SABATO 10
ore 20.30 (Sala Lampertico)
DOMENICA 11
ore 18.00 (Sala Lampertico)

LOCANDINA cuori puri

Regia
Roberto De Paolis
Genere
DRAMMATICO
Durata
114'
Anno
2017
Produzione
CARLA ALTIERI, ROBERTO DE PAOLIS, ALFREDO COVELLI PER YOUNG FILMS CON RAI CINEMA
Cast

Selene Caramazza (Agnese), Simone Liberati (Stefano), Barbora Bobulova (Marta), Stefano Fresi (Don Luca), Edoardo Pesce (Lele), Antonella Attili (Angela), Federico Pacifici (Ettore), Isabella Delle Monache (Beatrice)

Trama

Agnese e Stefano sono molto diversi. Lei, 18 anni, vive con una madre dura e devota, frequenta la chiesa e sta per compiere una promessa di castità fino al matrimonio. Lui, 25 anni, è un ragazzo dal passato difficile che lavora come custode in un parcheggio di un centro commerciale confinante con un grande campo rom. Dal loro incontro nasce un sentimento vero, fatto di momenti rubati e di reciproco aiuto. Il desiderio l'uno dell'altra cresce sempre di più, fino a quando Agnese, incerta se tradire i suoi ideali, si troverà a prendere una decisione estrema e inaspettata.

Critica

(...) Caramazza, brava (...) Liberati, super (...) il film echeggia per habitat e mood Caligari e Giovannesi in Italia, i Dardenne e Guédiguian in Europa, con un surplus di senso: la regia non si sente mai migliore di quel che inquadra. Il battito sociale e antropologico è quello dell'Italia oggi: paura del diverso, abbandono delle istituzioni. Al netto di qualche imperfezione e titubanza dell'esordiente, dietro la macchina da presa si scorge un bel futuro.
Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 maggio 2017

In forma quasi documentaristica (eccellenti risultati di improvvisazione ed editing), con due interpreti già memorabili, è un'opera precisa e compatta che non perde un elemento per strada, anzi li porta tutti a un approfondito equilibrio unitario: l'alterità, la passione, la paura, il lavoro, la verginità, la libertà, il futuro. Il miglior esordio di questi anni.
Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 25 maggio 2017

Dove l’avevamo già visto? Per esempio, in Corpo celeste di Alice Rohrwacher, ma anche in Fiore di Claudio Giovannesi, Non essere cattivo di Claudio Caligari e altrove. Ma anche così bene? No, forse no.
In cartellone alla Quinzaine des Réalisateurs del festival di Cannes, l’opera prima di Roberto De Paolis, Cuori puri, prende il titolo da una reale iniziativa di giovani e coppie che decidono di scegliere la castità fino al matrimonio, ma ancor prima inquadra – nelle parole del neoregista – “la verginità, vista come la perdita di un’illusione infantile di purezza e di perfezione: la verginità di un corpo, di un territorio che vogliono rimanere puri, senza mischiarsi con l’esterno”.
Il corpo è della cattolicissima Agnese (Selene Caramazza, brava), il territorio quel parcheggio di supermercato che il borgataro Stefano (Simone Liberati, superlativo) deve proteggere dagli zingari alla periferia di Roma (Tor Sapienza): una storia d’amore e due storie di precauzione, chi avrà la meglio? Nel cast Barbora Bobulova, Stefano Fresi e Edoardo Pesce, Cuori puri ha vita, verità e immediatezza, modelli europei dai Dardenne a Loach e Guédiguian, e un innegabile, prezioso merito: la macchina da presa non si sente mai superiore e migliore al milieu che inquadra. È un rischio sensibile quello di elevare a potenza lo stile su una realtà disadattata, povera, problematica, viceversa, qui la regia è empatica, solidale senza essere complice: stile agile, camera a mano, gli attori a guidare, l’improvvisazione per valore aggiunto da cogliere, l’immediatezza e l’imprevisto da carpire.
Con i piedi ben piantati per terra, nel nostro qui e ora: c’è la paura del diverso, di più, la concorrenza tra “l’italiano” e “lo straniero” che condividendo la stessa marginalità si fa acre, perfino disperata. Ma, forza di De Paolis e i suoi co-sceneggiatori Luca Infascelli, Carlo Salsa e Greta Scicchitano, il paradigma non ha mai la meglio sulla realtà, la carta sul territorio, l’esemplarità sulla vita. E così si apre all’indagine e la rivelazione contro stereotipi e pregiudizi, si veda il don Luca (Fresi) filosofo e aperto, la madre di Agnese (Bobulova) contrita e violenta, lo spacciatore Lele (Pesce) genuino e coatto. Su questo piano cartesiano di indagine (ascissa) e identificazione (ordinata) troviamo buone cose, strappate a una finzione impastata e contaminata di verità: la “partita” a pallone, il sesso, le schermaglie con gli zingari. Senza tachicardia né aritmie, Cuori puri con il battito della realtà.
Federico Pontiggia, Cinematografo.it, 23 maggio 2017

