VENERDì 10 marzo ore 15.30 (Sala Lampertico)
SABATO 11 e DOMENICA 12
ore 17.30 - 20.30

toni erdmann LOCANDINA

Regia
Maren Ade
Genere
COMMEDIA
Durata
162'
Anno
2016
Produzione
JANINE JACKOWSKI, MAREN ADE, JONAS DORNBACH PER KOMPLIZEN FILM, KNM, IN CO-PRODUZIONE CON COOP99 FILMPRODUKTION, MISSING LINK FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON HIFILM
Cast

Peter Simonischek (Winfried/Toni Erdmann), Sandra Hüller (Ines), Michael Wittenborn (Henneberg), Thomas Loibl (Gerald), Trystan Pütter (Tim), Hadewych Minis (Tatjana), Lucy Russell (Steph), Ingrid Bisu (Anca), Vlad Ivanov (Illiescu), Victoria Cocias (Flavia), John Keogh (Sig. Myers), Ingo Wimmer (Redner Schulamt)

Trama

Il 65enne Winfried, insegnante di musica ex sessantottino con la propensione per gli scherzi, decide di fare una visita a sorpresa alla figlia Ines, donna in carriera che vive a Bucarest dove lavora come consulente aziendale. I due non potrebbero essere più diversi e quando l'incontro prende una piega sbagliata Winfried decide di sorprendere la figlia trasformandosi nell'alter ego Toni Erdmann: un uomo coi denti storti e un abbigliamento bizzarro, che si presenta come allenatore nel campo professionale di Ines. Scioccata, quest'ultima decide lo stesso di accettare l'offerta del padre e, grazie agli scherzi di Winfried - senza freni nei panni di Toni -, padre e figlia scopriranno che tanto più si trattano duramente quanto più avvertono di non essere poi così distanti l'uno dall'altra.

Critica

La palma 'morale' dell'anno, acclamato dalla stampa mondiale (ma non da quella italiana, misteriosamente ), e ignorato dalla giuria. Forse l'umorismo non latita solo tra le manager teutoniche.
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 maggio 2016

Chi è Toni Erdmann e perché tutti parlano di lui? Potrebbe essere il titolo di un film godardiano invece la regista è tedesca, si chiama Maren Ade (...). E' sorprendente come Marien Ade in questa trama di sentimenti filiali riesca a trasportare con precisione narrativa, di scrittura, direzione degli attori, regia il sentimento del nostro tempo in cui business globalizzato e neoliberismo determinano rapporti e decisioni anche intime in un calcolo frenetico di ambizioni, ipocrisie, ambiguità. Basta la sola presenza di Toni Erdmann, sempre fuori posto rispetto al costume che la figlia ha deciso di indossare per provocare fratture inaspettate. I suoi travestimenti a differenza delle maschere della figlia producono sempre un effetto di sincerità. Funzionamento del cinema? (...) Generazione Merkel (o Renzi) contro un approccio magari a suo tempo altrettanto cinico che nella sua costante messinscena trova però ancora uno slancio di sincerità. Questo talento di evitare un sentimentalismo luccicante e rassicurante di caldi abbracci e padri (o figlie) ritrovati è la forza di un film che prende infinite direzioni per sorprenderle tutte e mantenere la propria coerenza una messa a nudo del presente con la risata e il grottesco, crudele suo malgrado ma mischiato a una strana empatia verso la materia umana sgraziata che i due esprimono, commuovente e irritante, dolorosa e impossibile, senza compiacimenti, senza esibire l'alternativa di un universo egoticamente perfetto. Perché non ci sono soluzioni nette, non basta nemmeno la magia di una vecchia maschera però forse qualcosa può ancora muoversi per un attimo. O è ancora un'altra illusione?
Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 marzo 2016

