MARTEDì 3, MERCOLEDì 4 ottobre
ore 15.30 - 18 - 20.30
GIOCVEDì 5 ottobre
ore 15.30 - 17.30 - 20 - 22

PRINCIPESSA E LAQUILA locandina

Regia
Otto Bell
Genere
DOCUMENTARIO
Durata
87'
Anno
2017
Produzione
STACEY REISS, SHARON CHANG, OTTO BELL PER KISSIKI FILM, STACEY REISS PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON 19340 PRODUCTIONS, ARTEMIS RISING FOUNDATION, IMPACT PARTNERS, SHINE GLOBAL, WARRIOR POETS
Cast

Aisholpan (Se stessa), Daisy Ridley (Narratrice) (V.O.), Lodovica Comello (Narratrice) (V.It.)

Trama

Ambientato nel suggestivo scenario dei monti Altai, il film racconta la straordinaria storia vera di Aisholpan. Sulle montagne della Mongolia, l'addestramento dell'aquila è una tradizione millenaria esclusivamente maschile che si tramanda di padre in figlio. Ma Aisholpan non ci sta: ha solo tredici anni, eppure ha già deciso di diventare la prima addestratrice di aquile del Paese. Sotto la guida esperta di suo padre, la ragazza supererà ogni ostacolo che le si porrà di fronte, imparerà ad accudire la sua aquila e a farla volare, fino a dimostrare tutto il suo talento partecipando al Festival annuale che mette in competizione i più grandi addestratori della Mongolia.

Critica

La tradizione dei cacciatori con le aquile, presso le popolazioni nomadi della Mongolia, ha duemila anni di storia. Il metodo per questo tipo di caccia, a volpi, lupi e altri animali, si tramanda di padre in figlio, laddove la persona mostra una propensione spiccata per la collaborazione con l'aquila. Quando cioè, per dirla come loro, "ce l'ha nel sangue". Aishoplan è una ragazzina di tredici anni che, diversamente dalle amiche, non ha mai avuto paura di un'aquila né di arrampicarsi in altissima montagna per catturare il suo personale aquilotto all'indomani dello svezzamento e crescerlo e addestrarlo secondo gli insegnamenti del padre. Incredibilmente dotata e determinata, con il supporto della famiglia, Aishoplan ha scelto di diventare la prima cacciatrice con le aquile di sesso femminile, nonostante il parere contrario di molti anziani della sua comunità.
Aishoplan - e il film con lei - risponde silenziosamente mostrando la sua abilità, di gran lunga superiore a quella di molti cacciatori maschi, più vecchi ed esperti di lei. Mentre tratta tangenzialmente del modo di vita della sua famiglia seminomade, della distanza geografica e globale che la separa dalla popolazione anche solo della città più vicina, mentre racconta come cresce una ragazzina della sua età, lontano da casa per cinque giorni su sette fin dalle prime classi di scuola, il film di Otto Bell, regista newyorkese di origini britanniche, si concentra per la maggior parte del tempo sul training di Aishoplan con la sua aquila, in compagnia del padre, su e giù da cavallo e dalle pareti rocciose dei monti Altai, nell'estremo nord occidentale del paese meno popolato della Terra. Una condizione di isolamento nell'isolamento, dunque, vissuta dalla protagonista con estrema naturalezza, e con l'impressionante consapevolezza che la sua passione non toglie nulla alla sua femminilità, catturata dall'obiettivo di Bell alla vigilia dello sbocciare, ma ancora legata all'infanzia e alla sua trasparenza emotiva.
Costruito attorno ad un evento reale, qual è il Golden Eagle Festival che si tiene in quella regione, il documentario di Bell, che segna il suo esordio nel lungometraggio, non è improntato alla rincorsa del momento topico in tempo reale, anche se è abbastanza fortunato da coglierne un paio di grande portata, vale a dire la cattura dell'aquilotto e la competizione, ma sembra piuttosto il frutto di un lavoro di osservazione, di immersione e di costruzione. La linearità del racconto è una scelta che alla fine paga, perché la semplicità della narrazione viene compensata dalla potenza delle scene "d'azione" e dalla bellezza del contesto naturale. Un passo in più e sarebbe sembrato artefatto, uno in meno e il risultato sarebbe stato povero.
Marianna Cappi, Mymovies.it, lunedì 17 ottobre 2016

