VENERDì 5 maggio
ore 22.00 (Sala Lampertico)
SABATO 6 
ore 22.15 (Sala Lampertico)
DOMENICA 7
ore 20.00 (Sala Lampertico) 

donne e desiderio LOCANDINA

Regia
Tomasz Wasilewski
Genere
DRAMMATICO
Durata
104'
Anno
2017
Produzione
MANANA, IN CO-PRODUZIONE CON TVP SA, COMMON GROUND PICTURES, FILM I VÄST
Cast

Julia Kijowsk (Agata), Magdalena Cielecka (Iza), Dorota Kolak (Renata), Marta Nieradkiewicz (Marzena), Andrzej Chyra (Karol), Lukasz Simlat (Jacek), Tomek Tyndyk (Adam)

Trama

Polonia, 1990. L'aria del cambiamento è sempre più presente nel Paese, il popolo polacco ha appena vissuto il primo, euforico anno di libertà, ma sono ancora molte, però, le incertezza per il futuro. Su questo sfondo si svolgono le vicende di quattro donne di età diverse, apparentemente felici ma desiderose di cambiare finalmente la loro vita, lottare per raggiungere la felicità e soddisfare i propri desideri. Agata è una giovane madre intrappolata in un matrimonio infelice, che cerca rifugio in una relazione impossibile; Renata è un'insegnante affascinata dalla vicina di casa Marzena, una solitaria ex reginetta di bellezza il cui marito lavora in Germania; Iza, la sorella Marzena, è invece una preside innamorata del padre di un'alunna della sua scuola.

Critica

La sua forza, la sua straordinaria fotografia (del moldavo Oleg Mutu), l'ottimo cast (le quattro protagoniste vengono dal teatro), la sua emozionante messa in scena non hanno lasciato indifferenti gli spettatori della Berlinale. (...) Storie di insoddisfazione, fragilità, solitudine (anche se una è sposata), di infelicità che non diventa mai ribellione o spinta al cambiamento (quando ci prova quella che fa la preside, dietro l'angolo c'è la tragedia) che il film racconta con la tacita rassegnazione del pessimismo e della coscienza della sconfitta.
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 20 febbraio 2016

Desideri, euforia, nuove speranze, ma anche confusione, paura, alienazione, solitudine. Sono questi i sentimenti che agitano le quattro protagoniste (...). Il film non propone una riflessione politico-sociologica sulle conseguenze dell'epocale trasformazione in Polonia. Il regista, che nel 1990 aveva solo dieci anni, prende piuttosto le mosse dalle immagini e dai ricordi di quel periodo, trascorso tra tante donne - la madre, le zie, le vicine di casa - dopo la partenza di suo padre, in cerca di lavoro negli Stati Uniti. E restituisce puntualmente i grigi ambienti e le plumbee atmosfere di quegli anni che ancora poco avevano di gioioso, tra squallidi edifici di periferia e case vuote come l'anima dei protagonisti .
Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 febbraio 2016