E’ Toni Erdmann, opera seconda scritta e diretta dalla 39enne tedesca Maren Ade, e in corsa per la Palma d’Oro a Cannes 69. Una commedia sui generis, che utilizza lo scherzo e la burla, il nonsense e l’assurdo diegeticamente per prendersi gioco della povera e seriosa Ines e metalinguisticamente per farsi beffe del cinema d’autore serioso e troppo compreso di sé.Se sul primo livello, a parte qualche stracca di sceneggiatura (dura quasi tre ore, si potevano tagliare 50 minuti senza dolo) e qualche iterazione di troppo, si ride genuinamente della stigmatizzazione del carrierismo e dell’(in)esistenza workaholic, la riuscita sul secondo livello spiega, a nostro avviso, l’inserimento in Concorso in un festival che ha fatto della politique des auteurs, detta anche collezione di figurine, il proprio cavallo di battaglia. Ottimi i due protagonisti: Simonischek mette anima, istrionismo e parrucco nella sua paterna persecuzione, e Sandra Huller è indomita – le scene di nudo: ha un corpo flaccido, ci vuol ancor più coraggio a mostrarlo – ha tanti registri e sfumature e regala un karaoke, dove canta la cover di The Greatest Love of All di Whitney Houston, da brividi, bloccando lo spettatore tra imbarazzo e ammirazione.
Non tutto funziona nel film, ci mancherebbe, e la paternalistica spiega finale di Winfried lascia non i denti finti ma l’amaro in bocca, eppure, Toni Erdmann è un ufo sincero, feroce e tenero insieme, sballato ed estenuante, in definitiva, originale. Di questi tempi, è (quasi) tutto. O credete che prendere per i fondelli il dramma (sociale) d’autore sia un gioco da ragazzi?
Federico Pontiggia, Cinematografo.it, 14 maggio 2016

Se a un film chiedete la precisione di un compito ineccepibile, senza sbavature, allontanatevi il più possibile dallo sgraziato Toni Erdmann. Terzo lungometraggio della regista tedesca Maren Ade, vincitrice nel 2009 dell’Orso d’argento alla Berlinale con il da noi inedito Alle Anderen , racconta di una donna manager tedesca che vive a Bucarest - la carriera come unica ragione di vita -, e del padre che la va a trovare per vedere come se la cava.
Il rapporto fra un padre e una figlia raccontato sullo sfondo di una città in continua trasformazione, sospesa fra una modernità da misurare nell’altezza dei suoi palazzi, per farla somigliare alle capitali del mondo, e dall’altra un’economia che stenta a rinnovarsi.
L’approccio alla vita dei due personaggi è opposto: tanto lei orienta ogni comportamento in base alla reazione che vuole ottenere in chi si trova di fronte, lavorando in una società di consulenza chiamata per fare il lavoro sporco, tanto il padre sembra un clown dai capelli bianchi, facendo del travestitismo, dei denti finti o una parrucca, uno suo stile di vita. La vita di lei è apparentemente perfettamente organizzata, come le sue strategie aziendali che non prevedono altri criteri - vedi umanità - al di fuori delle ragioni di bilancio.
Naturalmente l’arrivo del padre sconvolgerà la sua vita quotidiana, lo scompiglio sarà sempre maggiore, con il genitore che si traveste nell’eccentrico Toni Erdmann, rendendosi conto della profonda infelicità della figlia. “Sei felice?”, è questa la domanda che nella sua banalità darà il via a una giostra estenuante messa in piedi dalla giovane regista tedesca Maren Ade, abile nell’irruzione di agenti imprevisti in scena, meno nel farli sparire al momento giusto. L’equilibrio non è di casa in Toni Erdmann, nel personaggio come nel film, che di fronte all’assenza di comunicazione reagisce attraverso l’arma impropria dell’ironia per rompere il muro di silenzio.
La vergogna è al centro del film, quella che prova la figlia per il padre e quella che quest’ultimo ignora, prendendo a schiaffi le convenzioni, affrontando la vita senza ritegno, con follia. Il suo alter ego Erdmann non si limita a qualche battuta qua e là, ma si reincarna letteralmente, con il rigore di un attore del metodo. Difficile non provare emozioni contrastanti vedendo questo film, che proprio quando inizia a diventare estenuante si ritrova con un gesto di follia spiazzante. In fondo è come il suo alter ego protagonista, senza misura, sgraziato, ma anche geniale. 2 ore e quaranta minuti sono una dimensione eccessiva, così come qualche didascalico riferimento di troppo, nel racconto lavorativo della vicenda, alla spersonalizzazione del lavoro, alla necessità di tornare all’umanità del guardarsi negli occhi. Detto questo, specie nell’ultima parte, Maren Ade riesce a farci rimanere a bocca aperta in più di un’occasione, dirige alla grande due interpreti molto convincenti, costruendo almeno tre sequenze esilaranti, con un’escalation comica veramente originale. In un contesto di cinema autoriale spesso prevedibile e facilmente incasellabile, Toni Erdmann è una piacevole eccezione, non riciclabile.
Mauro Donzelli, Comingsoon.it, 14 maggio 2016

