SABATO 18 ore 16.00 - 18.00 (Sala Lampertico)
DOMENICA 19 ore 18.00 (Sala Lampertico)

unreallosbando locandina

Regia
Jessica Woodworth, Peter Brosens
Genere
COMMEDIA
Durata
94
Anno
2016
Produzione
PETER BROSENS, JESSICA WOODWORTH PER BO FILMS, IN COPRODUZIONE CON ENTRE CHIEN ET LOUP, TOPKAPI FILMS, ART FEST
Cast

Peter Van den Begin (Nicola III), Bruno Georis (Ludovic Moreau), Lucie Debay (Louise Vancraeyenest), Titus De Voogdt (Carlos De Vos), Pieter van der Houwen (Duncan Lloyd), Goran Radakovic (Dragan), Nina Nikolina (Ana), Valentin Ganev (Kerim Bulut)

Trama

Il Re Nicola III è una persona sola, che ha la netta sensazione di vivere una vita non sua. Insieme a un regista inglese, Duncan Lloyd, incaricato dal Palazzo di ravvivare l'alquanto ingrigita immagine della monarchia, parte per una visita di Stato a Istanbul. Proprio allora arriva la notizia che la Vallonia, la metà meridionale del Belgio, si è dichiarata indipendente. Il Re non si perde d'animo e decide di tornare di corsa per salvare il suo regno. E per una volta, dichiara, se lo scriverà lui stesso, il suo maledetto discorso! Ma proprio mentre stanno organizzando il rientro, si scatena una tempesta solare che mette fuori uso le comunicazioni e il traffico aereo. I telefoni non funzionano più, gli aerei restano a terra. A peggiorare le cose, la sicurezza turca respinge seccamente la proposta del Re di tornare via terra. Ma il Re non ha nessuna intenzione di aspettare che la tempesta finisca. Lloyd, fiutando l'occasione di una vita, si inventa un piano di fuga talmente assurdo da prevedere abiti fiorati e cantanti bulgare. È così che ha inizio questa Odissea attraverso i Balcani sotto mentite spoglie, un viaggio carico di imprevisti, incontri inaspettati e momenti di pura euforia, che rappresenteranno un'inimmaginabile occasione di rinascita e libertà per il re.

Critica

Se domandaste in famiglia il nome dell'attuale re del Belgio è facile immaginare che non ci sarebbe un coro di risposte esatte. Lo stato dell'Europa centrale è purtroppo stato al centro dell'attenzione mondiale per gli attentati dell'Isis e, in un passato abbastanza recente anche se in misura meno accentuata, anche per un'altra ragione. Per 541 giorni, dopo le elezioni del 2010 Bruxelles non ha avuto un governo. È quindi interessante che, dopo Dio esiste e vive a Bruxelles, da quel Paese ci giunga un film che lavora sul filo del surreale. I due registi (che nascono come documentaristi) hanno dimostrato di ben conoscere la gestione di materiale allegorico con La quinta stagione e ora si misurano con un on the road turco-balcanico al cui centro mettono un re che non intendono esporre alla berlina, preferendo andarne a leggere, anche nelle situazioni più comiche o grottesche, la solitudine di essere umano e di esponente politico. Lo fanno con la giusta dose di leggerezza anche se, la loro rappresentazione della Turchia è ormai purtroppo superata dagli eventi estivi. Tra una fuga in abiti femminili e l'incontro con un cecchino serbo giocano sul tema della messa in scena, affidando a un regista che conosce le frustrazioni professionali, il compito di raccontare un re (immaginario ma non troppo).
Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, 3 settembre 2016

La coppia Woodworth e Brosens nota per i suoi documentari e, tra gli altri, per la pellicola La quinta stagione (in concorso a Venezia 2012), confeziona una pellicola dalla trama semplice, dall’anima dolce e dall’ironia atipica ma coinvolgente, utilizzando l’espediente del “film nel film” che regala movimento ma con una fluidità difficile da ottenere e meritevole di plauso. Crisi d’identità e presa di coscienza sono le parole chiave: così come il Belgio si divide annientando un punto di riferimento per l’Europa, così il Re e gli altri protagonisti si trovano a fare i conti con loro stessi, con la loro vita. Cosa si sognava di diventare e cosa si è in realtà?Inaspettato e saliente il riferimento politico all’entrata della Turchia nell’Unione Europea e il rifiuto invece a paesi come il Montenegro e la Serbia, molto più vicini come cultura ma considerati invece pericolosi. “Stiamo parlando dei Balcani, sire!” afferma un preoccupato Kerim Bulut. Ma l’aspetto politico è secondario rispetto alla consapevolezza acquisita dal Re Nicolas III che si rende conto di essere umano e quindi più vicino al suo popolo. Il pregevole cast composto da Peter Van den Begin, Bruno Georis, Lucie Debay (che assomiglia, anche per bravura, a Jessica Chastain), Titus De Voogdt e Pieter van der Houwen, è l’ingrediente migliore per un film che regala spontaneità e freschezza senza però mai raggiungere l’apice della commedia “classica”, facendosi cullare per tutta la sua durata da un tono lievemente drammatico che è forse il suo pregio migliore. Una colonna sonora azzeccata (tra tutti il pezzo Swan Lake Ballet Suite: Danse des Cygnes – Tchaikovsky) accompagna lo spettatore in un road movie che dimostra come un Re non sia poi tanto diverso dai suoi sudditi.
Cristina Tenca, Cinematographe.it, 19 gennaio 2017

