anche un ex suocero che è diventato un amico per Giorgio, ed è un nonno comprensivo e complice per Tito.
Ci sono poi gli amici di Tito, una comitiva legatissima e casinara, che rischia di disgregarsi quando Tito trova nella darkettona Alice qualcosa di più di una compagna di scuola.
Forse la storyline della ex amante di Giorgio (Antonia Truppo), pur funzionale a ragionamenti sulla paternità e sulla sincerità nella comunicazione, è tirata troppo per i capelli e con un epilogo vagamente mélo che si poteva evitare. Anche la vicenda dell'ex suocero Cochi Ponzoni, a tratti, appare leggermente superflua, mentre troppo poco spazio ha avuto quella della barista della RAI di Barbara Ronchi, molto brava e seducente, che sarebbe la possibile nuova compagna di Giorgio.
E però in mezzo a tutto questo, a queste piccole diluizioni a volte riuscite e a volte no, in mezzo a scelte di regia non sempre azzeccatissime (lo stile semplice della regista a volte è affaticato da questa sovrabbondanza, e le contrapposizione tra borghesia agiata e ceti popolari è forzata e scolastica), Gli sdraiati regala momenti di grande verità: sia quando a esserne protagonista è Bisio, e allora i temi e le questioni sono quelli di Serra, dei padri che non sanno che pesci pigliare, sospesi tra sensi di colpa e scatti d'ira, sia quando il ritratto è quello dell'adolescenza di Tito, un'adolescenza fatta di spine tirate fuori a sproposito, di menefreghismo, ma anche di tanta fragilità e di tanto bisogno di affetto (e perché no, di regole), di primi amori, di gelosie amicali, di equilibri di gruppo difficili da rispettare.
Nella storia di Tito, nella sua lotta contro la sua adolescenza e il resto del mondo, riemerge la Francesca Archibugi di Mignon è partita, la sua capacità di lavorare con gli attori (il giovane Gaddo Bacchini non solo risulta bravo, ma anche mai odioso come spesso accade agli adolescenti del cinema, e lo stesso vale per gli altri ragazzi del cast): ed è chiaro che, se c'è inevitabilmente lo zampino di Serra in quanto di buono e di vero c'è nel personaggio di Bisio, nei suoi turbamenti, quella lì è tutta farina del sacco della regista, e di Piccolo.
Come è chiaro che, se "Gli sdraiati" era un libro su e per i padri, questo Gli sdraiati è un film su e forse perfino per i figli: per i figli di oggi che non sono né meglio né peggio di quelli di ieri; per i figli di quei padri nevrotici, confusi, un po' autoreferenziali, che non sanno bene cosa e come fare ("qua la gente non sa più ... quando stiamo andando su questa tera, qua la gente non sa più ... quando stiamo facento su questa tera!", diceva Corrado Guzzanti), e che quindi non han di certo la vita facile.
Federico Gironi, Comingsoon.it, 16 novembre 2017

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Michele Serra - (romanzo), Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Francesco Piccolo
Fotografia: Kika Ungaro (Chicca Ungaro)
Musiche: Battista Lena
Montaggio: Esmeralda Calabria
Scenografia: Sandro Vannucci
Costumi: Bettina Pontiggia
Suono: Roberto Mozzarelli
Tratto da: liberamente tratto dal romanzo omonimo di Michele Serra (ed. Feltrinelli)
Produzione: FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN, ANDREA OCCHIPINTI PER INDIANA PRODUCTION, LUCKY RED, CON RAI CINEMA



Nazione
ITALIA
Distribuzione
LUCKY RED
Tratto da
liberamente tratto dal romanzo omonimo di Michele Serra (ed. Feltrinelli)

 

Nata a ROMA il 16 maggio 1960. Frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia e tra il 1980 e il 1983 realizza alcuni cortometraggi e il documentario commissionato dal Comune di Roma "La piccola avventura", sui bambini handicappati. Inizia la sua carriera cinematografica come sceneggiatrice e nel 1987 esordisce dietro la macchina da presa con "Mignon è partita", con cui vince cinque David di Donatello (miglior regista esordiente, miglior sceneggiatura, miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista e miglior suono), due nastri d'argento (miglior regista emergente e miglior attrice protagonista) e il premio per la miglior opera prima al Festival di San Sebastian. Seguono "Verso sera" (1990, David di Donatello per miglior film e miglior attrice non protagonista e Nastro d'argento per miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista), "Il grande cocomero" (1992, David di Donatello per miglior film, miglior sceneggiatura e miglior attore protagonista e Nastro d'argento per miglior film, miglior sceneggiatura e miglior produzione), "Con gli occhi chiusi" (1994, Nastro d'argento per miglior attore non protagonista) e "L'albero delle pere" (1998, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Osella D'oro e Grolla D'oro per miglior film). E' sposata con il musicista jazz Battista Lena, con il quale ha tre figli.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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