Dopo la Minichmayr, Ade dirige in Toni Erdmann un altro vulcanico talento femminile, Sandra Hüller, anche lei già vincitrice di un orso d'argento per il ruolo drammatico e delicatissimo di Requiem, per raccontare, in modo che non ha nulla di formulaico, la storia di un padre e di una figlia che cercano di ritrovarsi. Nel mondo degli affari c'è poco spazio per i lazzi e le spiritosaggini, e nella vita di Ines, determinata consulente finanziaria, c'è poco spazio per suo padre, un insegnante di musica la cui unica vera ambizione nella vita è quella di fare ridere il prossimo. Lui vive in Germania e lei in Romania, dove lavora per un'importante compagnia, e nelle rare occasioni in cui s'incontrano, la tragica distanza che si è creata tra loro con gli anni si fa sempre più incolmabile. Dopo una visita a sorpresa a Bucarest, l'uomo si rende conto che la figlia non è affatto felice come sperava, e riparte a malincuore verso casa perché lei possa prepararasi per un'importantissima presentazione. Intanto Ines piange lacrime che sono ad un tempo sollievo e dolore, perché è incapace di stare vicino a un padre che ama. Ma la giovane donna non ha la minima idea di cosa il genitore abbia in mente per il suo immediato futuro. Per il ruolo irriverente di un uomo capace di tutto in nome del divertimento, Maren Ade si affida all'attore austriaco Peter Simonischek, un amabile orso logorroico e refrattario all'imbarazzo che strappa risate a tutti (compreso il pubblico che assiste a Toni Erdmann) ogni volta che apre bocca. L'unica a rubargli la scena è Sandra Hüller, anche perché, pur affidandosi per divertire al faccione irresistibili e agli improbabili travestimenti di Winnfried / Toni, il film è di Ines. ntrodotta come una donna votata esclusivamente alla carriera, indotta a trascurare il padre rimasto solo con un vecchissimo cane cieco e una vecchissima madre, Ines riesce a conquistare le nostre simpatie quando vediamo quanto le tocca in sorte; i giochi di potere, le pugnalate alle spalle, il continuo lottare con le unghie e con i denti per farsi ascoltare, per non essere messa in un angolo con le altre donne. I suoi trionfi sono grandiosi, ma effimeri: c'è un'altra battaglia da combattere domani. Questa è la vita che si è scelta, ed è la vita che vuole ad ogni costo; ma non c'è da sorprendersi che abbia poco tempo da perdere e poca voglia di scherzare. Vittima del diabolico piano paterno, Ines reagisce in maniera spesso sorprendente, e la Hüller si mette generosamente al servizio di questo tour de force emotivo e fisico. L'attrice tedesca è credibile e accattivante in ogni circostanza: la vediamo assassinare la sua presentazione; la vediamo quasi morire dall'imbarazzo causato dalle follie del padre; la vediamo cantare a squarciagola The Greatest Love of All... e la vediamo anche fare di peggio. Non vogliamo anticipare troppo delle delizie che riserva allo spettatore Toni Erdmann, ma sappiate che la Hüller è scatenata e Ines destinata a una spettacolare catarsi grazie alla "variabile impazzita" della presenza di Toni Erdmann, consulente, life coach, e ambasciatore della Germania.
Per noi - e per voi, ci auguriamo, e certamente per Maren Ade - ritrovare la capacità di comunicare con chi ci ha messo al mondo, con chi ha condiviso con noi le prime, decisive esperienze è molto importante, ma non è tutto. Ciò che conta più di tutto è autodeterminarsi: sapere cosa vogliamo, rispettare chi siamo, perché noi siamo l'unica persona con cui siamo destinati a condividere tutte le esperienze, e non possiamo tradirla. Maren Ade sfiora lo stereotipo della donna ambiziosa e nubile da compatire per l'aridità della sua vita per rigettarlo con disgusto. Corteggia la dramedy sulle famiglie disfunzionali che si riavvicinano per darle una sferzata amara. E lo fa guidando i suoi interpreti con mano esperta e fermissima, gestendo i funambolici cambiamenti di tono che caratterizzano il suo film senza mai perdere il controllo. Non resta che sperare di non dover aspettare di nuovo sette anni per rivederla all'opera.
Alessia Starace, Movieplyer.it, 15 maggio 2016