Che Peter Brosens e Jessica Woodworth fossero capaci di un cinema decisamente eccentrico rispetto ai grandi baricentri della produzione contemporanea, che si parli i prodotti più commerciali o di quelli d'autore destinati ai mercati festivalieri, lo avevamo capito già quando, a Venezia, vedemmo La quinta stagione: a metà tra il fiabesco surrealismo letterario di Shane Jones e la pittura di Pieter Bruegel. Qui non ci sono né il primo né la seconda, ma c'è ancora quello spirito anarchico e irriverente con il quale i due autori raccontano storie strampalate in grado, però, di parlare del mondo e dell'essere umano.
Un Re allo sbando (brutto titolo italiano scelto per King of the Belgians, scelto probabilmente per attirare il pubblico della commedia più tradizionale), riesce infatti a raccontare una storia dove - a partire da uno spunto nemmeno troppo fanta-politico, quello di una Vallonia che si dichiara indipendente dal Belgio fiammingo - un sovrano deve letteralmente scappare da una capitale straniera che non vorrebbe lasciarlo andare (motivi d'immagine e diplomatici) e affrontare una comica e assurda fuga attraverso i Balcani; una storia che, appunto, parla del nostro mondo, di un'Europa che ha perso il senso di sé stessa ed è lacerata dalle spinte nazionaliste, e di un uomo, un Re stanco e spento, disattivato dalle formalità del protocollo, che ritrova sé stesso e la sua libertà personale.
Nati documentaristi, Brosens e Woodworth scelgono per questo film di finzione la strada del mockumentary (tutto è raccontato attraverso l'occhio della videocamera del regista inglese che la Regina aveva assunto per un documentario istituzionale sul Re, Nicolas III) e della commedia strampalata, spolverando il tutto con un grottesco vagamente demenziale, trovando così una curiosa ma giusta distanza per divertire (prima di tutto, ma senza negarsi un pizzico di amarezza a fin di bene) e raccontare scena e retroscena dei suoi personaggi: oltre al Re - un bravissimo Peter Van den Begin, maschera tutt'altro che monocorde - ci sono il suo ligio addetto al protocollo, una giovane e agguerrita addetta stampa, un valletto personale e ovviamente il regista del documentario. Tutti, alle prese con l'imprevedibile e con una fuga che li riporterà a contatto diretto con il vero cuore dell'Europa e del suo popolo (e anche del loro, di cuore), perderanno progressivamente maschere e abiti, avvicinandosi in maniera quasi pericolosa a un disvelamento completo di sé, per poi (sapere di dover) reindossare tutto ma con nuova consapevolezza. Più di tutti, ovviamente il Re. L'unico, non a caso, a metterli letteralmente nudo per fare il bagno nel mezzo del Mediterraneo che stanno tentando di attraversare in maniera improvvisata e rocambolesca. Perché è il protagonista del film, certo. Perché è lui il personaggio cui era destinato il più evidente e necessario arco di trasformazione. Perché era lui a dover riprendere in mano il controllo della sua vita: delle sue parole, come raccontato dal ricorrente e costante tentativo di scrivere un discorso che riunisca nuovamente il suo Stato e il suo popolo. Ma anche perché, semplicemente, è il Re. L'uomo simbolo di un'istituzione considerata sorpassata e antimoderna, l'uomo che, proverbialmente, è solo al comando (ma privo oramai di potere e ruolo) e la cui solitudine esistenziale è stata esplorata così spesso da cinema e letteratura.
Si è perso il Re, viva il Re.
Federico Gironi, Comingsoon.it, 6 febbraio 2017

Trailer


Altre informazioni

Sceneggiatura: Peter Brosens, Jessica Woodworth
Fotografia: Ton Peters
Montaggio: David Verdurme
Scenografia: Sabina Christova Costumi: Eka Bichinashvili, Claudine Tychon


Nazione
BELGIO, OLANDA, BULGARIA
Distribuzione
OFFICINE UBU (2017)
Titolo originale
King of the Belgians

 

Peter Brosens nato nel 1962 a Leuven (Belgio), Jessica Woodworth Jessica Hope Woodworth nata nel 1971 a Washington (DC – USA). Sono entrambi noti per i loro documentari ma il vero successo di critica lo hanno ricevuto per i tre lungometraggi diretti e prodotti insieme: Khadak (vincitore del Leone del Futuro 2006), Altiplano (Settimana della critica a Cannes 2009) e La quinta stagione - The Fifth Season (in concorso al Festival di Venezia 2012). I loro film sono stati proiettati in centinaia di festival e hanno vinto dozzine di premi. Un re allo sbando - King of the Belgians (in concorso al Festival di Venezia - Orizzonti 2016) è il loro quarto lungometraggio. La loro casa di produzione indipendente Bo Films si trova a Ghent, in Belgio.

 

 

credits:

http://www.cinematografo.it

http://www.mymovies.it

http://www.movieplayer.it

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