VENERDì 12 maggio 
ore 20.30 (Sala Lampertico)
SABATO 13
ore 18 - 20.30
(Sala Lampertico)
DOMENICA 14
ore 18.00 (Sala Lampertico)

LOCANDINA SOLE CUORE AMORE

Regia
Daniele Vicari
Genere
DRAMMATICO
Durata
112'
Anno
2016
Produzione
DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, CON RAI CINEMA
Cast

Isabella Ragonese (Eli), Eva Grieco (Vale), Francesco Montanari (Mario), Francesco Acquaroli (Nicola), Giulia Anchisi (Bianca), Chiara Scalise (Malika), Giordano De Plano (Sergio), Paola Tiziana Cruciani (Adele), Noemi Abbrescia (Ada), Marzio Romano Falcione (Stefanino), Ines Tocco (Nicoletta)

Trama

Un'amicizia tra due giovani donne in una città bella e dura come Roma e il suo immenso hinterland. Due donne che hanno fatto scelte molto diverse nella vita: Eli ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere; Vale invece è sola, è una danzatrice e performer, e trae sostentamento dal lavoro nelle discoteche. Legate da un affetto profondo, da una vera e propria sorellanza, le due donne sono mondi solo apparentemente diversi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, ma la solidarietà reciproca non sempre basta a lenire le difficoltà materiali della loro vita.

Critica

Una città, Roma, e due donne: Eli, orfana, quattro figli, un marito disoccupato e due ore per andare e due per venire sette giorni su sette dal posto di lavoro, un bar; Vale, danzatrice e performer, un rapporto difficile con la madre, un’attrazione per la partner di ballo che salva, o forse no, da un compagno violento. E la loro amicizia, una sorellanza, che non ha tempo, ma empatia, sostegno e comprensione: sono Eli, interpretata alla grande da Isabella Ragonese, e Vale, Eva Grieco, le protagoniste del viaggio di Daniele Vicari in una nuova vita agra, quella di chi lavorando o non lavorando comunque non ce la fa più a vivere. E, forse, nemmeno a sopravvivere. Glielo dice la figlia più grande a Eli, “se diventare donna significa fare la vita che fai te meglio morire”, o giù di lì, e la madre può solo arrabbiarsi, sgridarla, ma non darle torto: che fare?
Un film, scritto e diretto da Vicari, che ruba il titolo alla canzone che diede fugace notorietà a Valeria Rossi, Tre Parole, ovvero Sole Cuore Amore: se la prima e la terza non mancano a Eli – il marito affettuoso e premuroso Mario è ben interpretato da Francesco Montanari – la seconda è un problema, che il lavoro massacrante, già causa, non le permette nemmeno di curare.
Non è un film perfetto, ma necessario, persino urgente. E’ una guerra là fuori, senza nemici eccetto l’ineluttabilità, e solo i sentimenti possono fare resistenza: Vale e Mario si amano, amano i propri bambini, e non si perdono nelle difficoltà. Sono loro il cuore pulsante del film, quello in cui stanno le cose migliori, seguiti dal bar dove Eli lavora.
Funzionano anche due dei contrappunti formali alla muta e non piagnona disperazione di Eli, ovvero la fotografia curatissima dell’abituale Gherardo Gossi e la colonna sonora jazz di Stefano di Battista, ma non il principale messo in atto da Vicari: le coreografie della stessa Eva Grieco, inteso ma sterile controcanto plastico e figurativo della via crucis laica di Eli.
Eppure, Sole Cuore Amore rimane negli occhi: c’è un po’ della fatica di tutti noi, dovrebbe esserci anche la nostra solidarietà. Perché questi ultimi, questa maggioranza silenziata, possano avere voce: oltre il grande schermo, a partire dalla politica.
Federico Pontiggia, Cinematografo.it, 15 ottobre 2016