Con la Principessa e L’Aquila Otto Bell ci porta nelle desolate lande della Mongolia, ai piedi della catena montuosa degli Altai in un vero e proprio viaggio nella tradizione millenaria di un paese in bilico tra innovazione e storia.
Una fotografia stupenda che fa da sfondo alla storia di Asiholpan, giovane nomade che coltiva il sogno di diventare una Eagle Hunter – cacciatori con l’aquila – una millenaria stirpe di cacciatori che utilizzano le aquile nelle loro battute di caccia. Una stirpe, però prevalentemente maschile e dove l’ingresso di una donna viene visto con diffidenza e pregiudizio principalmente dagli anziani.
Proprio per le difficoltà che affronta con un sorriso sicuro che Asiholpan riesce ad entrare in empatia con il pubblico, dopotutto la sua caparbietà è quella che incanta per tutti gli ottantasette minuti della pellicola. La sua storia è quella di una ragazza contro una tradizione, e sarà proprio la sua forza a renderla la prima della sua stirpe.
The Eagle Huntress è un piccolo gioiello che riesce ad incollare lo spettatore allo schermo e non solo per la piccola protagonista ma principalmente per la capacità di trasmettere le emozioni e sensazioni di un paese ricco. con alle spalle una storia millenaria.
È proprio il montaggio e la mano del regista a trasformare il documentario in una storia da cui è difficile staccarsi, un viaggio intenso fatto di sacrifici e imprese titaniche per una giovane adolescente che insegue un sogno forse molto più grande di lei.
Asiholpan nasconde dietro il suo timido sorriso una forza che stupisce e non smette di incantare nemmeno nei momenti in cui tutti sembrano darle addosso. Sarà principalmente la sua famiglia a supportarla nel difficile cammino che l’attende.
Ma forse la forza maggiore arriva dall’aquilotto che la ragazza addestra, un legame che buca lo schermo e colpisce chiunque abbia la fortuna di vedere The Eagle Huntress, un unione non solo fisica ma principalmente spirituale fatta di piccoli gesti e amore incondizionato.
In un paese in cui la natura può essere crudele e la tradizione è un punto cardine Asiholpan spezza le catene del pregiudizio trasformando la sua debolezza in forza e ricordandoci che anche quando tutti ci remano contro nulla è impossibile.
La principessa e l’aquila trascende il documentario e ci trascina in una terra desolata dove la bellezza si trova in luoghi impensabili e dove nonostante le tradizioni si può ancora scrivere un capitolo diverso di una storia che dura da millenni.
Lorenzo Colapietro, Cinematographe.it, 16 ottobre 2016

Narrato con istrionico talento da Lodovica Comello, che ha raccontato in questa clip il lavoro svolto per il lungometraggio, il film è un’emozionante avventura di amicizia e ribellione, che parla dell’importanza di perseguire i propri sogni e del coraggio necessario per spiccare il volo e realizzarli nonostante i pregiudizi che vorrebbero ostacolarci.
Possiamo ammirare la suggestiva bellezza dei paesaggi della mongolia, che dominano la scena grazie ai campi lunghi della ripresa. La gloriosa magnificenza della natura riempie ogni inquadratura trascinando l’occhio dello spettatore verso un orizzonte sempre più lontano, perdendosi nei selvaggi e affascinanti paesaggi che diventano protagonisti della storia tanto quanto Aisholpan e suo padre. I personaggi sembrano perdersi nella vastità del verde delle colline, allo stesso modo in cui le aquile, creature quasi avvolte nella leggenda, volano immerse nell’azzurro del cielo asiatico, come a voler stabilire un’identità tra esseri umani e animali.
Visivamente suggestivo e poetico, il film è un’emozionante racconto per tutta la famiglia, una potente storia vera incorniciata dalle meravigliose immagini della natura incontaminata dei monti Altai.
Film d’esordio del regista inglese, La principessa e l’aquila, distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm, è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2016, dove ha incantato la platea.
Daniele Artioli, Cinematographe.it, 30 agosto 2017

Abbiamo incontrato la giovane Aisholpan Nurgaiv, la principessa ed eroina di quest’avventura, nel corso della promozione del film a Parigi.

Com'è cambiato la sua vita?
La mia vita è sicuramente cambiata, ma viaggio e parlo della mia cultura, il che è per me molto interessante. Il film l’abbiamo girato qualche giorno ogni due mesi, nel corso di due anni, che mi sono serviti per trovare l’affiatamento con l’aquila che avevo scelto. In tutto ci sono voluti tre anni prima che partissi con lei per la prima caccia. All’inizio non ero abituata a tutte le camere che mi seguivano dappertutto, non mi sentivo a mio agio, ma poi mi sono abituata.

Cosa l’ha più sorpresa della vita dell’occidente?
Sono interessata all’aspetto culturale e alle antichità; sono appena stata al Museo del Louvre e sono rimasta davvero colpita. Sono stata in Canada, negli Stati Uniti, in Thailandia, a Dubai, che ho amato molto, così come le città americane. Mi piacciono tutti gli edifici da visitare, ma amo tornare da me, dove l’aria è pura. Amo l’inverno, quando è tutto bianco come la neve, e l’estate, quando fa bel tempo e possiamo giocare con i bambini all’aperto.