Raccontata e ri-raccontata, rappresentata realisticamente o fumettisticamente, come una Sin City battuta dalla pioggia, o come un crogiuolo di passioni laceranti e dirompenti sullo sfondo di uno scenario di miseria, rabbia e prevaricazione, la periferia romana accoglie nella propria pancia - lasciandola galleggiare in un liquido amniotico epurato dal giudizio morale - una nuova storia per il cinema: la storia di Agnese e di Stefano, ragazzi usciti dalla fantasia di Roberto De Paolis e costruiti giorno per giorno sul set con l’aiuto di attori che hanno mescolato il loro io all’ossessione per la purezza dei loro personaggi, desiderosi di mantenere "incontaminati" o il corpo che Dio ci ha donato, o il luogo di lavoro, o i propri pensieri e le proprie convinzioni. Del resto, il primo film di un esordiente classe 1980 che è stato video-artist e ha diretto due corti si intitola Cuori Puri, a sottolineare un desiderio tutto giovanile di non aprirsi a nessun mistero, di non mescolarsi a qualcosa (o qualcuno) che, invece di essere l’altro da sé, è il "quasi uguale a sé". E proprio questo è il fulcro di un'analisi sottile delle tensioni che abitano i luoghi di confine, frutto di un lavoro di documentazione e di mesi interi trascorsi a Tor Sapienza, nel campo rom di Via Salvati e fra comunità religiose e centri di accoglienza. Sottile perché, in un coacervo di fasce disagiate schiacciate le une contro le altre come palazzoni-alveare, il sentimento che emerge con prepotenza e sul quale il regista riflette è il terrore di somigliare inesorabilmente a chi sta appena peggio, a chi è ancora più ai margini. Capita così che il custode venticinquenne di un parcheggio che confina con un campo rom si trovi a detestare gli zingari che invadono il suo spazio con il pallone e che la diciottenne che ha fatto voto di castità consideri la verginità come un antidoto all’omologazione, allo svilimento.
Ma Stefano e Agnese sono anche umani, e il bisogno di fuggire dalla propria identità in fondo lo avvertono. E reagiscono, a volte ascoltando le sollecitazioni, a volte contrattaccando alle scosse. De Paolis filma la loro trasformazione come se questa avvenisse senza preavviso, e lo fa con una naturalezza che trova la sua più piena espressione in una macchina a mano desiderosa di seguire i corpi in movimento, e di lasciarli liberi invece di costringerli fra i bordi “tiranni” dell’inquadratura.
Così la vita fluisce: quella del film - libero dagli schemi - e quella di strada e nella chiesa. E in quest’ultimo contesto, La ragazza del mondo, a cui verrebbe da accostare Cuori Puri, non è un riferimento obbligato né un’opera con cui individuare un parallelismo, perché lo sguardo con cui il film di Roberto De Paolis ci restituisce le dinamiche interne a una comunità cattolica è anch’esso incontaminato (non che il debutto di Marco Danieli fosse furbo o smaliziato, ma si basava su un’esperienza analoga a quella della protagonista femminile), ed è rispettoso e quasi meravigliato nel suo raccontare una fede non costrittiva, una religiosità "aperta" della quale si fa portavoce un prete "illuminista".
E’ un percorso non dirompente il cammino compiuto dai protagonisti di Cuori Puri, e che lascia spazio alla pacata rappresentazione di una quotidianità fotografata solo con luce naturale: giorni spesso uguali ma resi urticanti da personaggi sgradevoli come un datore di lavoro prevaricatore, una madre morbosa, un amico inopportuno e violento. Ecco le sfumature e le "interferenze" che ci piacciono del film, che non diventano mai sbavature o concessioni al cliché. Certo, bisogna avere la sensibilità per coglierle, e la speranza è che il pubblico ne dimostri almeno un po’.
Carola Proto, Comingsoon.it, 23 maggio 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Luca Infascelli, Carlo Salsa, Greta Scicchitano, Roberto De Paolis
Fotografia: Claudio Cofrancesco
Musiche: Emanuele De Raymondi
Montaggio: Paola Freddi
Scenografia: Rachele Meliadò
Costumi: Loredana Buscemi
Suono: Angelo Bonanni - (presa diretta)
Produzione: CARLA ALTIERI, ROBERTO DE PAOLIS, ALFREDO COVELLI PER YOUNG FILMS CON RAI CINEMA



Nazione
ITALIA
Distribuzione
CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS

 

Nasce a Roma nel 1980. Dopo il diploma di Liceo Classico studia cinema alla London International Film School in Inghilterra. Tornato a Roma, studia recitazione per due anni con la coach argentina Beatrice Bracco. Nel 2003 inizia a lavorare come fotografo, sviluppando una ricerca sulla lunga esposizione. Ha tenuto diverse esposizioni fotografiche a Roma, Milano, Parigi, Berlino, Dublino e New York. Dal 2009 collabora come video-artist per la piattaforma inglese Nowness.com: tra gli altri intervista Bernardo Bertolucci, Francis Ford Coppola, Wim Wenders, David Cronenberg, Paul Haggis e Michael Fassbender. Con i suoi due cortometraggi "Bassa Marea" (2010) e "Alice" (2011) ha partecipato in concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematogrfica di Venezia. Nel 2013, con Carla Altieri ha fondato la casa produzione cinematografica Young Films. Nel 2017, il suo primo lungometraggio "Cuori puri" viene selezionato per partecipare alla 49ma edizione della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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