Daniele Vicari, sempre attento a raccontare un'Italia credibile, affronta con coraggio la brutalità che la crisi economica incoraggia e legittima, mettendo sotto assedio uomini e donne di buona volontà. È coraggiosa anche la scelta di rivelare uno dei segreti più gelosamente custoditi nell'Italia delle apparenze: che tante donne si fanno il mazzo per portare avanti una vita dignitosa accanto a mariti annichiliti dall'azzeramento identitario che deriva al maschio italico dall'essere estromesso dal settore produttivo. Vicari rappresenta le scelte femminili come sempre più dettate dalle necessità immediate, e implicitamente domanda: per quanto tempo ancora ci immoleremo a questa vita da criceto sulla ruota?
Delle due linee narrative quella dominante riguarda dunque Eli, ben impersonata da Isabella Ragonese, che porta in dote anche il ricordo delle sue interpretazioni in Tutta la vita davanti e La nostra vita. La storia di Vale appare accostata artificialmente, non ha un arco narrativo sufficientemente sviluppato e rischia di sconfinare nel pretenzioso anche perché è quella cui il film riserva la maggiore cura estetica, con l'aiuto del direttore della fotografia Gherardo Gossi. Del resto Vicari, autore della regia e della sceneggiatura, è abbastanza saggio da circondarsi di professionisti di qualità, come il montatore Benny Atria e il musicista Stefano Di Battista, che crea una colonna sonora jazz adatta a sollevare la narrazione verso una percezione più sofisticata delle esistenze minime della piccola borghesia contemporanea.
La parabola di Eli avrebbe retto bene da sola: una via crucis la cui protagonista rifiuta di viversi come vittima sacrificale, e inserisce umorismo, sensualità e mestiere in un'esistenza lottizzata al millimetro, gran parte della quale spesa a bordo dei mezzi pubblici (come ben sa ogni pendolare in balia della rete di trasporti regionale). Inevitabile l'arrivo al punto di rottura, quello cui tutti noi, nel presente italico, prima o poi arriviamo, chiedendoci come ci siamo arrivati. La vera piccola storia ignobile però appartiene al proprietario del bar interpretato da Francesco Acquaroli con infinite sfaccettature, sempre riconoscibile, impossibile da odiare eppure spregevole nella sua infingardaggine. Sono quelli come lui, e sono tanti, a perpetuare l'infamia quotidiana dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, e ancora di più sulla donna.
Paola Casella, Mymovies.it, aprile 2017