Non c’è da stupirsi che il bel film di Tomasz Wasilewski, il cui titolo originale e internazionale è Stati uniti d’amore (ma per una volta preferiamo quello italiano), abbia vinto l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura al festival di Berlino del 2016. La sua costruzione a incastro è in effetti geniale al punto da disvelarsi solo alla fine, lasciando lo spettatore intento a ricostruire a posteriore gli intrecci che legano le protagoniste (attenti a non distrarsi, durante la visione). Dopo una scena collettiva di introduzione, infatti, come succede nella vita, le singole storie avvengono in contemporanea a partire da un nucleo centrale. Il regista punta lo sguardo sulla coscienza femminile (forse per questo qualcuno ha azzardato paragoni a parer nostro un po' azzardati con Kieslowski), servendosi della dinamica cruda del desiderio per metterla a fuoco.
Le donne e il desiderio è un film di volti e di corpi, maschili e femminili, sia giovani e belli che devastati dall’età, di, amplessi selvaggi che nascondono in realtà altri desideri, altre aspirazioni, volontà di possesso e trasgressione. Una storia in cui si intrecciano la religiosità di un popolo con la sua voglia di rompere ogni tabù, dove gli attori dei film porno sono gente comune e non plastici acrobati del sesso, e dove l’insoddisfazione femminile segue modelli occidentali, dall’aerobica al sogno di diventare modella. E dove gli uomini usano questi corpi, li maltrattano o non li comprendono. L’impossibile oggetto del desiderio di una madre di famiglia è così un giovane sacerdote, la sorella di lei è da tempo l’amante di un medico, padre di un’alunna della scuola in cui è preside. C’è poi un’altra anziana insegnante che vive in un appartamento trasformato in giungla tropicale, che è innamorata della sua dirimpettaia, una ragazza che sogna di fare carriera con la sua bellezza.
Storie che si intrecciano, dicevamo, a partire dal funerale di una quinta donna, dove la vicinanza della morte mette in moto nelle sopravvissute un meccanismo di forte erotismo. L’ambientazione storica non è casuale e la storia di donne diventa specchio della Storia. Col venir meno delle “certezze” ideologiche la crisi investe alle fondamenta una società abituata alla repressione ma non all’espressione: le famiglie diventano soffocanti prigioni e la libertà agognata spesso si riduce ad un cieco annaspare in cerca di un’illusoria felicità che fa sprofondare in un mare di disperazione. Anche i delitti si compiono in silenzio, si sparisce senza colpa e senza rumore, così come si entra non visti nelle case altrui per lavare con pietà quasi cristiana il corpo violato, candido e inerte, dell’amata.
Ci sono immagini che non si scordano in Le donne e il desiderio, evidenziate dalla fotografia desaturata del grande operatore romeno Oleg Mutu, che ci dà l’impressione di sfogliare un vecchio album di cartoline colorate a mano in modo innaturale, ricavandone l’odore e il sapore di un’epoca senza gioia. Non si tratta certo di una visione consolatoria o allegra, ma grazie soprattutto alle splendide interpreti che si mettono a nudo nel corpo e nell’anima, incatenate sapientemente nella storia scritta per loro da Wasilewski, possiamo riprendere contatto con un cinema che ci chiede uno sforzo di riflessione e non si accontenta della nostra passiva visione.
Daniela Catelli, Comindsoon.it, 17 aprile 2017

Un film grigio, di grandi piani sequenza grigi. E poetico. Se, appena oltre il fiume Oder, in Germania e in Europa occidentale in quello stesso anno si respirava la rottura e il futuro e un mondo nuovo, in Polonia, così come c’è da immaginare anche nel resto del blocco ex socialista, il tempo si è semplicemente fermato.
La fotografia è il punto di forza di questa pellicola, anche grazie alla maestria del cameraman rumeno Oleg Mutu, creatore delle luci affascinanti dei film di Cristian Mungiu e Sergej Loznitsa. Con lui i grigi diventano marroni, o beige. A dare forma al film sono proprio i palazzi popolari sono la metafora plastica della rassegnazione.
Sembrano grandi gabbie per uccelli. Mancano solo le reti. Una nuova era è ufficialmente iniziata in Europa. Un’Europa che qui sembra un altro continente. Quando le storie delle quattro donne prendono il loro avvio, il mondo in cui sono immerse appare via via sempre più astratto, lontano, inspiegabile.
Cosa manca a queste donne? Più o meno tutto. Come reagiscono alle condizioni date? Tristi, arrabbiate, in modi bizzarri.
Critica del capitalismo? Nostalgia retro? Per il regista nato negli anni ‘80 non si tratta di nulla di tutto ciò. Quello che gli interessava era analizzare, e raccontare con il massimo del distacco possibile, il blocco emozionale delle protagoniste che trova sfogo in una sessualità egoista e straniante, in un desiderio senza vita.
Notevole la capacità di questo 35enne di raccontare storie intime con uno sguardo così sensibile e attento. Certe scene avrebbe potuto girarle Bergman. È questa sensibilità nel raccontare gli abissi di vite senza vita a fare di questo film una grande prova. Benvenuti negli Stati Uniti della solitudine e dell’insensibilità.
Simone Porrovecchio, Cinematografo.it, 26 aprile 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Tomasz Wasilewski
Fotografia: Oleg Mutu
Montaggio: Beata Walentowska
Scenografia: Katarzyna Sobanska, Marcel Slawinski
Costumi: Monika Kaleta
Produzione: MANANA, IN CO-PRODUZIONE CON TVP SA, COMMON GROUND PICTURES, FILM I VÄST



Nazione
POLONIA, SVEZIA
Titolo originale
Zjednoczone Stany Milosci

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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