Orso d'Argento nel 2009 con Everyone Else, Maren Ade conferma una sensibilità pronunciata per il cinema che esplora l'intimo. Ieri era lo studio della resistenza di una coppia sotto il sole della Sardegna, oggi è il pedinamento di una relazione filiale dislocata a Bucarest. Commedia umana smisuratamente eccentrica, Toni Erdmann si lascia contaminare e conquistare dalla follia dolce e imprevedibile del suo protagonista, un padre che piomba nell'universo di sua figlia per ritrovarla e rimetterla sul cammino della vita, della leggerezza, dell'umanità. Ma lei, travolta dagli impegni professionali, lo congeda (troppo) presto ed è in quel momento che il film decolla. Perché il genitore trova nella separazione la maniera di accorciare la distanza, di riparare la crepa nella filiazione prendendo in contropiede figlia e spettatore.
Senza mai violare l'intimità dei suoi personaggi, il film suggerisce il confronto tra due generazioni che non riescono più a toccarsi. Il loro luogo rimane un silenzio dove la lontananza diventa tormento dell'anima. Winfried è un funambolo trascurato e bizzarro che ama i lazzi e 'va in scena' con strumenti amatoriali e posticci, Ines è una businesswoman rigorosa e severa che compete su un mercato maschile, manca di umorismo e calca il palcoscenico della vita in tailleur nero. Tra loro qualche cosa d'essenziale è accaduto, da qualche parte nel tempo e ha prodotto una resistenza da qualche parte nel cuore. A partire da questa opposizione, la regista tedesca svolge un legame che conosce la grazia attraverso l'esperienza del ridicolo.
Esplosione di esuberanza, Toni Erdmann toglie il fiato e apre a una risata assoluta, piena, libera. A provocarla è l'uomo del titolo, identità fittizia e imparruccata di un padre che recupera la sua bambina, affondata nel mondo volgare del liberalismo, spingendo il proprio spettacolare cambiamento fino alla 'mostruosità'. Giustiziere del buon senso che si nasconde per piangere la morte del suo cane, Toni Erdmann/Winfried Conradi boicotta le grandi certezze della vita per viverla pienamente accanto a chi ama sopra a ogni cosa. Per Ines, Winfried si fa letteralmente in due assumendo una forma di schizofrenia in cui il posticcio gioca il ruolo di una protesi. Inabili allo scambio, la comunicazione padre-figlia passa allora attraverso l'artificio e la simulazione. Un gioco che diventa incontrollabile e a cui Ines finisce per cedere dentro una delle sequenze più belle. Sequenza catartica che la sorprende a cantare una canzone di Whitney Houston accompagnata alle tastiere dal padre. Una canzone che hanno evidentemente eseguito insieme mille volte. Winfried la seduce con la forza di una memoria condivisa e Ines cede, accetta, lo lascia fare, si lascia amare da tutto quell'amore, attestando nella scena successiva (quella del suo compleanno) la vittoria del genitore.
Impietoso con il liberalismo selvaggio, esposto in tutti i suoi più laidi dettagli (negoziazioni, manipolazioni dei clienti, licenziamenti), Toni Erdmann 'imbocca' una protesi dentaria per sdrammatizzare e sdrammatizzarsi come il suo protagonista, un incredibile Peter Simonischek che sostiene l'emozione col grottesco. Davanti a lui Sandra Hüller incarna una performance anaffettiva che scioglie in un ultimo primo piano, riconciliando il suo personaggio con l'eredità paterna, il realismo con l'astrazione.
Marzia Gandolfi, Mymovies.it, maggio 2016

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Maren Ade
Fotografia: Patrick Orth Montaggio: Heike Parplies
Scenografia: Silke Fischer
Costumi: Gitti Fuchs
Produzione: JANINE JACKOWSKI, MAREN ADE, JONAS DORNBACH PER KOMPLIZEN FILM, KNM, IN CO-PRODUZIONE CON COOP99 FILMPRODUKTION, MISSING LINK FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON HIFILM



Nazione
GERMANIA, AUSTRIA
Distribuzione
CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2017)

 

Nata il 12 Dicembre 1976 a Karlsruhe (Germania). Con il suo primo lungometraggio "Der Wald vor lauter Bäumen" (2003), film di diploma all'HFF (Università di Cinema e Televisione) di Monaco di Baviera, ha vinto il Premio speciale della giuria al Sundance Film Festival nel 2005 e ha ottenuto una candidatura come Miglior Film per il German Film Award. Il secondo film "Alle Anderen" ha vinto il Gran Premio della Giuria e l'Orso d'argento per la miglior attrice (Birgit Minichmayr) al 59mo Festival di Berlino E' stato inoltre distribuito in oltre 25 paesi e ha ricevuto tre nomination per il German Film Award. Nel 2000, Maren Ade ha fondato con Janine Jackowski la società di produzione cinematografica Komplizen Film. Nel 2016 è presente al Festival di Cannes dove vince il Premio FIPRESCI con il film "Vi presento Toni Erdmann".

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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