La danza della vita quotidiana, popolare, la scansione dei respiri in tempi esatti, in gesti sempre uguali, in coreografie ripetute ogni giorno, per far sì che tutto funzioni a dovere. Questo è Sole cuore amore, il nuovo film di Daniele Vicari, tornato alla regia di un film di finzione dopo diversi anni. Una sceneggiatura originale, la storia di Eli e Vale, amiche per la pelle, amiche-sorelle, con vite diverse ma indivisibili, che riprende la grande tradizione del cinema italiano di raccontare il popolo dal di dentro. Presentato alla undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film è un affresco reale e genuino della vita di moltissime persone, della maggior parte di noi, che ogni giorno si alza presto al mattino e va a letto tardi la sera, che cerca di far quadrare i conti, per "mettere insieme il pranzo e la cena" e mandare a scuola i figli, cercando nel frattempo di non essere troppo assente e di far vivere loro un'esistenza serena.
Sono due giovani donne le protagoniste del film di Daniele Vicari. Eli (una Isabella Ragonese forse per la prima volta un po' forzata nel tentare di rappresentare una romana del popolo) e Vale (la bellissima Eva Grieco, danzatrice e coreografa) che ha scelto di fare l'artista e fatica a veder riconoscere il suo come un vero lavoro. Intorno a loro un corollario di vite che si intrecciano, interagiscono, incontrano i loro respiri e i loro sorrisi sempre presenti. Perché "Le donne si fanno carico dell'80% dei doveri nella società di oggi", per dirla con le parole dello stesso regista, ma lo fanno sempre sorridendo, mai accusando gli altri. Lo sguardo di Eli critica ferocemente ciò che la circonda, ma non è mai accusatorio, è soltanto consapevole.
Gli uomini ci sono, e faticano a trovare il proprio posto: dal marito disoccupato che deve gestire il senso di colpa (Francesco Montanari, assolutamente eccezionale) al compagno violento e prevaricatore, dal quale una giovane amica non sa staccarsi, basta un mazzo di rose per cadere di nuovo nella trappola del possesso spacciato per l'amore di cui si ha bisogno. E intanto Eli e Vale danzano, sul palcoscenico della loro vita, misurano passi e respiri, provati ogni giorno, cadenzati dal ritmo di azioni quotidiane reiterate fino alla routine, fino a non accorgersi più della fatica, fino a sorridere al pubblico formato dalle persone con cui ogni giorno si relazionano, sempre.
Non ci sono interni sempre ordinati, né piatti di fine porcellana dentro le case di Eli e Vale. Non ci sono volti truccati e capelli messi in piega come se avessero il tempo di farlo. Ci sono occhiaie profonde e case disordinate, divani letto per risparmiare lo spazio, un solo cappotto rosso perché è quello che ci si può permettere. Con una fotografia calda (Gherardo Gossi) che accarezza benevolmente i corpi magri e sensualissimi di giovani supereroine del quotidiano, con le musiche meravigliose del grande Stefano Di Battista, Vicari e la sua scenografa Beatrice Scarpato mettono in scena il blues romano delle esistenze comuni, della vita di ogni giorno, quella vera. Ritorna alla tradizione innovandola, come gli è consono, Daniele Vicari, colma la grande lacuna del cinema italiano di oggi, lava la colpa di tutti i cineasti che da tempo si sono allontanati dal popolo, che non riescono più a raccontarlo, trincerati come sono nelle loro case in centro con terrazza, nei salotti autoreferenziali e negli eventi per premiarsi sempre a vicenda.
Vicari no: lui in mezzo alla gente ci va, la osserva da dietro le sue lenti, sempre pacato e silenzioso, per poi tradurre la sua idea sul grande schermo. E il regista di Diaz, senza fare polemica o retorica, firma con Sole cuore amore il suo film più politico. Perché se Diaz si schierava dichiaratamente da parte delle vittime, è pur vero che raccontava un fatto eccezionale e ci auguriamo irripetibile. Quella di Eli, Vale, Mario, Bianca, ma anche di Nicola e di tutti gli altri è la storia della vita di ogni giorno, del ricatto del lavoro oggi, del coraggio di vivere e di costruirsi una famiglia, dell'andare avanti e sorridere, sempre e nonostante tutto, respirare a tempo con i passi della propria vita. E non c'è nulla di più politico delle nostre esistenze, di noi che ogni giorno lottiamo, per davvero. Noi militanti del quotidiano, danzando il nostro blues.
Federica Aliano, Movieplyer.it, 18 ottobre 2016

Trailer


Altre informazioni

Soggetto: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Daniele Vicari
Fotografia: Gherardo Gossi
Musiche: Stefano Di Battista
Montaggio: Benni Atria, Alberto Masi – (collaborazione)
Scenografia: Beatrice Scarpato
Costumi: Roberta Vecchi, Francesca Vecchi
Suono: Remo Ugolinelli - (presa diretta), Alessandro Palmerini - (presa diretta)
Produzione: DOENICO PROCACCI PER FANDANGO, CON RAI CINEMA

Nazione
ITALIA
Distribuzione
KOCH MEDIA (2017)

 

Nato a CASTEL DI TORA, Rieti il 26 febbraio 1967. Cresce a Collegiove, in Sabina, che è rimasta nel suo cuore. Si laurea a Roma con Guido Aristarco in Storia e critica del cinema. Ha firmato diversi cortometraggi e documentari ed ha partecipato al film collettivo "Partigiani", co-prodotto dall'ANPI. Insieme a Guido Chiesa ha codiretto il documentario "Non mi basta mai", sulla vita di cinque operai licenziati dalla Fiat nel 1980. "Velocità massima", presentato alla 59ma Mostra del Cinema di Venezia (2002), rappresenta il suo esordio alla regia di lungometraggi cinematografici e gli vale il David di Donatello 2003 come miglior regista emergente. Nel 2004 ha diretto per la Fandango "L'orizzonte degli eventi" ancora con Valerio Mastandrea protagonista. Nel 2008 con "Il passato è una terra straniera", tratto da romanzo omonimo dello scrittore-magistrato Enrico Carofiglio, è presente in concorso alla III edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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