L’allenamento dell’aquila ricorda tradizioni radicate nell’Italia del sud come a Dubai, ha per caso parlato con chi addestra i falconi più che le aquile?
Ha ragione, ci sono dei falconieri, ho visitato quei luoghi e parlato con gli addestratori professionali. Abbiamo molti punti in comune.

Si ricorda il momento in cui ha deciso di seguire le orme di suo padre e suo nonno?
All’età di 6 anni ho imparato a cavalcare e studiavo sempre mio padre mentre si occupava delle aquile e ne aveva cura. Allora sono andata dai miei genitori per chiedere cosa avrebbero pensato se fossi diventata una cacciatrice di aquile. Avevo 8 anni. Provengo da sette generazioni di cacciatori ed è stato mio nonno che mi ha raccontato per primo delle storie tradizionali. La storia della nostra famiglia è questa. Mi iscrivo nella tradizione nomade kazaka della Mongolia. I nostri spostamenti dipendono dagli animali, visto che mio padre è allevatore. Ci spostiamo quattro volte all’anno: in primavera, in estate, in autunno e in inverno, quando viviamo in una piccola casa perché fa troppo freddo. Nel resto dell’anno cerchiamo i pascoli migliori per le nostre bestie.

Vedendo il film si ha la sensazione che la scuola sia molto importante per lei, un momento di felicità.
Resto in un convitto cinque giorni a settimana, dal lunedì al venerdì, e con i bambini e i ragazzi ci sentiamo come in famiglia, la gioia che si vede nel film è la realtà della nostra esperienza lì.

Cosa pensano i compagni o i suoi fratelli del successo del film?
Mio fratello piccolo è molto fiero di me e dice in giro che la sorella è una grande star e viaggia in tutto il mondo.

Ha sempre l’intenzione di diventare medico?
Sì.

Perché?
Per ragioni legate alla mia storia personale, visto che mia madre ha dei problemi di salute. Voglio diventare medico per curare le persone a cui voglio bene.

Il suo rapporto con l’aquila che le ha fatto ottenere tanti successi deve essere molto intenso.
Quando sono in giro è mio fratello maggiore che se ne occupa, mentre quando sono a scuola è mio padre a farlo, ma nel fine settimana me ne occupo io, e non vedo l’ora di vederla, è mia amica. Bisogna avere talento per diventare addestratrice, ma anche del coraggio e dei geni come i miei, che risalgono a molte generazioni fa. Quello che è importante dimostrare, e il film credo lo faccia bene, è che anche le ragazze possono fare la stessa attività dei ragazzi, che il sesso conta poco.

Ha mai pensato di vivere da qualche altra parte, di abbandonare la vita nomade?
No, non ho mai pensato a cambiare il mio modo di vivere.

Qual è la cosa che ama di più di vivere nelle montagne?
I monti Altai sono splendidi, l’aria è pura e incontaminata.

Ha realizzato il suo desiderio di diventare la prima cicatrice d’aquile donna, ora quale sogno ha per il futuro?
Contribuire allo sviluppo della mia terra, far conoscere la Mongolia nel mondo.
Mauro Donzelli, Comingsoon.it, 28 agosto 2017

Trailer


Altre informazioni

Fotografia: Simon Niblett
Musiche: Sia - La canzone "Angel by the Wings" è di Sia.
Montaggio: Pierre Takal
Titolo originale: The Eagle Huntress
Produzione: STACEY REISS, SHARON CHANG, OTTO BELL PER KISSIKI FILM, STACEY REISS PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON 19340 PRODUCTIONS, ARTEMIS RISING FOUNDATION, IMPACT PARTNERS, SHINE GLOBAL, WARRIOR POETS



Nazione
GRAN BRETAGNA, MONGOLIA, USA - 2016
Distribuzione
WONDER PICTURES/UNIPOL BIOGRAFILM COLLECTION
Titolo originale
The Eagle Huntress

 

Otto Bell esordisce alla regia con il documentario The Eagle Huntress (già vincitore di alcuni premi), che racconta la vera storia di Aisholpan, tredicenne mongola che ha il sogno di diventare la prima cacciatrice di aquile donna, dimostrando che "una ragazza può fare tutto ciò che fa un ragazzo, a condizione che sia determinata".
Operativo a New York, Otto Bell ha diretto più di 1515 documentari girati in tutto il mondo, tra cui Uganda, Egitto, Giappone, Vietnam, finanziato da brand come IBM e Philips. Negli ultimi dieci anni ha preso parte a prestigiosi programmi mondiali come “Horizons” apparso sulla BBC e “Shunya” apparso sull’indiano Times Now. Otto si è diplomato all’Università di Oxford e ha ottenuto il prestigioso WPP Fellowship Scheme. Vive attualmente a Manhattan, ma è originario dell’Inghilterra del Nord.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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